Archivio della categoria: PROPRIETA’

Rimessa alle Sezioni Unite la questione della costruzione realizzata su suolo in comunione

Con ordinanza n. 9316 del 11 aprile 2017, la Seconda Sezione ha trasmesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione, oggetto di contrasto, concernente il regime proprietario della costruzione realizzata, su suolo comune (ed in violazione dei limiti ex art. 1102 c.c.), da uno solo dei comunisti.

Secondo un primo orientamento, per il principio dell’accessione (art. 934 c.c.) la costruzione su suolo comune è anch’essa comune, salvo contrario accordo scritto ad substantiam (Cass. 11 novembre 1997 n. 11120); un altro e più recente orientamento – che l’ordinanza di remissione non ritiene di poter condividere – ha invece affermato che la disciplina dell’accessione si applica soltanto alle costruzioni su suolo altrui, mentre nell’ipotesi di costruzione su fondo comune prevale la disciplina della comunione, con la conseguenza che l’opera diviene di comproprietà dei non costruttori solo se essa sia stata realizzata in conformità di detta disciplina, cioé nel rispetto dei limiti al comproprietario all’uso delle cose comuni (art. 1102 c.c.): conseguentemente le opere abusivamente create divengono di proprietà esclusiva del costruttore (Cass. 27 marzo 2007 n. 7523)

Proprietà e diritto privato delle Regioni (a proposito di Corte cost. n. 228/2016)

Anno IV, Numero I, gennaio/marzo 2017

 di ALBERTO MARIA BENEDETTI, Professore associato nell’Università di Genova

 

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Una recente decisione della Corte costituzionale (Corte cost., 24 ottobre 2016, n. 228) interviene su una vicenda le cui origini risalgono ad oltre due secoli fa: i c.d. «beni estimati» (e, cioè, le cave delle Alpi apuane) furono assegnati – con un editto del 1751 emanato dalla Duchessa di Carrara Maria Teresa Cybo-Malaspina – in concessione perpetua agli estrattori che, al tempo dell’editto, avessero dimostrato di avere avuto una cava aperta da almeno venti anni.

Questo “diritto perpetuo” (oscillante, nella sua qualificazione, tra proprietà e concessione) sembra sopravvivere ai mutamenti giuridici e politici dei secoli successivi, fino a quando, nel 2015, la Regione Toscana tenta di risolvere la questione in modo drastico: la legge reg. n. 35/2015, all’art. 32, attribuisce i beni estimati al patrimonio indisponibile dei Comuni di Massa e Carrara. In realtà, i legislatori toscani sono più sottili e tentando di legittimare la loro iniziativa sotto l’ombrello dell’accertamento di una situazione storicamente esistente: l’art. 32, infatti, richiama il «rispetto dei principi e istituti giuridici storicamente consolidatisi in riferimento allo sfruttamento dei marmi negli agri marmiferi vicinali e alla disciplina generale di cui all’editto della Duchessa Maria Teresa Cybo Malaspina del 1 febbraio 1751» (art. 32, 1° comma) e, conseguentemente, dispone che i Comuni di Massa e Carrara provvedano ad un accertamento ricognitivo dei beni estimati, al fine di attribuirli in concessione con nuove regole basato sulla onerosità e temporaneità delle concessioni, da rilasciare mediante pubblica gara. Contro questa disposizione si dirigono le doglianze del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Tribunale di Massa, davanti al quale era stata instaurata un’azione da parte dei concessionari dei beni estimati che chiedevano fosse accertata in loro capo l’esistenza di un diritto di proprietà su detti beni: per entrambi, la legge regionale non accerta ma innova, e, come tale, sicuramente lede l’art. 117, 2° comma, lett. l)., cost. (che assegna l’«ordinamento civile» alle competenze esclusive dello Stato).

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 228/2016, condivide le critiche mosse alla legge regionale toscana: dal 1751 in poi, non vi fu mai soluzione certa in ordine al problema della proprietà dei beni estimati, anche se, nei tempi più recenti, sembra esservi stata, rilevano i giudici costituzionali, una certa preferenza per la qualificazione di detti beni come appartenenti al patrimonio indisponibile del Comune di Carrara.

Ciò nonostante, la qualificazione pubblica o privata di un determinato bene appartiene certamente all’«ordinamento civile»; non era dunque la Regione Toscana che poteva tentare un’interpretazione autentica dell’Editto Teresiano del 1751, bensì lo Stato che, titolare della competenza sul diritto civile, è l’unico oggi in grado di poter dettare regole sul regime giuridico dei beni estimati e perché, scrive la Corte, la potestà di interpretazione autentica spetta a chi sia titolare della funzione legislativa cui la norma è riconducibile. Lo Stato italiano, beninteso, come continuatore/erede del Ducato, avrebbe potuto effettuare un intervento legislativo di questo genere, e non certo una sua emanazione regionale (la Toscana) priva di legittimazione a legiferare su questo aspetto.

La decisione della Corte costituzionale è debole sotto molti punti di vista; in particolare, la motivazione addotta sembra troppo sbrigativa, e, per certi versi, banale. Che i regimi proprietari facciano parte dell’ordinamento civile, essendo così coperti dalla riserva di legislazione statale, non è dubbio; tuttavia, la localizzazione di determinati beni, la loro connessione con un territorio specifico (e solo con quello) può giustificare interventi normativi delle Regioni in cui questi beni si trovano. I «beni estimati» si trovano in Toscana, sulle alpi apuane, e notoriamente sono legati all’estrazione del marmo che caratterizza storicamente una determinata zona di questa Regione; il loro regime giuridico, dunque, può essere senz’altro rilevante per il legislatore toscano, non fosse altro per un principio di prossimità che, nel caso, è difficile poter negare.

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Danno non patrimoniale da infiltrazioni: risarcibile in quanto conseguenza della lesione del diritto (inviolabile) di proprietà oppure della lesione di un diritto ulteriore?

Anno II, Numero III, luglio/settembre 2015

di STEFANO GATTI, Dottorando di ricerca nel’Università di Verona

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In merito all’orientamento, di cui è espressione la pronuncia del Tribunale di Vercelli 12 febbraio 2015, il quale riconosce la risarcibilità del danno non patrimoniale conseguente alla lesione del diritto di proprietà, una riflessione in chiave critica può muoversi in due direzioni.

Innanzitutto, ci si può chiedere se tale diritto rientri nel novero degli interessi della persona costituzionalmente garantiti coperti dal crisma dell’inviolabilità. In secondo luogo, ci si può interrogare se le pretese risarcitorie dei danneggiati, diverse dal danno emergente e dal lucro cessante, possano essere davvero inquadrate, in una fattispecie come questa, nell’ambito delle conseguenze dannose della violazione del diritto dominicale.

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L’acquisizione sanante ex art. 42-bis T.U. Espropriazioni è costituzionalmente legittima

Corte Cost., sentenza, 30 aprile 2015 n. 71, Rel. Zanon si pronuncia sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 42-bis del D.P.R. 8 giugno 2001 n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità – Testo A), sollevata dalle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione e dal T.A.R. Lazio, con riferimento agli articoli 3, 24, 42, 97, 111 co. 1 e 2, 113 e 117 co. 1 della Costituzione.

L’art. 42-bis T.U. Espropriazioni è stato introdotto dall’art. 34 co. 1, del D.L. 6 luglio 2011 n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito con modificazioni nella Legge 15 luglio 2011 n. 111 art. 1 co. 1, a seguito della declaratoria di incostituzionalità per eccesso di delega (Corte Cost. sentenza 8 ottobre 2010 n. 293) del previgente art. 43. La norma, rubricata “Utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico”, nella sua attuale formulazione prevede un particolare meccanismo di “espropriazione semplificata” a seguito di occupazione originariamente illegittima di un bene immobile privato da parte della P.A. Continua a leggere

La proprietà è un diritto inviolabile? Ammessa la risarcibilità del danno non patrimoniale da lesione della proprietà

Con Tribunale Vercelli,12 febbraio 2015, Giud. Fiengo, torna alla ribalta delle cronache giuridiche la delicata questione della risarcibilità del danno non patrimoniale da lesione della proprietà.

A seguito di procedimento per ATP volto ad accertare la causa di infiltrazioni di acqua nei propri immobili, gli attori coltivavano giudizio meritale ex art. 2051 c.c. ai fini della condanna delle parti convenute, da un lato, all’esecuzione delle opere di risanamento necessarie per l’eliminazione delle infiltrazioni e, dall’altro, al risarcimento dei danni subiti, patrimoniali e non patrimoniali.

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