Contratti di Interest Rate Swap e giudizio di meritevolezza degli interessi perseguiti: l’intervento chiarificatore della cassazione

Anno V, numero I, gennaio/marzo 2018

di TOMMASO FEBBRAJO, Professore associato di Diritto privato nell’Università di Macerata

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La sentenza in commento (Cass. 31 luglio 2017 n. 19013) offre un decisivo contributo per risolvere la questione assai dibattuta relativa ai rapporti tra contratto derivato interest rate swap e giudizio di meritevolezza degli interessi perseguiti ai sensi dell’art. 1322 c.c. (sulla questione, G. BERTI DE MARINIS, I contratti derivati: corretta allocazione del rischio e meritevolezza degli interessi, in Banca borsa tit. cred., 2017, p. 450; A.A. DOLMETTA, Della ricerca giurisprudenziale di contenere entro “ragionevoli limiti” l’operatività in derivati, in Società, 2016, p. 709; D. MAFFEIS, Alea giuridica e calcolo del rischio nella scommessa legalmente autorizzata di swap, in Riv. dir. civ., 2016, p. 1096; F. CORAZZA, Causa, meritevolezza e razionalità dei contratti derivati IRS, in Banca borsa tit. cred., 2016, p. 183; M. INDOLFI, La modulazione dell’aleatorietà convenzionale degli interest rate swap, in Contratti, 2014, p. 1012; F. VITELLI, Contratti derivati e tutela dell’acquirente, Torino, 2013, p. 100 ss.).

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Le Sezioni Unite sulla nullità relativa (ex art. 23 TUF e 117 TUB)

II requisito della forma scritta del contratto-quadro relativo ai servizi di investimento, di cui all’art. 23 del TUF, è rispettato – affermano le Sezioni Unite della Cassione – ove il contratto sia redatto per iscritto e ne sia consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente la sola sottoscrizione dell’investitore, non necessitando la sottoscrizione anche dell’intermediario (stessa cosa vale per l’analoga prescrizione ex art. 117 TUB).

In altre parole, la previsione della nullità relativa nella disciplina di settore è posta a tutela immediata dell’interesse individuale del cliente e solo in via mediata a tutela di altri interessi anche supeindividuali. Conseguentemente, la norma di cui all’art. 23 TUF va letta con interpretazione funzionale, che tenga conto cioè della funzione di tutela dell’interesse particolare dell’investitore, unico soggetto legittimato a poter far valere la nullità. All’esito di tale interpretazione, la sottoscrizione dell’intermediario risulta requisito formale non utile ed eccedente lo scopo e la ratio della previsione formale, mentre una diversa lettura (non funzionale) renderebbe “sproporzionata” la stessa previsione della nullità per difetto di forma.

L’intervento delle Sezioni Unite era stato sollecitato da un’ordinanza di remissione in ragione dell’importanza della questione e non invece di un contrasto, poiché la pressoché unanime giurisprudenza di sezione (e la dottrina prevalente) si era espressa nel senso della necessità della sottoscrizione dell’intermediario ai fini della validità del contratto-quadro. Per la diversa tesi ora accolta dalle sezioni unite, cfr. L. MODICA, Formalismo negoziale e nullità, in AA.VV., Le invalidità nel diritto privato, a cura di A. BELLAVISTA e A. PLAIA, Milano, 2011, 480. Più in generale, sull’interpretazione assiologicamente orientata della nullità per vizio di forma nel contratto di locazione abitativa cfr. L. MODICA, Cass. Sezioni Unite 18214/2015: i giudici di legittimità sulla «interpretazione assiologicamente orientata» delle nullità per vizio di forma, in Dir. civ. cont., 28 dicembre 2015

La Corte del Lussemburgo riconosce idonei i legati di tutti gli ordinamenti a trasferire beni mortis causa e apre la strada a un diritto europeo delle successioni

Anno IV, Numero IV, ottobre/dicembre 2017

di RICCARDO SABATO

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Quasi riproducendo una logica analoga rispetto al senatusconsultum Neronianum, una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea di alcune settimane fa [Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Seconda Sezione), 12 ottobre 2017, nella causa C‑218/16, Aleksandra Kubicka e Przemysława Bac], nella consapevolezza delle diversità dei sistemi successori degli Stati membri non affrontate dal Regolamento UE n. 650/2012 del 4 luglio 2012, proprio traendo spunto dalle barriere – simili alle vecchie formule preclassiche – che esistono tra gli Stati membri in materia di genera legatorum, e in generale di successioni, ha segnato una tappa significativa nella costruzione di un futuro diritto europeo dei trasferimenti a causa di morte. Costanzo e Giustiniano sono ovviamente lungi da venire … ma intanto si può gioire della visione aperta dei giudici europei.

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Alle Sezioni Unite la questione della nullità per contrasto con l’art. 53 Cost. della clausola di un contratto di locazione di traslazione palese di una imposta

Rimessa alle sezioni unite la questione relativa a se la clausola del contratto di locazione non abitativa che preveda la traslazione palese di un’imposta patrimoniale – ICI o IMU – gravante sul locatore al conduttore, sia nulla ex art. 1418 co. 1 c.c. per contrasto con l’art. 53 dela Costituzione quale norma imperativa.

Sull’applicabilità diretta o orizzontale dei principi costituzionali nel diritto privato cfr. PLAIA, Alcune considerazioni sul rapporto tra libertà fondamentali del Trattato europeo e diritto privato, in Europa e diritto privato, 2015, p. 771

La nullità per vizio di forma di un contratto di intermediazione finanziaria stipulato da una p.a. è assoluta e non relativa

Secondo la Cassazione, con riferimento al contratto di una pubblica amministrazione, la regola che prevede la forma scritta ad substantiam, e dunque a pena di nullità, assoluta e rilevabile d’ufficio (eccepibile anche dalla controparte della P.A.) prevale sulla disposizione normativa del TUF che prevede che la mancanza della forma scritta sia rilevabile dal solo cliente (e dunque soltanto dalla Pubblica Amministrazione), dovendosi privilegiare la tutela dell’interesse al regolare svolgimento dell’attività amministrativa e di tutela della risorse pubbliche, in attuazione dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento della P.A. ex art. 97 Cost.

Le Sezioni Unite ed il tramonto della «usura sopravvenuta»

Anno IV, Numero IV, ottobre/dicembre 2017

di SIMONE ALECCI, Giudice del Tribunale di Palermo

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Le Sezioni Unite (sentenza n. 24675 del 19 ottobre 2017, Rel. De Chiara), attingendo ad un apprezzabile nitore argomentativo, diradano definitivamente la coltre di equivocità che alcune recenti pronunce (nel novero delle quali spiccano Cass. Civ., 11 gennaio 2013, n. 602 nonché Cass. Civ., 12 aprile 2017, n. 9405) avevano condensato sul viscoso crinale della cd. usura sopravvenuta (cfr., in chiave sinottica, F. GAZZONI, Usura sopravvenuta e tutela del debitore, in Riv. Not., 2000, 1447; F. DI MARZIO, Il trattamento dell’usura sopravvenuta tra validità, illiceità e inefficacia della clausola interessi, in Giust. Civ., 2000, 3099; A. DOLMETTA, Al vaglio delle Sezioni Unite l’usura sopravvenuta, in ilcaso.it, 2017, 1; G. GUARINA, L’ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite in tema di usura sopravvenuta, in Dir. Civ. Cont., 15 marzo 2017).

Il principio di diritto scandito dalla Suprema Corte a corollario di un’impalcatura motivazionale tanto compatta (in piena aderenza ai dettami “canziani”) quanto adamantina nei suoi snodi analitici non esibisce alcuna crepa nella sua componente illocutiva, laddove stabilisce inequivocabilmente che, nell’ipotesi in cui il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superasse nel corso del rapporto contrattuale la soglia usuraria  individuata sulla scorta di quanto previsto dalla legge n. 108 del 1996, non affiorerebbero né la nullità né l’inefficacia della clausola di determinazione del tasso stipulata anteriormente all’entrata in vigore dell’evocato ordito normativo o della clausola pattuita successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della conclusione del regolamento negoziale.

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Le Sezioni Unite sull’usura sopravvenuta

Le Sezioni Unite hanno affermato che qualora il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso del rapporto, la soglia dell’usura non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola di determinazione del tasso degli interessi (pattuita prima o anche dopo l’entrata in vigore della l. n. 108 del 1996); ed hanno escluso che la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato possa essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto.

La surroga dell’assicuratore ex art. 1916 c.c.: “terzi responsabili” e “terzi obbligati”

Anno IV, numero IV, ottobre-dicembre 2017

di MATTEO TURCI, dottorando nell’Università di Genova

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Chi sono i “terzi responsabili” verso cui, a norma dell’art 1916 c.c., l’assicuratore può esercitare il suo diritto di surroga? La Cassazione (20740/2016) affronta la questione, domandandosi, in particolare, se la nozione di “terzi responsabili” comprenda o meno quella di “terzi obbligati” (categoria nella quale ricomprendere l’assicuratore del responsabile).

La Corte di Cassazione individua il seguente principio di diritto: “l’assicuratore contro i danni che in esecuzione del contratto abbia indennizzato il proprio assicurato, vittima di un sinistro stradale, ha diritto di surrogarsi ex art. 1916 c.c., non solo nei confronti del responsabile, ma anche nei confronti dell’assicuratore r.c.a. di quello”.

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Le Sezioni Unite sulla nullità conseguente alla mancata registrazione del contratto di locazione (e sugli effetti della registrazione tardiva)

Per Cass. sez. un. 23601/2017, la mancata registrazione del contratto di locazione di immobili ne comporta nullità; essa, ove da sola sussistente, consente la produzione degli effetti del contratto con decorrenza ex tunc, nel caso in cui la registrazione sia effettuata tardivamente. E’ nullo il patto col quale le parti di un contratto di locazione di immobili ad uso non abitativo concordino occultamente un canone superiore a quello dichiarato; detta nullità “vitiatur sed non vitiat”, con la conseguenza che solo il patto risulterà insanabilmente nullo, a prescindere dall’avvenuta registrazione.

Un trasferimento di strumenti finanziari con intento di liberalità al vaglio delle Sezioni Unite

Anno III, numero IV, ottobre-dicembre 2017

di GIUSTINO VERI’

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Cass., SS.UU., 27 luglio 2017 n° 18725 decidendo un caso relativo a un trasferimento di strumenti finanziari attuato, con spirito di liberalità, dal titolare di un conto di deposito titoli in favore di un beneficiario, offre all’interprete un interessante approfondimento sulla donazione indiretta e, soprattutto, traccia una linea di confine tra tale figura e il tipo contrattuale previsto dal codice civile.

Nella fattispecie, il trasferimento avviene tramite un ordine impartito, in via telematica, all’ente creditizio pochi giorni prima del decesso del disponente.

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