Archivio della categoria: AZIONE REVOCATORIA

Accollo del debito futuro restitutorio nascente da sopravvenuta revocatoria del pagamento di crediti all’azienda in caso di cessione: rimessa la questione alle Sezioni Unite

Con ordinanza 21 aprile 2016 n. 8090 viene rimessa alle Sezioni Unite la questione se, e a quali condizioni, la cessione o il conferimento dell’azienda accolli al cessionario o conferitario il debito restitutorio nascente dalla sopravvenuta revocatoria fallimentare del pagamento di crediti aziendali.

In argomento cfr. STEFINI, La Cassazione su accollo “interno” ed “esterno”, in Dir. civ. cont., 25 giugno 2014.

Le Sezioni Unite in tema di prescrizione

Le Sezioni Unite, con sentenza 9 dicembre 2015 n. 24822, a soluzione di una questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il principio secondo cui ove il diritto non si possa far valere se non con un atto processuale, la prescrizione è interrotta dall’atto di esercizio del diritto, ovvero dalla consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario per la notifica, mentre in ogni altro caso opera la soluzione opposta.

Nel caso di specie, si trattava dell’esercizio dell’azione revocatoria, rispetto al quale la giurisprudenza è incline a ritenere che l’effetto interruttivo della prescrizione si verifichi al momento della notifica al destinatario dell’atto di citazione. Le Sezioni Unite ritengono invece di dovere applicare il principio sancito dalla sentenza della Corte costituzionale 477/2002 (art. 149.c.p.c.) della differente decorrenza degli effetti della notificazione, nelle sfere giuridiche del notificante e del destinatario, anche all’interpretazione dell’art. 2943 c.c.

E’ valida la donazione stipulata da una società di capitali

Secondo Cass. 21 settembre 2015 n. 18449 Rel. Carluccio, non può ritenersi nulla una donazione stipulata da una società di capitali a favore di un soggetto terzo, avendo la società capacità generale, ossia capacità di essere parte di qualsiasi atto o rapporto anche non inerente l’oggetto sociale. Quest’ultimo non costituisce un limite alla capacità della società ma piuttosto un limite al potere deliberativo e rappresentativo degli organi sociali.

Nel caso di specie, la curatela fallimentare di una società edilizia aveva convenuto in giudizio il Partito Popolare Italiano in ragione del fatto che la società fallita nel 1998 aveva ceduto a titolo gratuito (d.lgs. 460/1997) “Palazzo Sturzo”, immobile di notevole pregio, al fine di consentire al partito di pagare i suoi ingenti debiti. Nel 2005 il PPI aveva poi effettivamente ceduto a terzi l’immobile per il corrispettivo di 34 milioni di euro. La curatela aveva proposto in primo e secondo grado domanda di nullità dell’atto di cessione a titolo gratuito del 1998 e in subordine azione revocatoria. Le domande veniva respinte in primo e secondo grado (in particolare, l’azione revocatoria veniva ritenuta prescritta).

La nullità dell’atto deliberato dall’assemblea (e del successivo rogito) veniva argomentata in ragione del vizio di “causa” stante la contrarietà alla disciplina codicistica delle società di capitali e allo statuto sociale (vedi però già nel senso della decisione che si segnala Cass. 224/1968; 2001/1996; 12325/1998).

In dottrina cfr. NATALE, Tratt. dir. successioni e donazioni, diretto da G. Bonilini, VI, Le Donazioni,  Milano, 2009, 308.

L’ex convivente more uxorio, collocatario dei figli minori e assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario

Con sentenza 11 settembre 2015 n. 17971, Rel. Acierno, la prima sezione civile della Cassazione ha stabilito che, in caso di cessazione della convivenza di fatto, il genitore collocatario dei figli minori, nonché assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario, la cui opponibilità infranovennale è garantita, pur in assenza di trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione, anche nei confronti dei terzi acquirenti consapevoli della pregressa condizione di convivenza.

Nel caso specifico, la Corte Suprema ritiene irrilevante l’anteriorità dell’acquisto da parte del terzo rispetto alla data del provvedimento giudiziale di assegnazione, non soltanto in ragione della condizione di detentore qualificato dell’ex convivente more uxorio (cfr. OMODEI SALE’, Il convivente estromesso dall’abitazione può esercitare l’azione di reintegrazione, Dir. civ. cont. 25 giugno 2014), ma anche in considerazione della circostanza che lo stesso aveva esperito con esito positivo azione revocatoria dell’atto di vendita dell’immobile adibito a casa familiare.

Bene ipotecato e revocatoria ordinaria. Il trasferimento pregiudica il creditore chirografario?

Per Cass. 13 agosto 2015 n. 16793, Est. Stalla “in materia di azione revocatoria, la presenza di ipoteche sull’immobile trasferito con l’atto oggetto di revoca non esclude di per sé il requisito del pregiudizio del trasferimento stesso per il creditore chirografario procedente ex art.2901 cod. civ., né, di conseguenza, l’interesse di questi a proporre tale azione”. Continua a leggere

Gratuità e onerosità delle attribuzioni patrimoniali compiute dai coniugi in occasione della separazione

E’ noto che “Sono privi di effetto rispetto ai creditori, se compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, gli atti a titolo gratuito, esclusi i regali d’uso e gli atti compiuti in adempimento di un dovere morale o a scopo di pubblica utilità, in quanto la liberalità sia proporzionata al patrimonio del donante” (Art. 64, RD 16/03/1942, n. 267).

Cass. 24 giugno 2015 n. 13087, Rel. Nappi, ritiene che tra gli atti a titolo gratuito possa ricomprendersi anche l’immobile “donato” da un coniuge all’altro coniuge in vista della separazione.

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Acquisto da parte del debitore di un immobile con nuda proprietà a favore di un terzo: il Tribunale di Matera ritiene la revocabilità della donazione indiretta

La sentenza del Tribunale di Matera del 19 marzo 2015 n. 292, Giud. Viglione affronta la delicata questione dei presupposti per l’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria qualora il debitore abbia stipulato contratto di compravendita immobiliare a favore di terzo.

Il caso concreto atteneva ad una coppia di coniugi, debitori di ingenti somme di denaro, che procedevano all’acquisto del diritto di nuda proprietà su un bene immobile, “deviando” però gli effetti ex art. 1411 c.c. a favore dei figli. Alcuni creditori adivano pertanto l’autorità giudiziaria affinché fosse dichiarata l’inefficacia dell’acquisto nei loro confronti, sostenendo che l’atto stipulato sottendesse causa donativa.

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