Archivi categoria: SUCCESSIONI E DONAZIONI

Il “legittimario” può esperire l’azione di simulazione per lesione dei propri diritti prima della morte del disponente: una innovativa e condivisibile decisione del Tribunale di Cagliari

Anno II, Numero IV, ottobre/dicembre 2015

di ELEONORA BUTERA, dottorando di ricerca

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Con la sentenza del 21 maggio 2014, Est. Cabitza, il Tribunale di Cagliari affronta il tema della legittimazione attiva ad esperire l’azione di simulazione da parte dei legittimari che lamentino una lesione ai propri diritti ante mortem del disponente. Continua a leggere

E’ valida la donazione stipulata da una società di capitali

Secondo Cass. 21 settembre 2015 n. 18449 Rel. Carluccio, non può ritenersi nulla una donazione stipulata da una società di capitali a favore di un soggetto terzo, avendo la società capacità generale, ossia capacità di essere parte di qualsiasi atto o rapporto anche non inerente l’oggetto sociale. Quest’ultimo non costituisce un limite alla capacità della società ma piuttosto un limite al potere deliberativo e rappresentativo degli organi sociali.

Nel caso di specie, la curatela fallimentare di una società edilizia aveva convenuto in giudizio il Partito Popolare Italiano in ragione del fatto che la società fallita nel 1998 aveva ceduto a titolo gratuito (d.lgs. 460/1997) “Palazzo Sturzo”, immobile di notevole pregio, al fine di consentire al partito di pagare i suoi ingenti debiti. Nel 2005 il PPI aveva poi effettivamente ceduto a terzi l’immobile per il corrispettivo di 34 milioni di euro. La curatela aveva proposto in primo e secondo grado domanda di nullità dell’atto di cessione a titolo gratuito del 1998 e in subordine azione revocatoria. Le domande veniva respinte in primo e secondo grado (in particolare, l’azione revocatoria veniva ritenuta prescritta).

La nullità dell’atto deliberato dall’assemblea (e del successivo rogito) veniva argomentata in ragione del vizio di “causa” stante la contrarietà alla disciplina codicistica delle società di capitali e allo statuto sociale (vedi però già nel senso della decisione che si segnala Cass. 224/1968; 2001/1996; 12325/1998).

In dottrina cfr. NATALE, Tratt. dir. successioni e donazioni, diretto da G. Bonilini, VI, Le Donazioni,  Milano, 2009, 308.

Impugnazione di testamento olografo: la «terza via» delle Sezioni Unite

Anno II, Numero III, luglio/settembre 2015

di LALAGE MORMILE, Ricercatore nell’Università di Palermo

LALAGE

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Con la sentenza in commento (15 giugno 2015, n. 12307 Rel. Travaglino) le Sezioni Unite della Cassazione offrono una soluzione al contrasto sorto in tema di contestazione dell’autenticità del testamento olografo e individuazione dello strumento processuale all’uopo richiesto. L’intervento è stato sollecitato dal dibattito, ormai risalente, fra chi ritiene che la parte che intenda superare l’efficacia di un testamento olografo sospettato di non autenticità, lo debba semplicemente disconoscere (così Cass. 16 ottobre 1975, n. 3371, confermata da Cass. 23 dicembre 2011, n. 28673, che giunge a questo esito partendo dalla valorizzazione della natura di scrittura privata del testamento olografo) e i sostenitori della necessità della proposizione della querela di falso (in questo senso già Cass. 3 agosto 1968, n. 2793, Cass. 30 ottobre 2003, n. 16362 e, più di recente, Cass. 24 maggio 2012, n. 8272, che muovono dalla considerazione dell’incompatibilità del procedimento di verificazione rispetto ad una scrittura proveniente da un terzo necessariamente estraneo al processo qual è il de cuius, e anche Cass. S.U. 23 giugno 2010, n. 15169 che, chiamate a risolvere un contrasto relativo ai modi di contestazione delle scritture private provenienti da terzi rispetto alla lite, hanno, seppure in obiter, indicato la querela di falso quale strumento processuale idoneo a privare di ogni efficacia il testamento olografo, dato il valore “intrinsecamente elevato” di tale scrittura). Opzioni entrambe avvallate negli anni dalla dottrina sulla scorta di percorsi argomentativi fondati, volta per volta, sulle peculiarità del testamento olografo e sulla riflessione in ordine alle conseguenze generate dalla scelta dei due diversi strumenti predisposti dall’ordinamento per superare la valenza probatoria di una prova documentale (per una esaustiva ricognizione degli aspetti più problematici del dibattito giurisprudenziale si rimanda a M. SESTA, Questioni sulla prova della falsità del testamento olografo, in Contr. impr. 2014, pp. 69-78).

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Gratuità e onerosità delle attribuzioni patrimoniali compiute dai coniugi in occasione della separazione

E’ noto che “Sono privi di effetto rispetto ai creditori, se compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, gli atti a titolo gratuito, esclusi i regali d’uso e gli atti compiuti in adempimento di un dovere morale o a scopo di pubblica utilità, in quanto la liberalità sia proporzionata al patrimonio del donante” (Art. 64, RD 16/03/1942, n. 267).

Cass. 24 giugno 2015 n. 13087, Rel. Nappi, ritiene che tra gli atti a titolo gratuito possa ricomprendersi anche l’immobile “donato” da un coniuge all’altro coniuge in vista della separazione.

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Le Sezioni Unite sull’onere della prova dell’autenticità del testamento olografo

Le Sezioni Unite, con sentenza 15 giugno 2015 n. 12307, Rel. Travaglino, componendo il relativo contrasto, hanno affermato il principio secondo il quale, ove la parte contesti l’autenticità del testamento olografo, la stessa è tenuta a proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura e, quindi, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo, su di essa grava l’onere della relativa prova.

Tra le due tesi sostenute in dottrina e giurisprudenza – quella della querela di falso e quella del mero disconoscimento – le Sezioni Unite prediligono una terza via, rispolverando l’impianto argomentativo e la soluzione del primo precedente del 1951 (Cass. 15 giugno 1951 n. 1545, Pres. Mandrioli, est. Torrente, in Foro it., 1951, I, 855).

In quell’occasione, la Cassazione aveva ritenuto che “incombe al successibile ex lege che, dopo aver disconosciuto l’autografia del testamento olografo, promuove petizione d’eredità, l’onere di provare la falsità della scheda testamentaria”. Ciò, in quanto l’attrice (nipote del de cuius) aveva promosso un’azione di accertamento negativo diretta a negare la qualità di erede testamentaria della convenuta, vedova del de cuius, “ed è noto l’insegnamento della migliore e prevalente dottrina” – aggiungeva il relatore Andrea Torrente – “che nelle azioni di accertamento negativo impone all’attore l’onere della prova dell’inesistenza degli elementi costitutivi della fattispecie dedotta.” Nè, poteva ritenersi – proseguiva la cassazione – che il principio in questione soffrisse deroghe in relazione alla fattispecie della scrittura privata e del testamento olografo. In sostanza, “il principio generale, secondo il quale l’onere della prova nelle azioni di accertamento negativo incombe all’attore si applica anche in tema di accertamento negativo della provenienza di scritture private, o dell’autografia di testamenti olografi (senza che occorra qui precisare se all’uopo sia necessaria la querela di falso)”.

In sostanza, il successore legittimo che intenda impugnare il testamento olografo per difetto di autenticità non può limitarsi a disconoscerlo, ma non è neppure tenuto ad esperire querela di falso: ad ogni modo, l’onere probatorio grava comunque sullo stesso, trattandosi di azione di accertamento negativo.

In applicazione del principio di diritto affermato, le sezioni unite cassano con rinvio alla Corte di appello di Roma la sentenza impugnata, relativa ad una vicenda sorta nel 1963 e ora continuata dagli eredi degli originari attori che, rivendicando il proprio diritto e il riconoscimento della qualità di erede, avevano impugnato il testamento olografo – con cui il de cuius attribuiva l’intero patrimonio alla vedova – a loro dire falso per difetto di autenticità.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE: Sull’onere della prova nell’azione di accertamento negativo cfr. MICHELI, L’onere della prova, Padova, 1942, 300, 386 (richiamato nella nota redazionale a corredo del precedente del 1951); e già CHIOVENDA, Istituzioni di diritto processuale civile, I, Napoli, 1936, 205; Sulla questione del disconoscimento o della querela di falso, una sintesi di giurisprudenza in BIANCA, Diritto civile, 2.2, Le successioni, Milano, 2015, 289; ed una presa di posizione a favore della querela di falso, da ultimo, in SESTA, Questioni sulla prova della falsità del testamento olografo, in Contr. impr., 2014, 69 che cita proprio il precedente del 1951. Cass., 15 giugno 1951, n. 1545, est. Torrente, è pubblicata in Foro it., 1951, I, p. 855, e in Riv. dir. proc., 1952, II, p. 69 con nota di LISANTI, In tema di onere della prova nella petitio ereditatis, approvata da SATTA, Commentario al Codice di procedura civile, Milano, 1960, p. 194, e da MICHELI, In tema di onere della prova nelle azioni di accertamento negativo (impugnativa di testamento olografo di parte dell’erede legittimo, in Giur. compl. Cass. civ., 1951, p. 414; ma criticata da ANDRIOLI, Commentario al codice di procedura civile, Napoli, II, 1956, p. 147.

Acquisto da parte del debitore di un immobile con nuda proprietà a favore di un terzo: il Tribunale di Matera ritiene la revocabilità della donazione indiretta

La sentenza del Tribunale di Matera del 19 marzo 2015 n. 292, Giud. Viglione affronta la delicata questione dei presupposti per l’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria qualora il debitore abbia stipulato contratto di compravendita immobiliare a favore di terzo.

Il caso concreto atteneva ad una coppia di coniugi, debitori di ingenti somme di denaro, che procedevano all’acquisto del diritto di nuda proprietà su un bene immobile, “deviando” però gli effetti ex art. 1411 c.c. a favore dei figli. Alcuni creditori adivano pertanto l’autorità giudiziaria affinché fosse dichiarata l’inefficacia dell’acquisto nei loro confronti, sostenendo che l’atto stipulato sottendesse causa donativa.

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Il legittimario può agire, prima della morte del disponente, per l’accertamento giudiziale della simulazione dell’atto che dissimuli una donazione

Con la sentenza del 21.5.2014, Est. Cabitza, il Tribunale di Cagliari si è pronunciato in tema di legittimazione attiva riguarda all’azione di simulazione dei legittimari che lamentino una lesione ai propri diritti derivante da atti – nella specie un contratto atipico oneroso dissimulante una donazione – compiuti dal de cuius prima della morte. Continua a leggere

“Institutio ex re certa” o legato?

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015

di GABRIELE LA MALFA RIBOLLA e MARINA MINASOLA, Avvocati 

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La sentenza 10 marzo 2014 della seconda sezione civile del Tribunale di Palermo Giud. Nozzetti, offre significativi spunti di riflessione in merito all’individuazione, tutt’altro che agevole, del discrimen tra istituzione di erede e legato nell’ipotesi di assegnazione di beni determinati da parte del testatore.

Nella fattispecie sottoposta all’attenzione del Tribunale di Palermo, veniva in rilievo una scheda testamentaria mediante cui la testatrice aveva inteso distribuire il suo intero patrimonio tra il marito, la sorella ed i sette nipoti.

In particolare, la controversia aveva ad oggetto la sussistenza o meno della qualità di erede in capo ad una delle nipoti, la quale, precettata del pagamento di un debito relativo ad una condanna alle spese legali della de cuius, aveva presentato opposizione al suddetto atto di precetto affermando la propria qualità di mera legataria. La nipote negava inoltre la propria qualità di erede legittima, evidenziando come al momento dell’apertura della successione fosse ancora in vita il coniuge della dante causa, e, in via subordinata, affermava di non aver mai accettato né espressamente né tacitamente l’eredità.

 

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L’avvocato può autenticare la sottoscrizione degli atti di vendita o donazione di immobili ad uso non abitativo (art. 29 DDL “Concorrenza” del 20 febbraio 2015)

L’art. 29 del DDL “Concorrenza” approvato dal Consiglio dei Ministri n. 51 il 20 febbraio 2015  così recita:

Articolo 29. (Semplificazione del passaggio di proprietà di beni immobili ad uso non abitativo)1.

“1. In tutti i casi nei quali per gli atti e le dichiarazioni aventi ad oggetto la cessione o la donazione di beni immobili adibiti ad uso non abitativo, come individuati dall’articolo 812 del codice civile, di valore catastale non superiore a 100.000 euro, ovvero aventi ad oggetto la costituzione o la modificazione di diritti sui medesimi beni, è necessaria l’autenticazione della relativa sottoscrizione, essa può essere effettuata dagli avvocati abilitati al patrocinio, muniti di polizza assicurativa pari almeno al valore del bene dichiarato nell’atto.

2. Le visure ipotecarie e catastali per la redazione degli atti e delle dichiarazioni di cui al comma 1 nonché le comunicazioni dell’avvenuta sottoscrizione degli stessi agli uffici competenti sono a carico della parte acquirente, donataria o mutuataria.”

In realtà, come è noto, a differenza della vendita, la forma della donazione di immobili (e di beni mobili di non modico valore) è quella dell’atto pubblico (art. 782 c.c.), per cui non esistono casi nei quali per atti di donazione è “necessaria” (cioè sufficiente) l’autenticazione della sottoscrizione, posto che la forma della donazione non può essere la mera scrittura privata autenticata, ma soltanto l’atto pubblico.

E tuttavia, pare, da quanto emerge da dichiarazioni informali del governo più che dalla lettera della norma citata, che la stessa intenda escludere proprio il requisito di forma dell’atto pubblico per la donazione, quando quest’ultima abbia ad oggetto un immobile ad uso non abitativo: in altre parole, verrebbe meno la necessaria redazione del documento da parte di un notaio ex art. 2699 c.c.

Sicchè, per un verso, queste donazioni potrebbero avere la forma della scrittura privata autenticata (l’autenticazione consiste nell’attestazione da parte del pubblico ufficiale che la scrittura è stata apposta in sua presenza, previo accertamento della identità del sottoscrivente: art. 2703 c.c.); per altro verso, l’autenticazione potrebbe essere effettuata anche da un avvocato.

A questo punto, ove l’art. 29 del DDL Concorrenza dovesse divenire legge, con buona pace della sicurezza del traffico giuridico e dell’inevitabile contenzioso, verrebbe svuotata di contenuto la disposizione normativa di cui all’art 782 c.c. secondo cui “La donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità”. La stessa sarebbe implicitamente abrogata nella parte in cui prevede l’atto pubblico (anche) per le donazioni di beni immobili ad uso non abitativo.

Cfr. LIBERTINI, Il d.d.l. sulla concorrenza 2015 e le professioni intellettuali, in Federalismi.it 25 febbraio 2015

Il preliminare di vendita dell’immobile legato. La Suprema Corte ribadisce la prevalenza di legatari e prelegatari rispetto al promissario acquirente

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015

di EMANUELE BILOTTI, Professore associato nell’Università Europea di Roma

BILOTTI

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Cassazione civile, sez. II, 17 dicembre 2014, 26618, rel. Scalisi afferma il principio di diritto secondo cui “la mancata trascrizione del contratto preliminare impedisce il verificarsi nei confronti dei controricorrenti degli effetti prenotativi del contratto preliminare di cui all’art. 2645-bis c.c.: per l’effetto, nessun obbligo a prestare il proprio consenso grava sugli stessi, giacché, non essendo stato trascritto, il contratto preliminare non può prevalere sull’acquisto dei legatari o dei prelegatari (così statuendo la Corte ha rigettato il ricorso del ricorrente in una causa in tema di obblighi da contratto preliminare, con cui si voleva obbligare i legatari dell’immobile ad ottemperare alla formale richiesta di stipula dell’atto pubblico in proprio favore ex art. 2932 c.c.)”.

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