Archivio della categoria: SUCCESSIONI E DONAZIONI

La Cassazione sul carattere «personale» dell’azione di riduzione e «parziario» dell’obbligazione di reintegrare la quota di legittima

 

L’azione di riduzione delle disposizioni lesive della quota di legittima, afferma Cass. 25 gennaio 2017 n. 1884, ha natura personale, sicché nell’ipotesi in cui il relativo obbligo di restituzione debba essere posto a carico di più persone, su un medesimo bene ad esse donato o attribuito per quote ideali, la riduzione deve operarsi, nei confronti dei vari beneficiari, in misura proporzionale all’entità delle rispettive attribuzioni; pertanto, ciascuno di essi è tenuto a rispondere soltanto nei limiti ed in proporzione del valore di cui si riduce l’attribuzione o la quota a suo tempo conseguita: non è quindi configurabile un obbligo solidale dei soggetti tenuti alla riduzione, avendo invece l’obbligazione di reintegrare la quota di legittima carattere parziario.

 

Rimessa alle Sezioni Unite la questione degli strumenti utilizzabili nella donazione indiretta

La Seconda Sezione con ordinanza 4 gennaio 2016 ha trasmesso gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, della questione, oggetto di contrasto, concernente gli strumenti utilizzabili onde porre in essere una donazione indiretta, ex art. 809 c.c., ed il relativo meccanismo di funzionamento.

Le Sezioni Unite sulla donazione di cosa altrui (commento a Cass. 15 marzo 2016 n. 5068)

Anno III, Numero II, aprile/giugno 2016

di EDOARDO FERRANTE, Professore associato nell’Università di Torino

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È giunto l’atteso responso delle Sezioni Unite sulla donazione di cosa altrui. Con sentenza 15 marzo 2016, n. 5068, la Corte si pronuncia in composizione allargata sul quesito rimessole da Cass., ord. 23 maggio 2014, n. 11545.

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Le Sezioni Unite sulla donazione di cosa altrui

Secondo Cass. sez. un. 15 marzo 2016 n. 5068, la donazione di cosa, in tutto od in parte, altrui (qual è la quota del bene indiviso di una massa ereditaria da parte del coerede), è nulla per mancanza di causa donandi, salvo che l’alterità del bene sia nota alle parti e risulti dal titolo, traducendosi in una donazione obbligatoria di dare.

In sostanza, la donazione di cosa altrui deve ritenersi nulla non già in ragione di un’applicazione estensiva o analogica del divieto di donazione di cosa futura. La donazione di cosa altrui sarebbe infatti nulla per assenza della causa.

Conseguentemente, deve considerasi nulla in quanto “donazione di cosa altrui” la donazione di una quota di un bene determinato, quando il donante ha la com-proprietà di una massa ereditaria e dunque non può dirsi titolare della quota sul singolo bene (donato, seppur nei limiti della quota) ma su più beni.

Cfr. l’ordinanza di rimessione 23 maggio 2014 n. 11545 in Dir. civ. cont. 9 luglio 2014, con nota di E. FERRANTE, Donazione di cosa altrui: perché «scomodare» le Sezioni Unite?

Il legittimario è terzo rispetto al Trust lesivo della sua quota di riserva

Anno III, Numero I, gennaio/marzo 2016

di DORIANA DE CRESCENZO, Dottoranda nell’Università Suor Orsola Benincasa

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Applicando la propria giurisprudenza in materia del regime della prova della simulazione (Cass. 27 ottobre 1984 n. 5515, Cass. 29 maggio 1995 n. 6031, Cass. 24 marzo 2006 n. 6632 , Cass. 26 marzo 2008 n. 7834; nonché Trib. Foggia  8 aprile 2014, App. Napoli 29 aprile 2013, App. L’Aquila  2 dicembre 2010), le Sezioni Unite con ordinanza 20 giugno 2014 n. 14041 stabiliscono che il soggetto legittimario che agisce per veder pronunciare la nullità di un contratto per lesione del diritto riservatogli dalla legge, assume la qualità di terzo rispetto alle parti del contratto. Applicando tale assunto al caso in esame, la Corte ritiene che la clausola di proroga della giurisdizione non è opponibile all’attrice, la quale non agisce nella qualità di beneficiaria del trust nè subentrando nella posizione del disponente ma agisce in qualità di terza contestando la stessa validità del negozio di destinazione realizzato dal padre.

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Esame avvocato 2015: prima traccia e soluzione parere civile

di EMANUELE BILOTTI, Professore associato nell’Università Europea di Roma

Tizio coniugato con due figli è deceduto ab intestato il 12.1.2015 la-sciando un patrimonio costituito esclusivamente da un appartamento del valore di 90 mila euro situato in una località di montagna in cui con la famiglia era solito trascorrere vacanze estive. Poco prima di morire, Tizio aveva effettuato due valide donazioni in denaro, la prima di 250 mila euro in favore del figlio Caio in data 5.1.2015 (con dispensa dalla collazione), la seconda di 60 mila euro in favore dell’amico Sempronio in data 10.1.2015. L’altro figlio Mevio, subito dopo l’apertura della successione si è trasferito nel predetto appartamento avendo trovato lavoro nelle vicinanze, in data 10.3.2015 si reca da un legale per un consulto ritenendo che i propri diritti siano stati lesi dalle donazioni di cui sopra. Assunte le vesti del legale di Mevio, il candidato illustri le questioni sottese al caso in esame ed individui le iniziative da assumere e gli strumenti di tutela esperibili.

***

Tizio è deceduto il 12.1.2015. In assenza di valide disposizioni testamentarie la sua eredità è devoluta per legge. Ai sensi dell’art. 581 cod. civ., alla successione sono chiamati il coniuge di Tizio e i suoi due figli Caio e Mevio, nella misura di un terzo per ciascuno. Il patrimonio ereditario – il cd. relictum – risulta costituito da un solo immobile per un valore di Euro 90.000,00. Una volta accettata l’eredità, il coniuge e i due figli di Tizio sono dunque destinati a subentrare ciascuno in una quota di comproprietà pari a un terzo dell’unico immobile relitto, una quota di valore Euro 30.000,00. Il coniuge di Tizio e i due figli Caio e Mevio risultano inoltre titolari, in qualità di legittimari, del diritto a una quota di riserva di un quarto per ciascuno. Infatti, ai sensi dell’art. 542, comma 2, cod. civ., in caso di concorso del coniuge con due o più figli, la riserva del primo è pari a un quarto, mentre quella dei secondi è pari alla metà, da dividere in parti uguali.

Ora, com’è noto, le quote di riserva indicate agli artt. 537 ss., pur dovendo essere conseguite a titolo di erede, non sono quote di eredità, bensì quote della massa “di calcolo” risultante dalle operazioni contabili indicate dall’art. 556 cod. civ. In base a quest’ultima norma, dunque, per determinare il valore della riserva del coniuge e di ciascuno dei due figli di Tizio e per accertare perciò l’eventuale sussistenza di una lesione a carico di Mevio, bisogna anzitutto moltiplicare il coefficiente frazionario indicato dall’art. 542, comma 2, per il valore risultante dalla somma del relictum al netto dei debiti ereditari – nel caso di specie inesistenti – e del valore dei «beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione» (anche indirettamente: cfr. art. 809 cod. civ.), determinato «in base alle regole dettate negli artt. 747 a 750» (cd. donatum).

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Legittimario pretermesso e presupposti per le azioni di simulazione e riduzione

 

Il “legittimario” può esperire l’azione di simulazione per lesione dei propri diritti prima della morte del disponente: una innovativa e condivisibile decisione del Tribunale di Cagliari

Anno II, Numero IV, ottobre/dicembre 2015

di ELEONORA BUTERA, dottorando di ricerca

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Con la sentenza del 21 maggio 2014, Est. Cabitza, il Tribunale di Cagliari affronta il tema della legittimazione attiva ad esperire l’azione di simulazione da parte dei legittimari che lamentino una lesione ai propri diritti ante mortem del disponente. Continua a leggere

E’ valida la donazione stipulata da una società di capitali

Secondo Cass. 21 settembre 2015 n. 18449 Rel. Carluccio, non può ritenersi nulla una donazione stipulata da una società di capitali a favore di un soggetto terzo, avendo la società capacità generale, ossia capacità di essere parte di qualsiasi atto o rapporto anche non inerente l’oggetto sociale. Quest’ultimo non costituisce un limite alla capacità della società ma piuttosto un limite al potere deliberativo e rappresentativo degli organi sociali.

Nel caso di specie, la curatela fallimentare di una società edilizia aveva convenuto in giudizio il Partito Popolare Italiano in ragione del fatto che la società fallita nel 1998 aveva ceduto a titolo gratuito (d.lgs. 460/1997) “Palazzo Sturzo”, immobile di notevole pregio, al fine di consentire al partito di pagare i suoi ingenti debiti. Nel 2005 il PPI aveva poi effettivamente ceduto a terzi l’immobile per il corrispettivo di 34 milioni di euro. La curatela aveva proposto in primo e secondo grado domanda di nullità dell’atto di cessione a titolo gratuito del 1998 e in subordine azione revocatoria. Le domande veniva respinte in primo e secondo grado (in particolare, l’azione revocatoria veniva ritenuta prescritta).

La nullità dell’atto deliberato dall’assemblea (e del successivo rogito) veniva argomentata in ragione del vizio di “causa” stante la contrarietà alla disciplina codicistica delle società di capitali e allo statuto sociale (vedi però già nel senso della decisione che si segnala Cass. 224/1968; 2001/1996; 12325/1998).

In dottrina cfr. NATALE, Tratt. dir. successioni e donazioni, diretto da G. Bonilini, VI, Le Donazioni,  Milano, 2009, 308.

Impugnazione di testamento olografo: la «terza via» delle Sezioni Unite

Anno II, Numero III, luglio/settembre 2015

di LALAGE MORMILE, Ricercatore nell’Università di Palermo

LALAGE

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Con la sentenza in commento (15 giugno 2015, n. 12307 Rel. Travaglino) le Sezioni Unite della Cassazione offrono una soluzione al contrasto sorto in tema di contestazione dell’autenticità del testamento olografo e individuazione dello strumento processuale all’uopo richiesto. L’intervento è stato sollecitato dal dibattito, ormai risalente, fra chi ritiene che la parte che intenda superare l’efficacia di un testamento olografo sospettato di non autenticità, lo debba semplicemente disconoscere (così Cass. 16 ottobre 1975, n. 3371, confermata da Cass. 23 dicembre 2011, n. 28673, che giunge a questo esito partendo dalla valorizzazione della natura di scrittura privata del testamento olografo) e i sostenitori della necessità della proposizione della querela di falso (in questo senso già Cass. 3 agosto 1968, n. 2793, Cass. 30 ottobre 2003, n. 16362 e, più di recente, Cass. 24 maggio 2012, n. 8272, che muovono dalla considerazione dell’incompatibilità del procedimento di verificazione rispetto ad una scrittura proveniente da un terzo necessariamente estraneo al processo qual è il de cuius, e anche Cass. S.U. 23 giugno 2010, n. 15169 che, chiamate a risolvere un contrasto relativo ai modi di contestazione delle scritture private provenienti da terzi rispetto alla lite, hanno, seppure in obiter, indicato la querela di falso quale strumento processuale idoneo a privare di ogni efficacia il testamento olografo, dato il valore “intrinsecamente elevato” di tale scrittura). Opzioni entrambe avvallate negli anni dalla dottrina sulla scorta di percorsi argomentativi fondati, volta per volta, sulle peculiarità del testamento olografo e sulla riflessione in ordine alle conseguenze generate dalla scelta dei due diversi strumenti predisposti dall’ordinamento per superare la valenza probatoria di una prova documentale (per una esaustiva ricognizione degli aspetti più problematici del dibattito giurisprudenziale si rimanda a M. SESTA, Questioni sulla prova della falsità del testamento olografo, in Contr. impr. 2014, pp. 69-78).

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