Archivio della categoria: OBBLIGAZIONE

Accollo del debito futuro restitutorio nascente da sopravvenuta revocatoria del pagamento di crediti all’azienda in caso di cessione: rimessa la questione alle Sezioni Unite

Con ordinanza 21 aprile 2016 n. 8090 viene rimessa alle Sezioni Unite la questione se, e a quali condizioni, la cessione o il conferimento dell’azienda accolli al cessionario o conferitario il debito restitutorio nascente dalla sopravvenuta revocatoria fallimentare del pagamento di crediti aziendali.

In argomento cfr. STEFINI, La Cassazione su accollo “interno” ed “esterno”, in Dir. civ. cont., 25 giugno 2014.

La Cassazione sulla compatibilità della responsabilità precontrattuale con la validità del contratto concluso

Cass. 23 marzo 2016 n. 5762, Rel. Lamorgese, torna a pronunciarsi sulla questione della compatibilità della responsabilità precontrattuale con la validità del contratto concluso. La sentenza si rivela particolarmente interessante anche perché riguarda una vicenda negoziale diversa da quelle che sin qui hanno interessato il principio di diritto in questione, inducendo all’accoglimento in giurisprudenza della c.d. teoria dei vizi incompleti.

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Al termine della locazione commerciale: sulla legittimazione del conduttore a subordinare la restituzione dell’immobile alla corresponsione dell’indennità di avviamento e sulla forma dell’offerta

Anno III, Numero I, gennaio/marzo 2016

di STEFANO CAVASSA, Dottorando nell’Università di Genova

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La Corte di Cassazione con sentenza 20 gennaio 2016, n. 890 torna a pronunciarsi sulle dinamiche conseguenti al venir meno di un contratto di locazione d’immobile ad uso non abitativo. In particolare, il giudice di legittimità si sofferma sulla validità dell’offerta formale condizionata con cui il conduttore subordina il rilascio dell’immobile al pagamento, da parte del locatore, dell’indennità per la perdita dell’avviamento (art. 34 l. 27.7.1978, n. 392).

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La buona fede è criterio di valutazione del legittimo esercizio del potere di avvalersi della clausola risolutiva espressa

Secondo Cass. 23 novembre 2015 n. 23868, il principio di buona fede si pone, nell’ambito della fattispecie dell’art. 1456 c.c., come canone di valutazione sia dell’esistenza dell’inadempimento, sia del conseguente legittimo esercizio del potere unilaterale di risolvere il contratto, al fine di evitarne l’abuso ed impedendone l’esercizio ove contrario ad essa (ad esempio escludendo i comportamenti puramente pretestuosi, che quindi non riceveranno tutela dall’ordinamento).

Valore probatorio della quietanza rilasciata per conto del (con)creditore e nullità del contratto preliminare ex art. 30 co. 2 TU edilizia. Considerazioni critiche a margine di una recente pronunzia della Cassazione

Anno III, Numero I, gennaio/marzo 2016

di ENRICO CAMILLERI, Ordinario nell’Università di Palermo

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A poco più di un anno dall’intervento nomofilattico che ha ricondotto a mera analogia legis l’ascrizione alla quietanza di pagamento del regime della confessione stragiudiziale (Cass. Sez. Un., 22 settembre 2014, n. 19888, in I Contratti, 2015, 147 e ss.), la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23128 del 12 novembre 2015 resa dalla Sezione II, è tornata sull’argomento, muovendo però in questo caso da premesse ricostruttive – ed approdando ad esiti – che, a ben vedere, non solo deflettono dal solco dell’autorevole precedente, ma a tal punto esasperano alcune tensioni interne alla tessitura concettuale della fattispecie di cui all’art. 1199 c.c., da mettere capo ad autentici paradossi.

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La Cassazione sulla mora del creditore e sull’offerta formale di restituzione dell’immobile in locazione condizionata al pagamento dell’indennità di avviamento

Cass. 20 gennaio 2016 n. 890, Rel. Vincenti, all’esito di un’articolata ricostruzione dei meccanismi della mora del creditore nel rapporto obbligatorio, afferma con una decisione di grande rilevo pratico che, estinto il rapporto di locazione, il conduttore di immobile ad uso commerciale si libera dall’obbligo di corresponsione dei canoni mediante offerta formale di restituzione dell’immobile, ai sensi dell’art. 1216, comma 2, c.c., anche qualora condizioni la riconsegna al pagamento, da parte del locatore, dell’indennità di avviamento.

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La questione della compensabilità del credito «sub iudice» al vaglio delle Sezioni Unite. Il «giusto processo» oltre gli steccati codicistici?

Anno III, Numero I, gennaio/marzo 2016

di SIMONE ALECCI, Dottore di ricerca nell’Università di Palermo

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Cass. ord. 11 settembre 2015, n. 18001, Rel. Vivaldi, immette nel caleidoscopio esegetico delle Sezioni Unite gli ingranaggi del meccanismo compensativo nell’ipotesi in cui uno dei crediti sia sub iudice. Il provvedimento di rimessione scaturisce dall’incursione all’interno del circuito giurisprudenziale di una recente pronuncia – Cass. 17 ottobre 2013 n. 23573, Rel. Frasca – che, dilatando con piglio iperbolico i principi di effettività e di concentrazione delle dinamiche giudiziali, ha audacemente scardinato quell’architrave interpretativa a dir poco monolitica postulante l’irriducibilità allo schema della compensazione del credito incagliato in una vicenda processuale non ancora definitivamente cristallizzata.

L’opportunità di chiamare in causa la giurisdizione di legittimità nella sua composizione più autorevole è ampiamente condivisibile, in quanto il tessuto motivazionale dell’eterodossa sentenza segnalata dall’ordinanza interlocutoria appare innervato da considerazioni di ordine sistematico pericolosamente fuorvianti. Ed infatti, mediante il pretesto argomentativo di non voler intaccare le interazioni tra diritto sostanziale e processo, l’orientamento giurisprudenziale di segno contrario a quello assolutamente prevalente ammette, livellando radicalmente il divario qualitativo e funzionale tra la fattispecie regolata dal primo e quella disciplinata dal secondo comma dell’art. 1243 c.c., l’elisione delle reciproche posizioni debitorie anche allorquando il credito opposto in compensazione sia oggetto di accertamento da parte di un giudice differente da quello investito della controversia relativa al credito principale. Continua a leggere

«Misselling» di prodotti finanziari. I doveri di buona fede e correttezza in soccorso dei risparmiatori traditi

Anno III, Numero I, gennaio/marzo 2016

di TOMMASO FEBBRAJO, Professore associato nell’Università di Macerata

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Nella sentenza in commento (Cass., 24 aprile 2015, n. 8412), la Cassazione affronta ex professo il problema relativo al come i generali doveri di comportarsi secondo buona fede e correttezza previsti dagli artt. 1175, 1337 e 1375 c.c. incidano, all’interno del contratto di assicurazione, sugli obblighi di condotta della parte professionale. All’esito di un interessante iter argomentativo, la sentenza in commento conclude affermando che sono doveri primari dell’assicuratore e dei suoi intermediari o promotori, quelli di fornire «una informazione esaustiva, chiara e completa, e quello di proporre al contraente polizze assicurative realmente utili per le esigenze dell’assicurato», ossia «coerenti con il profilo di rischio o con gli intenti previdenziali» manifestati. I doveri di cui si è appena detto, continua la Corte, «hanno portata generale» e «prevalgono sulle norme regolamentari, quali i regolamenti dell’autorità di vigilanza ed a fortiori sulle indicazioni contenute in atti addirittura privi di potere normativo, quali le circolari dell’autorità amministrativa».

Siffatta interpretazione delle clausole generali codicistiche ha una vocazione senz’altro allargata ed è suscettibile di applicazione anche nell’ambito della vendita di prodotti finanziari. Ciò permette di attribuire alla sentenza in esame una significativa rilevanza all’interno del contenzioso in atto derivante dall’ennesima vicenda di risparmio tradito emersa in seguito al decreto c.d. “salva banche”, emanato dal governo il 22 novembre 2015 per risolvere la crisi di quattro istituti di credito da tempo commissariati. Gli obblighi per l’intermediario di informare e di valutare l’adeguatezza dei prodotti finanziari offerti derivano direttamente dalle clausole generali di buona fede e correttezza previste dal Codice civile, con la conseguenza che i risparmiatori traditi potranno ottenere tutela a prescindere dall’applicabilità della disciplina protettiva di settore.

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Rimessa alle Sezioni Unite la questione relativa alla possibilità che l’eccezione di prescrizione sollevata dall’assicuratore estingua anche il credito vantato dal danneggiato verso l’assicurato

Con ordinanza 25967 del 23 dicembre 2015, la Terza Sezione Civile – sul presupposto dell’esistenza di un contrasto di giurisprudenza sul punto – ha rimesso al Primo Presidente della Corte, ai fini dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione relativa alla possibilità che l’eccezione di prescrizione sollevata dall’assicuratore della responsabilità civile estingua anche il credito vantato dal danneggiato verso l’assicurato.

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Rimessa alle sezioni unite la questione della compensazione legale del credito “sub iudice”

Con l’ordinanza interlocutoria 11 settembre 2015 n.18001, Rel. Vivaldi, la Terza Sezione Civile – sul presupposto dell’esistenza di un contrasto di giurisprudenza sul punto – ha rimesso al Primo Presidente della Corte, ai fini dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione relativa all’operatività della compensazione legale, allorché uno dei crediti risulti “sub iudice”, ovvero accertato giudizialmente, ma con sentenza non ancora passata in giudicato.

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