Archivi categoria: MATRIMONIO

Assegnazione della casa coniugale e tutela dei terzi acquirenti

Cass. SS.UU. 22 luglio 2015 n. 15367, Rel. Valitutti, ha formulato il seguente principio di diritto: “il terzo acquirente della casa coniugale, già assegnata al coniuge affidatario del figlio minorenne o maggiorenne non economicamente autosufficiente, non è legittimato, venuti meno i presupposti per l’assegnazione, a chiedere la revisione ai sensi dell’art. 9 della legge n. 898 del 1970, ma può instaurare un ordinario giudizio di cognizione, chiedendo l’accertamento dell’insussistenza delle condizioni per il mantenimento del diritto personale di godimento a favore del coniuge assegnatario della casa coniugale, così conseguendo la declaratoria di inefficacia del titolo che legittima l’occupazione della casa coniugale”.

Gratuità e onerosità delle attribuzioni patrimoniali compiute dai coniugi in occasione della separazione

E’ noto che “Sono privi di effetto rispetto ai creditori, se compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, gli atti a titolo gratuito, esclusi i regali d’uso e gli atti compiuti in adempimento di un dovere morale o a scopo di pubblica utilità, in quanto la liberalità sia proporzionata al patrimonio del donante” (Art. 64, RD 16/03/1942, n. 267).

Cass. 24 giugno 2015 n. 13087, Rel. Nappi, ritiene che tra gli atti a titolo gratuito possa ricomprendersi anche l’immobile “donato” da un coniuge all’altro coniuge in vista della separazione.

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Stepchild adoption omoparentale ed interesse del minore

Anno II, Numero II, aprile/giugno 2015

di GIAMPAOLO MIOTTO, Avvocato

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1. Premessa.

Alcune recenti pronunce che hanno trovato vasta eco presso l’opinione pubblica hanno riacceso il dibattito in merito all’ammissibilità dell’adozione “omoparentale” nel nostro ordinamento giuridico.

In particolare, la sentenza del Tribunale dei minorenni di Roma 30 luglio 2014 ha deciso il caso di due donne legate da una relazione sentimentale, da tempo conviventi, una delle quali era ricorsa alle tecniche di procreazione assistita, dando alla luce una bambina, che era stata poi cresciuta da entrambe. Continua a leggere

La Cassazione esclude che il cambiamento di sesso di uno dei coniugi comporti la cessazione degli effetti civili del matrimonio

A seguito della sentenza “additiva di principio” della Corte costituzionale (in Dir. civ. cont. 28 agosto 2014, con nota di BARTOLINI, Cambiare sesso da sposati: la Consulta sul divorzio del transessuale) che aveva ritenuto l’incostitituzionalità della caducazione automatica degli effetti civili del matrimonio, in conseguenza della rettificazione del sesso di uno dei due coniugi, Cass. 21 aprile 2015 n. 8097, Rel Acierno, ritiene illegittima l’annotazione della cessazione degli effetti civili del matrimonio apposta a margine dell’atto di matrimonio e ne dispone la cancellazione.

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Convivenza more uxorio e solidarietà post-coniugale

Anno II, Numero II, aprile/giugno 2015

di EMANUELE BILOTTI, Professore associato nell’Università Europea di Roma

BILOTTI

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Un rapporto stabile e continuativo di convivenza more uxorio, intrapreso dall’ex coniuge “debole” dopo il divorzio o anche prima di esso, può valere  di per sé a escludere in maniera definitiva la spettanza dell’assegno post-matrimoniale? Con la sentenza in esame (Cass. 3 aprile 2015 n. 6855, Rel. Dogliotti) la Suprema Corte dà a questo interrogativo una risposta affermativa finalmente priva di ambiguità e incertezze, contribuendo così a consolidare quell’orientamento della propria giurisprudenza, che, già in precedenza, sia pure con qualche esitazione, aveva indicato la strada del superamento dell’idea di un’impossibile assimilazione tra convivenza e nuove nozze quanto alla loro automatica efficacia ablativa della cd. solidarietà post-coniugale.

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La trascrizione nel registro degli atti di matrimonio di un matrimonio omosessuale celebrato all’estero può essere cancellata solo dal Tribunale e non dal Prefetto

TAR Lazio, 9 marzo 2015, n. 3907 Pres. Amodio, Est. Proietti, ha stabilito che “una trascrizione nel Registro degli atti di matrimonio può essere espunta e/o rettificata solo in forza di un provvedimento dell’Autorità giudiziaria e non anche adottando un provvedimento amministrativo da parte dell’Amministrazione centrale, neanche esercitando il potere di sovraordinazione che, effettivamente, il Ministro dell’Interno vanta sul Sindaco in tema di stato civile (cfr. Trib. Grosseto 26 febbraio 2015)

Il Tribunale di Grosseto ribadisce la trascrivibilità del matrimonio omosessuale celebrato all’estero

Su ricorso in riassunzione, il Trib. Grosseto decreto 26 febbraio 2015 Est. Multari, ribadisce la trascrivibilità del matrimonio omosessuale celebrato all’estero.

Il decreto 9 aprile 2014 (in Dir. civ. cont. 10 luglio 2014, con nota di A.M. Benedetti, Giurisprudenza creativa o illusoria? Prima riflessione su Tribunale di Grosseto: a proposito di matrimonio omosessuale celebrato all’estero)  con cui lo stesso tribunale ordinava la trascrizione era stato dichiarato nullo dalla Corte di appello di Firenze.

Trib. Pesaro 21 ottobre 2014 aveva invece ordinato la cancellazione dai registri dello Stato civile del comune di Fano della trascrizione di un matrimonio omosessuale celebrato in Olanda.

La decisione del giudice marchigiano, sostanzialmente in linea con la posizione assunta da Alberto Maria Benedetti, sembra peraltro confermare che debba essere il giudice ordinario, e non già il Prefetto, a sindacare l’eventuale illegittimità della trascrizione, una volta che la stessa sia stata effettuata (art. 95 co. 1, DPR 396/2000), come afferma ora esplicitamente il TAR Lazio.

 

La Cassazione sul “diritto al matrimonio” di una coppia omosessuale

Cass. 9 febbraio 2015, n. 2400, Rel. Acierno, rigetta il ricorso avverso la decisione della Corte di appello di Roma che, confermando la pronuncia di primo grado, non accoglie la domanda proposta da una coppia omosessuale finalizzata a poter procedere alle pubblicazioni di matrimonio da loro richieste e negate dall’ufficiale di stato civile.

Secondo la suprema corte, è legittima la mancata estensione del regime matrimoniale (nella specie, della possibilità di procedere alle pubblicazione di matrimonio) alle unioni omoaffettive in linea con quanto affermato dalla sentenza n. 138 del 2010 della Corte costituzionale, il cui approdo non può ritenersi superato dalle successive decisioni della Corte di Strasburgo, ancorché il sicuro rilievo costituzionale ex art. 2 Cost. di tali formazioni sociali presupponga – come anche ribadito nella successiva sentenza n. 170 del 2014 della Corte costituzionale – l’individuazione di adeguate forme di garanzia e di riconoscimento, la cui determinazione appartiene alla discrezionalità del legislatore.

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La trascrizione del certificato di nascita del figlio di coniugi “same sex”. Filiazione omogenitoriale, ordine pubblico internazionale e interesse del minore nella recente giurisprudenza torinese

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015

di GUIDO NOTO LA DIEGA. Postdoc Researcher, Queen Mary, University of London 

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Le odierne fugaci riflessioni prendono le mosse da un decreto con cui, in data 29 Ottobre 2014, la Corte d’Appello di Torino, ribaltando la decisione di primo grado, ha imposto all’ufficiale dello stato civile di trascrivere l’atto di nascita di un bambino risultante ab origine figlio di due madri, le quali, una spagnola e una Italiana, sposatesi in Spagna nel 2009, avevano procreato in Spagna tramite un procedimento di fecondazione eterologa.

Il decreto in parola è di grande rilevanza in quanto senza precedenti, posto che sinora ciò che, talvolta, si era arrivato a riconoscere era la c.d. stepchild adoption, cioè l’adozione del figlio del partner (nei casi considerati, in una relazione omosessuale).

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Esercizio dell’attività di impresa in forma societaria e disciplina di cui all’art. 230-bis c.c.: sull’asserita incompatibilità

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015

di LUIGI BALESTRA, Ordinario nell’Università di Bologna

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Le Sezioni Unite (Cass., sez un., 6 novembre 2014, n. 23676 Rel. Bernabai già segnalata in questa Rivista) hanno risolto il conflitto, profilatosi innanzi alla Sezione lavoro agli inizi del nuovo millennio, in ordine alla portata applicativa dell’art. 230-bis c.c., essendo state chiamate a stabilire se la fattispecie compendiata dalla norma in questione presupponga necessariamente un imprenditore persona fisica – elemento per vero non enunciato esplicitamente dalla disposizione, ma ricavabile dal comma 3 dell’art. 230-bis c.c. ove v’è il riferimento a un vincolo (di coniugio, parentela o affinità) configurabile solo tra persone fisiche – o se, invece, sia prospettabile anche quando l’attività di impresa venga svolta in forma societaria.

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