Archivio della categoria: CONVIVENZA MORE UXORIO

Non è possibile adottare il figlio biologico della convivente anche se si è uniti civilmente

Trib. Milano 17 ottobre 2016 concerne due ricorsi riuniti per una richiesta di adozione – reciproca e incrociata – della figlia biologica della convivente da parte di una coppia omosessuale, convivente dal 2002. La conservazione del seme dello stesso donatore aveva consentito alle due donne di accedere, in tempi diversi, ad una procedura di fecondazione assistita di tipo eterolologo.

Con ricorso, ora le due donne chiedevano di poter adottare la figlia biologica della convivente in applicazione dell’art. 44 lett d) l. 184/83.

Il Tribunale ritiene che il ricorso debba essere rigettato in quanto non sussistenti i presupposti di cui all’art. 44 lett. d) L. 184/83 e cioé l’impossibilità di affidamento preadottivo (nello stesso senso, rispetto alla richiesta di adozione del figlio della convivente coniugata con un terzo, Trib. Milano 20 ottobre 2016).

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Maternità assistita con donazione «interna» dell’ovocita ed «esterna» del gamete maschile

La procedura di maternità assistita, afferma cass 30 settembre 2016 n. 19599 tra due donne legate da un rapporto di coppia, con donazione dell’ovocita da parte della prima e conduzione a termine della gravidanza da parte della seconda con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, integra un’ipotesi di genitorialità realizzata all’interno della coppia, assimilabile alla fecondazione eterologa, dalla quale si distingue per essere il feto legato biologicamente ad entrambe le donne.

Per la Corte di appello di Roma «un profondo legame» giustifica l’adozione della figlia della convivente

Confermando la decisione del Tribunale dei minorenni di Roma del 30 luglio 2014 in Dir. Civ. Cont. 5 giugno 2015, con nota critica di G. MIOTTO, Stepchild adoption omoparentale ed interesse del minore, la Corte di appello di Roma con sentenza 23 dicembre 2015, Rel. Pagliari, ribadisce che, ove sussista «un profondo legame» della minore instaurato con la convivente della madre biologica «sin dalla nascita e caratterizzato da tutti gli elementi affettivi e di riferimento relazionale, interno ed esterno, qualificanti il rapporto di tipo genitoriale/filiale», si tratta di «prendere atto di una relazione già sussistente e consolidata nella vita della minore e valutare l’utilità per quest’ultima che la relazione di fatto esistente sia rivestita giuridicamente a tutela della minore medesima».

In altre parole, il giudice può valutare se nel caso concreto l’adozione – ex art. art. 44 co. 1, lett. D della Legge n. 184/1983 – sia nell’interesse del minore. E a tal fine occorre valutare il legame esistente tra la minore ed il soggetto con cui sussiste il legame affettivo, considerato «autonomamente e non per la relazione con la madre della minore, escludendo alcuna sovrapposizione del rapporto che lega le due figure adulte con quello di tipo filiale».

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La tutela del futuro assegnatario della casa familiare nella fase introduttiva del giudizio di separazione

Anno II, Numero IV, ottobre/dicembre 2015

di CARLO PETTA, dottorando di ricerca

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La pronuncia in commento (Cass. 11 settembre 2015 n. 17971, Rel. Acierno) desta specifico interesse in quanto rappresenta uno dei pochi casi nei quali la Suprema Corte si è occupata della tutela invocabile dal genitore nella fase introduttiva del giudizio di separazione.

La questione in esame, essenzialmente, si realizza ogniqualvolta il genitore proprietario, al fine di eludere le prescrizioni dell’art. 337-sexies cod. civ., alieni prima dell’assegnazione provvisoria all’esito dell’udienza di cui all’art. 708 cod. proc. civ. l’immobile già adibito a casa familiare in danno dell’altro genitore al quale, verosimilmente, verrà affidata la prole e, pertanto, assegnata la casa. In tal caso, il genitore “potenziale assegnatario” risulta non tutelato non avendo il legislatore previsto la trascrizione della domanda giudiziale di assegnazione, similmente a quanto fatto, al contrario, in relazione alla trascrivibilità del relativo provvedimento, sia esso definitivo o provvisorio. Continua a leggere

La Corte di Appello di Palermo solleva la questione di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter c.c. nella parte in cui non consente al giudice di valutare se risponda all’interesse del minore mantenere un rapporto stabile con l’ex convivente del genitore biologico

Con ordinanza 31 agosto 2015 la Corte di appello di Palermo ritiene che tra i soggetti con il quale il figlio minore ha diritto a mantener un rapporto stabile e significativo non rientra anche l’ex partner del genitore biologico. Conseguentemente ritiene necessario sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter c.c.: tale disposizione, infatti, nello stabilire che “il figlio minore ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori” – finalità per realizzare la quale il giudice ex art. 337-bis “adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa” – si pone in contrasto non componibile in via interpretativa con la Costituzione (artt. 2, 3, 30, 31 117) e la CEDU (art. 8).

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L’ex convivente more uxorio, collocatario dei figli minori e assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario

Con sentenza 11 settembre 2015 n. 17971, Rel. Acierno, la prima sezione civile della Cassazione ha stabilito che, in caso di cessazione della convivenza di fatto, il genitore collocatario dei figli minori, nonché assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario, la cui opponibilità infranovennale è garantita, pur in assenza di trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione, anche nei confronti dei terzi acquirenti consapevoli della pregressa condizione di convivenza.

Nel caso specifico, la Corte Suprema ritiene irrilevante l’anteriorità dell’acquisto da parte del terzo rispetto alla data del provvedimento giudiziale di assegnazione, non soltanto in ragione della condizione di detentore qualificato dell’ex convivente more uxorio (cfr. OMODEI SALE’, Il convivente estromesso dall’abitazione può esercitare l’azione di reintegrazione, Dir. civ. cont. 25 giugno 2014), ma anche in considerazione della circostanza che lo stesso aveva esperito con esito positivo azione revocatoria dell’atto di vendita dell’immobile adibito a casa familiare.

La Cassazione esclude che il cambiamento di sesso di uno dei coniugi comporti la cessazione degli effetti civili del matrimonio

A seguito della sentenza “additiva di principio” della Corte costituzionale (in Dir. civ. cont. 28 agosto 2014, con nota di BARTOLINI, Cambiare sesso da sposati: la Consulta sul divorzio del transessuale) che aveva ritenuto l’incostitituzionalità della caducazione automatica degli effetti civili del matrimonio, in conseguenza della rettificazione del sesso di uno dei due coniugi, Cass. 21 aprile 2015 n. 8097, Rel Acierno, ritiene illegittima l’annotazione della cessazione degli effetti civili del matrimonio apposta a margine dell’atto di matrimonio e ne dispone la cancellazione.

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Il Tribunale di Palermo riconosce ex art. 337-bis e 337-ter c.c., interpretati conformemente agli art. 8 CEDU e 7 e 24 CDFUE, il diritto del minore di mantenere un rapporto stabile con l’ex convivente (omosessuale) del genitore biologico

Con decreto del 13 aprile 2015, il Tribunale di Palermo Est. Ruvolo si pronuncia sul ricorso proposto ai sensi dell’art. 737 c.p.c. dall’ex convivente del genitore al fine di mantenere i rapporti con i figli di questo. La fattispecie concreta concerneva una coppia omossessuale femminile, che nel corso della relazione sentimentale aveva deciso di avere dei figli. Una delle donne ricorreva così alla procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo in uno Stato estero, conclusasi con la procreazione di due gemelli. Risultando genitore nei registri dello stato civile italiani la sola madre biologica, la coppia adiva l’autorità giudiziaria al fine di ottenere in capo all’altro partner il riconoscimento di una “potestà analoga a quella genitoriale” (sulla trascrizione del certificato di nascita del figlio di coniugi “same sex”, cfr. Corte di Appello di Torino 29 ottobre 2014, in Dir.civ.cont. 19 gennaio 2015, con nota di Noto La Diega, La trascrizione del certificato di nascita del figlio di coniugi “same sex”. Filiazione omogenitoriale, ordine pubblico internazionale e interesse del minore nella recente giurisprudenza torinese). I ricorsi venivano rigettati, sia in primo che in secondo grado, per l’inesistenza di un simile diritto nel nostro ordinamento. Entrata in crisi la relazione di coppia, la madre biologica recideva i contatti tra i figli e l’ex partner.

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Convivenza more uxorio e solidarietà post-coniugale

Anno II, Numero II, aprile/giugno 2015

di EMANUELE BILOTTI, Professore associato nell’Università Europea di Roma

BILOTTI

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Un rapporto stabile e continuativo di convivenza more uxorio, intrapreso dall’ex coniuge “debole” dopo il divorzio o anche prima di esso, può valere  di per sé a escludere in maniera definitiva la spettanza dell’assegno post-matrimoniale? Con la sentenza in esame (Cass. 3 aprile 2015 n. 6855, Rel. Dogliotti) la Suprema Corte dà a questo interrogativo una risposta affermativa finalmente priva di ambiguità e incertezze, contribuendo così a consolidare quell’orientamento della propria giurisprudenza, che, già in precedenza, sia pure con qualche esitazione, aveva indicato la strada del superamento dell’idea di un’impossibile assimilazione tra convivenza e nuove nozze quanto alla loro automatica efficacia ablativa della cd. solidarietà post-coniugale.

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La trascrizione del certificato di nascita del figlio di coniugi “same sex”. Filiazione omogenitoriale, ordine pubblico internazionale e interesse del minore nella recente giurisprudenza torinese

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015

di GUIDO NOTO LA DIEGA. Postdoc Researcher, Queen Mary, University of London 

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Le odierne fugaci riflessioni prendono le mosse da un decreto con cui, in data 29 Ottobre 2014, la Corte d’Appello di Torino, ribaltando la decisione di primo grado, ha imposto all’ufficiale dello stato civile di trascrivere l’atto di nascita di un bambino risultante ab origine figlio di due madri, le quali, una spagnola e una Italiana, sposatesi in Spagna nel 2009, avevano procreato in Spagna tramite un procedimento di fecondazione eterologa.

Il decreto in parola è di grande rilevanza in quanto senza precedenti, posto che sinora ciò che, talvolta, si era arrivato a riconoscere era la c.d. stepchild adoption, cioè l’adozione del figlio del partner (nei casi considerati, in una relazione omosessuale).

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