Archivio della categoria: TUTELA DEI DIRITTI

Le Sezioni Unite su abuso del processo: proponibilità in separati processi di domande afferenti diritti di credito diversi ma relativi ad uno stesso rapporto

Le Sezioni Unite, con decisione 16 febbraio 2017 n. 4090, componendo il relativo contrasto, hanno sancito la proponibilità, in separati processi, delle domande afferenti diversi e distinti diritti di credito, anche se relativi ad uno stesso rapporto di durata tra le parti, altresì precisando che se quei diritti, oltre a derivare da un rapporto siffatto, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o comunque ‘fondati’ sull’identico fatto costitutivo (sicchè il loro separato accertamento provocherebbe una duplicazione di attività istruttoria e la conseguente dispersione della conoscenza di una medesima vicenda sostanziale), le relative domande possono formularsi in separati giudizi solo se il creditore agente risulti avere un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata.

In un recente passato, con sentenza 23726/2007, le sezioni unte, mutando l’orientamento precedente, avevano ritenuto abusiva la condotta processuale del creditore volta a parcellizzare un singolo credito in più pretese, sul presupposto che tale frazionamento, utile esclusivamente al creditore, fosse contrario al principio di buona fede e, più in generale, del giusto processo. Con la decisione che si segnala, le sezioni unite sembrano invece affermare che – al contrario di quanto sostenuto da alcune sentenze di legittimità – la vicenda di una pluralità di crediti, ancorché correlati ad un unico rapporto, non può essere assimilata a quella del frazionamento di un’unica pretesa creditoria, rispetto alla quale la condotta del creditore è certamente da ritenersi abusiva.

La Cassazione sulla trascrizione nel contratto preliminare per persona da nominare

Cass. 24 gennaio 2017 n. 1797 ha sancito che, affinchè, in un contratto per persona da nominare, l’electus possa godere degli effetti prenotativi del preliminare – anche quanto alle ipoteche iscritte contro il promittente alienante tra la trascrizione del preliminare suddetto e del contratto definitivo – è necessario, ma sufficiente, che la dichiarazione di nomina sia trascritta entro il termine stabilito nel preliminare, e comunque, entro quello ex art. 2645-bis, comma 3, c.c., non occorrendo, altresì, che la riserva di nomina risulti dalla nota di trascrizione del preliminare.

Giuramento decisorio deferito allo scopo di dimostrare la consistenza delle risorse economiche dei coniugi nel giudizio di separazione o divorzio

Trib. Palermo ord. 23 dicembre 2016 dichiara l’inammissibilità del giuramento decisorio deferito allo scopo di dimostrare l’effettiva consistenza delle risorse economiche dei coniugi nell’alveo di un giudizio di separazione o di divorzio.

Dopo aver passato in rassegna le contrastanti prospettazioni ermeneutiche stratificatesi sul tema – dando al contempo atto dell’esistenza di una linea di pensiero che, proponendo una soluzione intermedia, perimetra l’inammissibilità del giuramento decisorio alla sola porzione alimentare dell’assegno (in quanto ritenuta indisponibile) – l’organo giudicante perviene alla conclusione dell’inammissibilità del giuramento decisorio non tanto in virtù dell’indisponibilità sostanziale del diritto alla prestazione di natura assistenziale (cfr., in tal senso, FINOCCHIARO, Assegno alimentare e di mantenimento (Voce), in Enc. Dir., agg. IV, 2000, 11; BARBIERA, Divorzio (Disciplina sostanziale), in Enc. giur., 1989, XI, 9) quanto sulla base della dirimente argomentazione (sostenuta in dottrina, tra gli altri, da FREZZA, Mantenimento diretto e affidamento condiviso, Milano, 2008, 142) per cui il suo deferimento non permetterebbe comunque un’automatica decisione sul punto, in quanto le dichiarazioni da esso scaturenti rappresenterebbero né più né meno che semplici elementi presuntivi, idonei al più a riscontrare altre prove.

La Cassazione sul contenuto del contratto di acquisto di strumenti finanziari non «adeguato»

Cass. 6 giugno 2016, n. 11578, Rel. Nazzicone, stabilisce che la sottoscrizione da parte del cliente della clausola in calce al modulo d’ordine, contenente la segnalazione dell’inadeguatezza dell’operazione sulla quale egli è stato avvisato, è idonea a far presumere assolto l’obbligo previsto in capo all’intermediario dell’art. 29 co. 3 reg. Consob n. 11522/1998; tuttavia a fronte della contestazione del cliente il quale alleghi quali specifiche informazioni furono omesse, grava sulla banca l’onere di provare, con qualsiasi mezzo, che invece quelle informazioni essa aveva specificamente reso.

La Suprema Corte ritorna sulla difficile determinazione della linea di confine tra vendita con patto di riscatto e divieto del patto commissorio

Anno III, numero II, aprile/giugno 2016

di MARIA ASTONE, Professore associato nell’Università di Messina

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Con la sentenza n. 1075 del 21/01/2016 la Suprema Corte di Cassazione ritorna a pronunciarsi sulla antica questione del rapporto tra vendita con patto di riscatto e divieto del patto commissorio.

La decisione della Corte è relativa ad una controversia sorta a seguito della stipula di una vendita con patto di riscatto, nella quale i venditori, oltre a riservarsi il diritto di riscattare l’immobile con conseguente restituzione del prezzo pattuito, avevano anche mantenuto il godimento del bene alienato mediante un contratto di comodato.
Alla scadenza del termine per l’esercizio del diritto di riscatto i venditori, pur non esercitando tale diritto, si rifiutavano di consegnare l’immobile, né restituivano la somma ricevuta a titolo di corrispettivo; e ciò perché, a loro avviso, la vendita assistita da patto di riscatto era finalizzata alla garanzia della restituzione di un debito, come risultava dalla constatazione che il corrispettivo pattuito non era proporzionale all’effettivo valore del bene.
Controdeducevano, quindi, che la vendita assistita da patto di riscatto fosse nulla in quanto utilizzata in funzione di garanzia, ciò in violazione dell’art. 2744 c.c.
Tesi alla quale, tuttavia, non hanno ritenuto di aderire né le corti di merito, di primo e secondo grado, che si sono limitate a condannare i convenuti venditori al rilascio dell’immobile e a dichiarare inammissibile l’esistenza del patto commissorio per mancanza di prova; né successivamente il Supremo Organo di legittimità che nella sentenza de qua conferma la decisione impugnata.

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Accollo del debito futuro restitutorio nascente da sopravvenuta revocatoria del pagamento di crediti all’azienda in caso di cessione: rimessa la questione alle Sezioni Unite

Con ordinanza 21 aprile 2016 n. 8090 viene rimessa alle Sezioni Unite la questione se, e a quali condizioni, la cessione o il conferimento dell’azienda accolli al cessionario o conferitario il debito restitutorio nascente dalla sopravvenuta revocatoria fallimentare del pagamento di crediti aziendali.

In argomento cfr. STEFINI, La Cassazione su accollo “interno” ed “esterno”, in Dir. civ. cont., 25 giugno 2014.

Responsabilità medica e limiti di ammissibilità della consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c.

Anno III, Numero II, aprile/giugno 2016

 di GIAMPAOLO MIOTTO, Avvocato in Treviso

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Della questione della natura conciliativa del procedimento previsto dall’art. 696-bis c.p.c., tuttora vivacemente dibattuta nella giurisprudenza di merito, si mostra ben consapevole il Tribunale di Roma che, con ordinanza 26 marzo 2015, propone una prospettiva interpretativa del tutto nuova, ma di estremo interesse.

La materia investita dal ricorso scrutinato dal giudice capitolino è quella della responsabilità medica, che nella prassi forense pare divenuta terreno di elezione per il procedimento previsto dall’art. 696-bis c.p.c..

Quale sia la natura giuridica della “consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite” introdotta nel nostro ordinamento dalla novella del 2005, che ha previsto l’art. 696-bis c.p.c., è questione tuttora dibattuta. Continua a leggere

Il legittimario è terzo rispetto al Trust lesivo della sua quota di riserva

Anno III, Numero I, gennaio/marzo 2016

di DORIANA DE CRESCENZO, Dottoranda nell’Università Suor Orsola Benincasa

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Applicando la propria giurisprudenza in materia del regime della prova della simulazione (Cass. 27 ottobre 1984 n. 5515, Cass. 29 maggio 1995 n. 6031, Cass. 24 marzo 2006 n. 6632 , Cass. 26 marzo 2008 n. 7834; nonché Trib. Foggia  8 aprile 2014, App. Napoli 29 aprile 2013, App. L’Aquila  2 dicembre 2010), le Sezioni Unite con ordinanza 20 giugno 2014 n. 14041 stabiliscono che il soggetto legittimario che agisce per veder pronunciare la nullità di un contratto per lesione del diritto riservatogli dalla legge, assume la qualità di terzo rispetto alle parti del contratto. Applicando tale assunto al caso in esame, la Corte ritiene che la clausola di proroga della giurisdizione non è opponibile all’attrice, la quale non agisce nella qualità di beneficiaria del trust nè subentrando nella posizione del disponente ma agisce in qualità di terza contestando la stessa validità del negozio di destinazione realizzato dal padre.

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Le Sezioni Unite su «legittimazione ad agire» e «titolarità della posizione soggettiva»

Le Sezioni Unite con sentenza 16 febbraio 2016 n. 2951, Rel. Curzio, a soluzione del contrasto rimesso al vaglio del Primo presidente con ordinanza 13 febbraio 2015 n. 2977, in Dir. civ. cont. 25 maggio 2015, hanno affermato il principio secondo il quale la titolarità della posizione soggettiva, attiva o passiva, vantata in giudizio è un elemento costitutivo della domanda ed attiene al merito della decisione, sicché, come ritenuto sin qui dalla giurisprudenza minoritaria, la relativa allegazione e prova incombe sull’attore, salvo il riconoscimento, o lo svolgimento di difese incompatibili con la negazione, da parte del convenuto, le cui contrarie deduzioni od argomentazioni hanno natura di mere difese, proponibili in ogni fase del giudizio, senza che l’eventuale contumacia valga a rendere non contestati i fatti allegati dalla controparte o alteri la ripartizione degli oneri probatori, ferme solo, in caso di tardiva costituzione, le eventuali preclusioni maturate per l’allegazione e la prova di fatti impeditivi, modificativi od estintivi della titolarità del diritto non rilevabili dagli atti, potendo il giudice rilevare dagli atti la carenza di titolarità anche d’ufficio.

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Valore probatorio della quietanza rilasciata per conto del (con)creditore e nullità del contratto preliminare ex art. 30 co. 2 TU edilizia. Considerazioni critiche a margine di una recente pronunzia della Cassazione

Anno III, Numero I, gennaio/marzo 2016

di ENRICO CAMILLERI, Ordinario nell’Università di Palermo

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A poco più di un anno dall’intervento nomofilattico che ha ricondotto a mera analogia legis l’ascrizione alla quietanza di pagamento del regime della confessione stragiudiziale (Cass. Sez. Un., 22 settembre 2014, n. 19888, in I Contratti, 2015, 147 e ss.), la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23128 del 12 novembre 2015 resa dalla Sezione II, è tornata sull’argomento, muovendo però in questo caso da premesse ricostruttive – ed approdando ad esiti – che, a ben vedere, non solo deflettono dal solco dell’autorevole precedente, ma a tal punto esasperano alcune tensioni interne alla tessitura concettuale della fattispecie di cui all’art. 1199 c.c., da mettere capo ad autentici paradossi.

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