Archivio della categoria: RESPONSABILITA’ CIVILE

Responsabilità dello Stato per violazione del diritto comunitario tra «omessa disapplicazione» e questione di legittimità costituzionale

Cass. 30 settembre 2016 n. 19384 interviene sul tema ormai classico della responsabilità dello Stato per violazione del diritto comunitario con riferimento alla normativa italiana sulla circolazione del libero professionista esercente la professione di avvocato.

In primo ed in secondo grado veniva riconosciuta la responsabilità dello stato italiano per aver impedito ad un avvocato tedesco l’esercizio della professione in Italia per un quinquennio, in violazione del diritto comunitario (CGUE 7 marzo 2002 causa C-145/99 e Cass. sez. un. 17 aprile 2009 n. 9147, Cass. 17 maggio 2011 n. 10813): il danno veniva quantificato in € 75.000,00 in base al fatturato medio del professionista nel periodo successivo al quinquennio.

Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento (anche) del “danno non patrimoniale” per lesione della sua reputazione in ragione del procedimento disciplinare e penale subito a causa della vigenza di una normativa interna contrastante con il principio di libera circolazione dei professionisti. In sostanza, si sarebbe trattato di un danno non patrimoniale da omessa disapplicazione della normativa interna (lesiva del diritto di stabilimento) da parte del consiglio dell’ordine e dell’autorità giudiziaria.

La sentenza che qui si segnala ritiene invece corretta la decisione della Corte di appello di Roma che, sul punto, considera non sussistere nesso di causalità tra la condotta degli organi statali “inadempienti” e il danno non patrimoniale: infatti, asserisce la Suprema Corte, se discutiamo, come vorrebbe il ricorrente, di norme comunitarie direttamente applicabili (e dunque di “danno da mancata disapplicazione”), il ricorrente avrebbe dovuto agire invocando la disciplina sulla responsabilità civile dei magistrati; se invece, come sembra ritenere la suprema corte, a venire in considerazione è una normativa comunitaria non direttamente applicabile, allora si sarebbe dovuto sollevare la questione di legittimità costituzionale, da parte del ricorrente, delle norme incompatibili (cfr. AA.VV., Le «libertà fondamentali» dell’Unione europea e il diritto privato, a cura di E. Mezzanotte, 2016).

 

L’auspicabile “via libera” ai danni punitivi, il dubbio limite dell’ordine pubblico e la politica del diritto di matrice giurisprudenziale (a proposito del dialogo tra ordinamenti e giurisdizioni)

Anno III, Numero III, luglio/settembre 2016

di MAURO GRONDONA, Professore associato nell’Università di Genova

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Con ordinanza 16 maggio 2016 n. 9978 la Prima Sezione ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, ritenuta di massima di particolare importanza, della riconoscibilità, o meno (per contrasto con l’ordine pubblico), delle sentenze straniere comminatorie di danni punitivi.

In queste cursorie e frammentarie annotazioni mi propongo soltanto di ripercorrere il ragionamento della S.C. nella prospettiva generale dell’analisi di un fenomeno che ormai suscita in maniera crescente, com’è del resto facile registrare, non pochi dubbi e perplessità, quando non serrate critiche: alludo evidentemente al mutamento del diritto per via giurisprudenziale.

E mi riferisco non tanto ai mutamenti di specifiche regole giuridiche, quanto soprattutto ai mutamenti dell’ordinamento giuridico quale orizzonte assiologico; mutamenti che appunto accadono per impulso di quel formidabile meccanismo che è il dialogo tra corti e tra giurisdizioni, spesso in competizione (a mio avviso virtuosa) con il legislatore. Continua a leggere

Danno da «lastrico solare» tra responsabilità da cose in custodia e disciplina del condominio negli edifici

Anno III, Numero III, luglio/settembre 2016

di ROBERTO AMAGLIANI, Ordinario nell’Università di Catanzaro

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Le Sezioni Unite, sollecitate dall’ordinanza n. 13526 del 13 giugno 2014 della Seconda Sezione, hanno preso posizione sul problema della disciplina applicabile alla ipotesi in cui da un lastrico solare di proprietà individuale si propaghino infiltrazioni che ammalorino l’appartamento sottostante.

Esattamente, a nostro avviso, si è ritenuto che la fattispecie vada ricondotta sotto l’egida dell’art. 2051 c.c., ma non si è affatto escluso che le regole proprie della materia condominiale possano trovare nel contempo applicazione. Sicché è stato fissato un principio di diritto così (testualmente) formulato «in tema di condominio negli edifici, allorquando l’uso del lastrico solare non sia comune a tutti i condomini, dei danni che derivino da infiltrazioni nell’appartamento sottostante rispondono sia il proprietario o l’usuario esclusivo del lastrico solare (o della terrazza a livello), in quanto custode del bene ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., sia il condominio, in quanto la funzione di copertura dell’intero edificio, o di parte di esso, propria del lastrico solare (o della terrazza a livello), ancorché di proprietà esclusiva o in uso esclusivo, impone all’amministratore l’adozione dei controlli necessari alla conservazione delle parti comuni (art. 1130, primo comma, n. 4, cod. civ.) e all’assemblea dei condomini di provvedere alle opere di manutenzione straordinaria (art. 1135, primo comma, n. 4, cod. civ.). Il concorso di tali responsabilità, salva la rigorosa prova contraria della riferibilità del danno all’uno o all’altro, va di regola stabilito secondo il criterio di imputazione previsto dall’art. 1126 cod. civ., il quale pone le spese di riparazione o di ricostruzione per un terzo a carico del proprietario o dell’usuario esclusivo del lastrico (o della terrazza) e per i restanti due terzi a carico del condominio».

L’applicazione dell’art. 2051 c.c. alla ipotesi che ci occupa è del tutto condivisibile e trova ineccepibile fondamento nella considerazione della posizione del soggetto danneggiato: quest’ultimo, anche se condomino, appare pur sempre punto di riferimento di un interesse estrinseco rispetto a quello riconducibile al condominio ed ai rapporti tra i condomini ed è per questo tutelato attraverso la regola del neminem laedere. Sul punto riteniamo dunque possibile ribadire, confortati oggi dall’autorevole opinione manifestata dalle S.U., che “Nel caso in cui (invece) dalla parte comune derivi un pregiudizio ad uno dei condomini, portatore perciò di un interesse del tutto estraneo al rapporto condominiale o che in questo trova mera occasione (quale è certamente quello che sta a base della pretesa al risarcimento del danno da infiltrazioni), il condomino va senz’altro parificato al terzo, perché la qualità di partecipante al condominio rimane sullo sfondo, come ininfluente. In altre parole, e volendo semplificare all’ingrosso, il condomino si trova in quest’ultima ipotesi nella medesima condizione del passante che venga colpito da un cornicione staccatosi dal prospetto condominiale o del proprietario dell’autovettura in sosta che da quest’ultimo accadimento abbia a subire danni al proprio bene” [AMAGLIANI, Il danno arrecato dal lastrico solare tra responsabilità ex art. 2051 c. c., obbligazioni propter rem e riparto delle spese ex art. 1126 c. c. (a proposito di una recente ordinanza di rimessione alle sezioni unite), in Dir.civ. cont. 4 luglio 2014].

Meno convincenti – e sostanzialmente contraddittori – ci appaiono invece alcuni corollari che la decisione in commento trae da tale pur esatta premessa.

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Sulla responsabilità contrattuale dell’intermediario che ometta di prospettare al cliente i rischi dell’investimento

La sentenza che si segnala (Cass. 23 maggio 2016 n. 10640) precisa che la responsabilità dell’intermediario che ometta di informarsi sulla propensione al rischio del cliente o di rappresentare a quest’ultimo i rischi dell’investimento, ovvero che compia operazioni inadeguate quando dovrebbe astenersene, ha natura contrattuale.

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Rimessa alle Sezioni Unite la questione della compatibilità dei danni punitivi con l’ordine pubblico

Con ordinanza 16 maggio 2016 n. 9978 la Prima Sezione ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, ritenuta di massima di particolare importanza, della riconoscibilità, o meno (per contrasto con l’ordine pubblico), delle sentenze straniere comminatorie di danni punitivi.

L’ordinanza, in particolare, rileva una “evoluzione della interpretazione del principio di ordine pubblico” nella giurisprudenza di legittimità e un “progressivo e condivisibile allentamento del livello di guardia” tradizionalmente opposto dall’ordinamento nazionale all’ingresso di istituti giuridici e valori estranei.

Ad avviso dell’estensore dell’ordinanza, non dovrebbe considerarsi pregiudizialmente contrario a valori essenziali della comunità internazionale (e quindi all’ordine pubblico) l’istituto di origine nordamericana dei danni non risarcitori aventi carattere punitivo “se non quando la liquidazione sia giudicata effettivamente abnorme”.

Discostandosi dal leading case n. 1183/2007 – peraltro innescato da una vicenda identica a quella sottesa all’ordinanza che si segnala (responsabilità per prodotti difettosi in relazione ad un casco motociclistico) – nonchè dall’altro precedente n. 1781/2012, l’ordinanza dubita che la funzione compensativa sia davvero l’unica attribuibile alla responsabilità civile e che comunque tale funzione “assurga al rango di un valore costituzionalmente essenziale”.

In argomento, anche per riferimenti bibliografici, cfr. N. SCIARRATTA, La Cassazione su astreinte, danni punitivi e (funzione della) responsabilità civile, in Dir. civ. cont., 7 luglio 2015.

 

La Cassazione sulla responsabilità medica ex art. 1228 c.c.

Con sentenza n. 7768 del 9.12.2015 Rel. Scarano, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi in tema di responsabilità medica per fatto dell’ausiliario ex art. 1228 c.c. e quantificazione in via equitativa del danno non patrimoniale. La sentenza si segnala in particolare per alcune soluzioni di sicuro interesse sia con riferimento alla nozione di ausiliario sia in merito ai soggetti legittimati alla richiesta di risarcimento danni.

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Il danno non patrimoniale nel canone di Travaglino

Con una solida decisione, densa nell’argomentazione ma non eccessivamente prolissa, Cass. 20 aprile 2016 n. 7766, Rel. Travaglino, risolve una delicata questione in merito ad una richiesta di risarcimento del danno da sinistro stradale, accolta in primo grado dal Tribunale di Bologna e confermata dalla Corte di appello di Bologna: il giudice territoriale aveva liquidato il danno non patrimoniale discostandosi dai parametri risarcitori indicati nelle tabelle milanesi, e ciò in ragione delle eccezionalità del caso, rappresentate, quanto al danno biologico, dalla particolare rilevanza del danno estetico; quanto al danno morale, dalla particolare sofferenza cui il danneggiato era stato costretto. La Cassazione rigetta il ricorso e, col pretesto dell’integrazione delle motivazioni a sostegno della decisione impugnata, coglie l’occasione per una rilettura dello statuto del danno non patrimoniale.

In particolare, la Cassazione chiarisce cosa debba intendersi per «natura unitaria»  e «natura omnicomprensiva» del danno non patrimoniale: non v’è infatti alcuna diversità nell’accertamento e nella liquidazione del danno causato ad un diritto costituzionalmnte garantito («natura unitaria»), e il giudice deve valutare tutte le conseguenze dannose, nessuna esclusa, evitando però duplicazioni e non oltrepassando la soglia minima di apprezzabilità onde evitare risarcimenti bagatellari  («natura omnicomprensiva»).

La Suprema Corte si sofferma, poi, sulla distinzione tra i diversi danni correlati al «dolore interiore» (danno morale) e, invece, alla «alterazione della vita quotidiana» (c.d. danno esistenziale o danno alla vita di relazione). Viene così descritta l’essenza del danno non patrimoniale, così come scolpita nelle sentenze del 2008 (Cass. sez. un. 11 novembre 2008 n. 26792, Rel. Preden), ma anche in quella della Corte costituzionale predicativa della legittimità dell’art. 139 del Codice delle assicurazioni (Corte Cost. 16 ottobre 2014 n. 235, Est. Morelli) che, per le lesioni di lieve entità, comunque consente l’incremento della liquidazione del danno biologico (c.d. personalizzazione), seppur con una limitazione ex lege del danno morale (sino ad  un quinto). A dire della Cassazione, la Corte costituzionale, pronunciandosi sulla norma sulla risarcibilità del danno biologico da micro permanente avrebbe definitivamente sconfessato «la tesi predicativa della unicità del danno biologico»: già all’interno del micro-sistema delle micro-permanenti resterebbe ferma la distinzione concettuale tra «sofferenza interiore» (danno morale) e «incidenza sugli aspetti relazionali della vita del soggetto» (danno esistenziale o alla vita di relazione, correlato e conseguente al danno biologico). Per contro, dalla lettura dell’art. 138 del Codice rimarrebbe confermata la distinzione tra danno biologico (personalizzabile sino al 30% in ragione della proiezione dinamica del danno nella vita di relazione, e cioé del danno esistenziale) e danno morale (sofferenza interna). L’importanza di tali indicazioni si deve anche alla circostanza che, come prevede la legge Balduzzi, le disposizioni in questione si applicano anche alla responsabilità medica, in luogo delle più generose tabelle milanesi, seppur controversa rimane la questione dell’applicazione retroattiva.: «Il danno biologico conseguente all’attivita’ dell’esercente della professione sanitaria e’ risarcito sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, eventualmente integrate con la procedura di cui al comma 1 del predetto articolo 138 e sulla base dei criteri di cui ai citati articoli, per tener conto delle fattispecie da esse non previste, afferenti all’attivita’ di cui al presente articolo» (art. 3 co. 3, DL 158/2012 c.d. “Balduzzi”).

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Responsabilità medica e limiti di ammissibilità della consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c.

Anno III, Numero II, aprile/giugno 2016

 di GIAMPAOLO MIOTTO, Avvocato in Treviso

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Della questione della natura conciliativa del procedimento previsto dall’art. 696-bis c.p.c., tuttora vivacemente dibattuta nella giurisprudenza di merito, si mostra ben consapevole il Tribunale di Roma che, con ordinanza 26 marzo 2015, propone una prospettiva interpretativa del tutto nuova, ma di estremo interesse.

La materia investita dal ricorso scrutinato dal giudice capitolino è quella della responsabilità medica, che nella prassi forense pare divenuta terreno di elezione per il procedimento previsto dall’art. 696-bis c.p.c..

Quale sia la natura giuridica della “consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite” introdotta nel nostro ordinamento dalla novella del 2005, che ha previsto l’art. 696-bis c.p.c., è questione tuttora dibattuta. Continua a leggere

Sul diritto alla mobilità veicolare: Il TAR Sicilia sospende i provvedimenti istitutivi della ZTL nel comune di Palermo

Il TAR Sicilia con ordinanza 6 aprile 2016 ha sospeso l’efficacia della delibera del Consiglio Comunale di Palermo e della Giunta comunale di Palermo istitutiva della ZTL.

Il TAR, pur nella consapevolezza del carattere non assoluto del diritto alla mobilità veicolare con mezzo privato (se posto in legittima e coerente comparazione con interessi e valori antagonisti), ha ritenuto assistiti da sufficiente fondatezza i seguenti profili di censura dedotti in ricorso:

– l’illogicità della scelta di introdurre contestualmente le due ZTL 1 e 2, laddove nel Piano generale del traffico era prevista l’implementazione progressiva di tali zone (in particolare, quanto alla ZTL2, se ne subordinava la sua attivazione al “consolidamento dell’assetto del sistema di trasporto pubblico urbano”);

– la mancata dimostrazione della effettiva necessità di introdurre un sistema di tariffazione per il raggiungimento degli obiettivi del Piano del traffico (come richiesto dalle direttive ministeriali che regolano la materia), potendosi curare le esigenze di controllo della circolazione e di tutela ambientale, in tesi, con misure limitative della circolazione prive di carattere oneroso;

– l’insussistenza – nonostante affermazioni meramente programmatiche di segno contrario, genericamente riportate e non adeguatamente comprovate – di concrete misure di potenziamento del trasporto pubblico, tali da compensare il prevedibile aumento del fabbisogno di ricorso a mezzi alternativi di spostamento;

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La Cassazione sulla compatibilità della responsabilità precontrattuale con la validità del contratto concluso

Cass. 23 marzo 2016 n. 5762, Rel. Lamorgese, torna a pronunciarsi sulla questione della compatibilità della responsabilità precontrattuale con la validità del contratto concluso. La sentenza si rivela particolarmente interessante anche perché riguarda una vicenda negoziale diversa da quelle che sin qui hanno interessato il principio di diritto in questione, inducendo all’accoglimento in giurisprudenza della c.d. teoria dei vizi incompleti.

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