Archivio della categoria: COMUNIONE LEGALE

Appunti al crocevia tra comunione legale e strumenti di partecipazione al rischio di impresa: la Cassazione torna sulla quota di s.r.l.  

Anno III Numero III luglio/settembre 2016

di SIMONE ALECCI

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Cass. 13 maggio 2016, n. 9888, si insinua in quelle zone codicistiche maggiormente erose dall’interazione tra le dottrine di matrice commercialistica e la disciplina della comunione legale dei beni tra coniugi.

Sulla scia segnata da una fattispecie concreta avente ad oggetto un preliminare di vendita di quote di s.r.l. i giudici di legittimità colgono l’occasione per ribadire – in piena ortodossia esegetica rispetto a quanto nitidamente sancito da Cass. 7 marzo 2006, n. 4890 – che gli atti di disposizione di beni mobili non esigono il consenso del coniuge non stipulante, rimanendo a carico del disponente soltanto l’obbligo di ricostituire, a richiesta dell’altro, la comunione nello stato anteriore al compimento dell’atto o, qualora ciò non sia possibile, di versare l’equivalente secondo i valori correnti all’epoca della ricostituzione.

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Scioglimento della comunione legale, conti bancari cointestati e investimenti dei coniugi: il sottile confine tra “acquisto” di nuovi beni e “conservazione” di beni già acquisiti

Anno III, Numero I, gennaio/marzo 2016

di SARA SCOLA, Assegnista di ricerca nell’Università di Verona 

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La sentenza Tribunale Monza 26 marzo 2015, pur allineandosi a posizioni già note in giurisprudenza, offre l’occasione per fare il punto su questioni assai delicate e complesse, tuttora prive di una univoca soluzione. Nel caso di specie, Tizia conveniva in giudizio Caio al fine di ottenere la condanna di quest’ultimo al versamento in suo favore del 50% delle somme arbitrariamente trasferite dal conto corrente cointestato di Tizia e Caio, già coniugi in regime di comunione legale dei beni, sul conto titoli intestato al solo Caio. In via subordinata, l’attrice chiedeva la condanna del convenuto al versamento del 50 % delle somme dallo stesso riscattate, già contenute nel deposito titoli, oltre che il 50% delle somme ancora presenti sul conto corrente cointestato al momento della chiusura di esso. Il Tribunale di Monza rigettava la domanda di condanna di Caio al versamento del 50% delle somme presenti sul conto cointestato al momento dello scioglimento della comunione, evidenziando che il conto comune risultava alimentato esclusivamente dai proventi dell’attività separata del convenuto, la cui condivisione con l’altro coniuge sarebbe potuta avvenire solo al momento dello scioglimento del regime comunitario (mentre il conto corrente risultava estinto – e con saldo zero – ben prima di tale data).

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Pignorabilità del bene in regime di comunione legale: breve critica alle degenerazioni della ragion pratica

Anno II, Numero IV, ottobre/dicembre 2015

di SIMONE ALECCI

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Trib. Enna, 4 maggio 2015, Est. Noto, si innesta sul terreno – invero assai impervio – dell’espropriazione promossa dal creditore personale di uno dei coniugi sui beni ricadenti nel regime di comunione legale allineandosi pedissequamente alla prospettiva esegetica tracciata da Cass. Civ., 14 marzo 2013, n. 6575.

L’adesione incondizionata al discutibile dictum pretorio si rivela, nondimeno, indubbiamente apprezzabile non soltanto nella misura in cui non frustra l’affidamento riposto dal creditore procedente sulla tendenziale continuità del nuovo corso giurisprudenziale, ma anche e soprattutto laddove impedisce che il processo esecutivo precipiti sotto le forche caudine dell’improcedibilità.

Sulla base dell’assunto – perentoriamente declinato dalla giurisprudenza di legittimità mediante un clamoroso travisamento dello spirito ermeneutico che anima la celebre Corte cost. 17 marzo 1988 n. 311, Rel. Mengoni – stando al quale l’eccentricità fenomenologica della comunione legale precluderebbe l’accesso al sentiero della pignorabilità della sola quota del coniuge obbligato, il giudice di merito non può materialmente fare a meno di consentire al creditore l’estensione del pignoramento sull’intero bene aggredito.

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