Archivio della categoria: PRESCRIZIONE E DECADENZA

Rimessa alle Sezioni Unite la questione relativa alla possibilità che l’eccezione di prescrizione sollevata dall’assicuratore estingua anche il credito vantato dal danneggiato verso l’assicurato

Con ordinanza 25967 del 23 dicembre 2015, la Terza Sezione Civile – sul presupposto dell’esistenza di un contrasto di giurisprudenza sul punto – ha rimesso al Primo Presidente della Corte, ai fini dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione relativa alla possibilità che l’eccezione di prescrizione sollevata dall’assicuratore della responsabilità civile estingua anche il credito vantato dal danneggiato verso l’assicurato.

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Le Sezioni Unite in tema di prescrizione

Le Sezioni Unite, con sentenza 9 dicembre 2015 n. 24822, a soluzione di una questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il principio secondo cui ove il diritto non si possa far valere se non con un atto processuale, la prescrizione è interrotta dall’atto di esercizio del diritto, ovvero dalla consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario per la notifica, mentre in ogni altro caso opera la soluzione opposta.

Nel caso di specie, si trattava dell’esercizio dell’azione revocatoria, rispetto al quale la giurisprudenza è incline a ritenere che l’effetto interruttivo della prescrizione si verifichi al momento della notifica al destinatario dell’atto di citazione. Le Sezioni Unite ritengono invece di dovere applicare il principio sancito dalla sentenza della Corte costituzionale 477/2002 (art. 149.c.p.c.) della differente decorrenza degli effetti della notificazione, nelle sfere giuridiche del notificante e del destinatario, anche all’interpretazione dell’art. 2943 c.c.

Rimessa alle Sezioni Unite la questione dell’efficacia interruttiva della prescrizione ex art. 2943 c.c. e 2945 c.c. della domanda (nuova) introdotta con atto la cui notificazione sia nulla

Con ordinanza 18 febbraio 2015 n. 3276 Rel. Scarano, la Terza Sezione Civile ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, ritenuta di massima di particolare importanza e su cui si riscontrano divergenze interpretative, se la domanda (nuova in appello) introdotta con atto la cui notificazione sia nulla, abbia o meno effetti interruttivi della prescrizione.

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Rimessa alle Sezioni Unite la questione dell’applicabilità della prescrizione presuntiva triennale ex art. 2956 c.c. al credito di professionisti che svolgano l’attività in forma societaria

La Seconda Sezione Civile con ordinanza 19 gennaio 2015 n. 735, Rel. Di Amato ha rimesso al primo Presidente della Corte, ai fini dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, ritenuta di massima importanza, se l’esercizio in forma societaria di un’attività professionale – sia essa “protetta” o “non protetta” – si riverberi sulla nozione di “professionista” di cui all’art. 2956, n. 2, cod. civ. al fine dell’applicabilità, ed in quali limiti, della prescrizione presuntiva triennale ai crediti per il compenso dell’attività prestata e per rimborso spese.

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Le Sezioni Unite sanciscono il definitivo declino dell’occupazione appropriativa (anche per le vicende espropriative anteriori al 2001) e statuiscono che il termine di prescrizione per il risarcimento non decorre dalla irreversibile trasformazione del fondo

Le Sezioni Unite, con sentenza 19 gennaio 2015 n. 735, Rel. Di Amato, a composizione di contrasto, hanno affermato il principio, secondo il quale, l’illecito spossessamento di un privato da parte della P.A., con l’irreversibile trasformazione del terreno per la realizzazione di un’opera pubblica (cd. accessione invertita), non comporta l’acquisto della proprietà da parte dell’Amministrazione, conservando il privato il diritto alla restituzione del bene, salvo che lo stesso non preferisca chiedere il risarcimento del danno. Quest’ultima eventuale richiesta costituisce rinuncia abdicativa (e non traslativa) alla proprietà.

Spetta, in ogni caso, per la perdita delle utilità ricavabili dal terreno per l’illegittima occupazione, il diritto al risarcimento del danno. La prescrizione quinquennale dello stesso decorre, non dalla irreversibile trasformazione del fondo (come sostenuto dai giudici di prime e seconde cure) ma, per la perdita del godimento, dalle singole annualità; ove invece venga chiesto il risarcimento per equivalente, la prescrizione decorre dalla data della domanda (perché questa costituisce rinuncia implicita abdicativa alla proprietà).

Anche dunque le c.d. espropriazioni indirette che si collocano temporalmente prima del TU 37/2001 (per quelle successive la questione era ormai pacifica) vengono espunte dall’ordinamento, almeno nel senso che alle stesse non si riconosce un effetto traslativo, con la conseguenza che l’illecito è da considerarsi permanente, anche ai fini della prescrizione.

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La Cassazione su cessione di partecipazioni sociali e prescrizione dell’indennizzo pattuito in caso di sopravvenienze: per una nuova impostazione della questione in termini di obbligazione pecuniaria sottoposta a condizione sospensiva

Anno I, Numero III, ottobre/dicembre 2014

di TOMMASO DALLA MASSARA, Ordinario nell’Università di Verona

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Con sentenza 24 luglio 2014 n. 16963 Rel. Migliucci, la Corte di Cassazione ha statuito che, nell’ambito della vendita di partecipazioni sociali o quote, se le parti prevedono pattiziamente un indennizzo per il caso in cui, successivamente alla conclusione del contratto, si verifichino perdite o sopravvenienze passive nella società oggetto della cessione, il diritto a far valere tale indennizzo è soggetto al termine di prescrizione ordinaria decennale; non si applicano, viceversa, i termini di cui all’art. 1495 c.c., previsti per le fattispecie contemplate all’interno della disciplina della vendita di cui agli artt. 1490 e 1497 c.c. (rispettivamente, in materia di vizio redibitorio del bene venduto e di mancanza di qualità essenziali o promesse), in quanto in relazione a tali fattispecie si prevede che il difetto del bene venduto preesista al momento della conclusione del contratto.

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La Corte di Appello di Bari su prescrizione del reato e indennizzo per irragionevole durata del processo: lucido esempio di dialogo tra giudice interno, Corte Costituzionale e giurisprudenza CEDU

Con decreto 10 settembre 2014 la Corte di appello di Bari, Giud. Gaeta, si pronuncia su prescrizione del reato e Legge Pinto (L. 89/2001)

L’attore, dopo aver subito un processo penale durato più di dieci anni, aveva presentato ricorso per ottenere l’indennizzo del danno da irragionevole durata del processo presupposto, poiché era stato superato ampiamente il limite di durata fissato in cinque anni per i due gradi di giudizio.

Nel caso di specie veniva in rilievo l’art. 2 comma 2-quinquies lett. d) della l.89/2001 a mente del quale: “non è riconosciuto alcun indennizzo nel caso di estinzione del reato per intervenuta prescrizione connessa a condotte dilatorie della parte”.

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Dichiarazione giudiziale di paternità e prescrizione del diritto al rimborso delle spese di mantenimento e del diritto al risarcimento del danno

Anno I, Numero I, aprile/giugno 2014

di LALAGE MORMILE, Ricercatore nell’Università di Palermo

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Trib. Roma 7 marzo 2014 Rel. Albano, affronta il delicato tema della relazione intercorrente fra l’accertamento dello status filiationis ed il regime della prescrizione dei diritti connessi alla genitorialità. La decisione merita di essere segnalata anche perché la soluzione adottata si discosta dall’orientamento seguito sul punto dalla giurisprudenza di legittimità.

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