Archivi categoria: LE FAMIGLIE

Giuramento decisorio deferito allo scopo di dimostrare la consistenza delle risorse economiche dei coniugi nel giudizio di separazione o divorzio

Trib. Palermo ord. 23 dicembre 2016 dichiara l’inammissibilità del giuramento decisorio deferito allo scopo di dimostrare l’effettiva consistenza delle risorse economiche dei coniugi nell’alveo di un giudizio di separazione o di divorzio.

Dopo aver passato in rassegna le contrastanti prospettazioni ermeneutiche stratificatesi sul tema – dando al contempo atto dell’esistenza di una linea di pensiero che, proponendo una soluzione intermedia, perimetra l’inammissibilità del giuramento decisorio alla sola porzione alimentare dell’assegno (in quanto ritenuta indisponibile) – l’organo giudicante perviene alla conclusione dell’inammissibilità del giuramento decisorio non tanto in virtù dell’indisponibilità sostanziale del diritto alla prestazione di natura assistenziale (cfr., in tal senso, FINOCCHIARO, Assegno alimentare e di mantenimento (Voce), in Enc. Dir., agg. IV, 2000, 11; BARBIERA, Divorzio (Disciplina sostanziale), in Enc. giur., 1989, XI, 9) quanto sulla base della dirimente argomentazione (sostenuta in dottrina, tra gli altri, da FREZZA, Mantenimento diretto e affidamento condiviso, Milano, 2008, 142) per cui il suo deferimento non permetterebbe comunque un’automatica decisione sul punto, in quanto le dichiarazioni da esso scaturenti rappresenterebbero né più né meno che semplici elementi presuntivi, idonei al più a riscontrare altre prove.

Non è possibile adottare il figlio biologico della convivente anche se si è uniti civilmente

Trib. Milano 17 ottobre 2016 concerne due ricorsi riuniti per una richiesta di adozione – reciproca e incrociata – della figlia biologica della convivente da parte di una coppia omosessuale, convivente dal 2002. La conservazione del seme dello stesso donatore aveva consentito alle due donne di accedere, in tempi diversi, ad una procedura di fecondazione assistita di tipo eterolologo.

Con ricorso, ora le due donne chiedevano di poter adottare la figlia biologica della convivente in applicazione dell’art. 44 lett d) l. 184/83.

Il Tribunale ritiene che il ricorso debba essere rigettato in quanto non sussistenti i presupposti di cui all’art. 44 lett. d) L. 184/83 e cioé l’impossibilità di affidamento preadottivo (nello stesso senso, rispetto alla richiesta di adozione del figlio della convivente coniugata con un terzo, Trib. Milano 20 ottobre 2016).

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Maternità assistita con donazione «interna» dell’ovocita ed «esterna» del gamete maschile

La procedura di maternità assistita, afferma cass 30 settembre 2016 n. 19599 tra due donne legate da un rapporto di coppia, con donazione dell’ovocita da parte della prima e conduzione a termine della gravidanza da parte della seconda con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, integra un’ipotesi di genitorialità realizzata all’interno della coppia, assimilabile alla fecondazione eterologa, dalla quale si distingue per essere il feto legato biologicamente ad entrambe le donne.

Appunti al crocevia tra comunione legale e strumenti di partecipazione al rischio di impresa: la Cassazione torna sulla quota di s.r.l.  

Anno III Numero III luglio/settembre 2016

di SIMONE ALECCI

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Cass. 13 maggio 2016, n. 9888, si insinua in quelle zone codicistiche maggiormente erose dall’interazione tra le dottrine di matrice commercialistica e la disciplina della comunione legale dei beni tra coniugi.

Sulla scia segnata da una fattispecie concreta avente ad oggetto un preliminare di vendita di quote di s.r.l. i giudici di legittimità colgono l’occasione per ribadire – in piena ortodossia esegetica rispetto a quanto nitidamente sancito da Cass. 7 marzo 2006, n. 4890 – che gli atti di disposizione di beni mobili non esigono il consenso del coniuge non stipulante, rimanendo a carico del disponente soltanto l’obbligo di ricostituire, a richiesta dell’altro, la comunione nello stato anteriore al compimento dell’atto o, qualora ciò non sia possibile, di versare l’equivalente secondo i valori correnti all’epoca della ricostituzione.

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Per la Cassazione l’onere della prova dell’inefficacia causale dell’infedeltà sulla sopravvenuta intollerabilità della convivenza grava sull’autore della violazione del relativo dovere coniugale

Discostandosi da alcuni precedenti di legittimità Cass. 25 maggio 2016 n. 10823  precisa che l’onere della prova dell’inefficacia causale dell’infedeltà sulla sopravvenuta intollerabilità della convivenza grava sull’autore della violazione del relativo dovere coniugale.

L’infedeltà viola uno degli obblighi direttamente imposti dalla legge a carico dei coniugi così da infirmare, alla radice, l’affectio familiae in guisa tale da giustificare, secondo una relazione ordinaria causale, la separazione. È quindi la premessa, secondo l’id quod plerunque accidit, dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, per causa non indipendente dalla volontà dei coniugi (art. 151, primo comma, cod. civ.).

Non per questo, tuttavia tale regolarità causale assurge a presunzione assoluta.

Precisa infatti la Suprema Corte che l’evento dissolutivo può rivelarsi già “prima facie”- e cioè, sulla base della stessa prospettazione della parte – non riconducibile, sotto il profilo eziologico, alla condotta antidoverosa di un coniuge: come ad esempio, nell’ipotesi di un isolato e remoto episodio d’infedeltà (ma anche di mancata assistenza, o allontanamento dalla casa coniugale), da ritenere presuntivamente superato, nel prosieguo, da un periodo di convivenza.

Va da sé, infatti, che occorre l’elemento della prossimità: la presunzione opera quando la richiesta di separazione personale segua, senza cesura temporale, all’accertata violazione del dovere coniugale. Diversamente, nel caso – infrequente, ma non eccezionale – di accettazione reciproca di un allentamento degli obblighi previsti dalla norma (come nel regime – secondo la definizione invalsa nell’uso- dei “separati in casa”), si prospetta un fatto secondario, accidentale e atipico, che contrasta l’applicabilità della regola generale di causalità: onde, il relativo onere probatorio incumbit ei qui dicit.

Di regola, spetterà quindi al coniuge infedele (o che ha abbandonato il tetto coniugale) la prova della mancanza del nesso eziologico tra infedeltà (o abbandono del tetto) e crisi coniugale: sotto il profilo che il suo comportamento si sia inserito in una situazione matrimoniale già compromessa e connotata da un reciproco disinteresse. In una parola, in una crisi del rapporto matrimoniale già in atto.

 

Riconoscimento in Italia di un provvedimento straniero di «stepchild adoption»: la Corte costituzionale ritiene inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 35 e 36 della legge 184/1983

Con l’attesa sentenza 7 aprile 2016 n. 76, Rel. Zanon, la Corte Costituzionale  ha dichiarato l’inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 35 e 36 della legge 184/1983 sull’adozione, sollevate, in riferimento agli artt. 2, 3, 30, 31 e 117 della Costituzione, nonché in relazione agli artt. 8 e 14 della CCEDU, dal Tribunale per i minorenni di Bologna.

L’inadeguata individuazione, da parte del giudice rimettente, del contesto normativo determina, ad avviso della Corte, un’erronea qualificazione dei fatti sottoposti al suo giudizio, tale da riverberarsi sulla rilevanza delle questioni proposte. Una soluzione della questione, quella dell’inammissibilità per irrilevanza, che, in ragione della prospettazione del giudice a quo, la dottrina aveva indicato come esito inevitabile (cfr. E. BILOTTI  Il riconoscimento in Italia dei provvedimenti stranieri di “stepchild adoption” da parte del coniuge “same sex” del genitore biologico: il Tribunale per i Minorenni di Bologna solleva la questione di legittimità costituzionale degli artt. 35 e 36 della legge 184/1983, in Dir. civ. cont. 3 dicembre 2014)

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Adozione “incrociata” della figlia della convivente: un nuovo caso di adozione legittimante ex art. 44 lett. d) L. 184/83

Sulla scia di App. Roma 23 dicembre 2015, con sentenza decisa il 30 dicembre 2015, il Tribunale per i minorenni di Roma accoglie il ricorso di due donne conviventi e unite da una relazione sentimentale di adozione in casi particolari dei propri figli: ciascuna delle due donne è infatti madre biologica per inseminazione eterologa di una bambina, che con il provvedimento che si segnala viene adottata dal convivente. In questo senso, si tratta del primo caso di adozione in casi particolari “incrociata” ex art. 44 lett. d L. 184/83. Le due bambine, a seguito dell’adozione del convivente della madre, assumono lo stesso doppio cognome ma, trattandosi di adozione non legittimante, non divengono parenti.

Scioglimento della comunione legale, conti bancari cointestati e investimenti dei coniugi: il sottile confine tra “acquisto” di nuovi beni e “conservazione” di beni già acquisiti

Anno III, Numero I, gennaio/marzo 2016

di SARA SCOLA, Assegnista di ricerca nell’Università di Verona 

foto per albo (2)

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La sentenza Tribunale Monza 26 marzo 2015, pur allineandosi a posizioni già note in giurisprudenza, offre l’occasione per fare il punto su questioni assai delicate e complesse, tuttora prive di una univoca soluzione. Nel caso di specie, Tizia conveniva in giudizio Caio al fine di ottenere la condanna di quest’ultimo al versamento in suo favore del 50% delle somme arbitrariamente trasferite dal conto corrente cointestato di Tizia e Caio, già coniugi in regime di comunione legale dei beni, sul conto titoli intestato al solo Caio. In via subordinata, l’attrice chiedeva la condanna del convenuto al versamento del 50 % delle somme dallo stesso riscattate, già contenute nel deposito titoli, oltre che il 50% delle somme ancora presenti sul conto corrente cointestato al momento della chiusura di esso. Il Tribunale di Monza rigettava la domanda di condanna di Caio al versamento del 50% delle somme presenti sul conto cointestato al momento dello scioglimento della comunione, evidenziando che il conto comune risultava alimentato esclusivamente dai proventi dell’attività separata del convenuto, la cui condivisione con l’altro coniuge sarebbe potuta avvenire solo al momento dello scioglimento del regime comunitario (mentre il conto corrente risultava estinto – e con saldo zero – ben prima di tale data).

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La sproporzione tra i redditi e un deterioramento delle condizioni economiche non «apprezzabile» non giustificano la corresponsione dell’assegno divorzile

Con sentenza 22 dicembre 2015 la Corte di appello di Palermo ha riformato la sentenza di prime cure con cui il Tribunale di Palermo aveva dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, ponendo a carico dell’ex marito l’obbligo di corrispondere un assegno mensile alla ex moglie (già peraltro pattuito in sede di separazione consensuale).

Ritiene in particolare la Corte come non sia sufficiente – come ritenuto invece dal giudice di primo grado – la sussistenza di una sproporzione tra i redditi degli ex coniugi se le condizioni economiche siano comunque idonee a garantire un tenore di vita analogo a quello tenuto in costanza di vita in comune, dovendosi peraltro ritenere inevitabile un certo deterioramento delle rispettive condizioni, quale effetto diretto della separazione ed in ragione della duplicazione delle voci di spesa fissa.

Per la Corte di appello di Roma «un profondo legame» giustifica l’adozione della figlia della convivente

Confermando la decisione del Tribunale dei minorenni di Roma del 30 luglio 2014 in Dir. Civ. Cont. 5 giugno 2015, con nota critica di G. MIOTTO, Stepchild adoption omoparentale ed interesse del minore, la Corte di appello di Roma con sentenza 23 dicembre 2015, Rel. Pagliari, ribadisce che, ove sussista «un profondo legame» della minore instaurato con la convivente della madre biologica «sin dalla nascita e caratterizzato da tutti gli elementi affettivi e di riferimento relazionale, interno ed esterno, qualificanti il rapporto di tipo genitoriale/filiale», si tratta di «prendere atto di una relazione già sussistente e consolidata nella vita della minore e valutare l’utilità per quest’ultima che la relazione di fatto esistente sia rivestita giuridicamente a tutela della minore medesima».

In altre parole, il giudice può valutare se nel caso concreto l’adozione – ex art. art. 44 co. 1, lett. D della Legge n. 184/1983 – sia nell’interesse del minore. E a tal fine occorre valutare il legame esistente tra la minore ed il soggetto con cui sussiste il legame affettivo, considerato «autonomamente e non per la relazione con la madre della minore, escludendo alcuna sovrapposizione del rapporto che lega le due figure adulte con quello di tipo filiale».

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