Archivi categoria: NESSO DI CAUSALITÀ

L’omessa o tardiva diagnosi di una patologia terminale implica la risarcibilità del danno “tanatologico”

Secondo Cass. 20 agosto 2015 n. 16993 anche quando non sussiste nesso di causalità tra l’omessa diagnosi di un male terminale e l’evento morte – cui comunque si sarebbe pervenuti anche all’esito di una corretta diagnosi – deve essere risarcito il danno subito dal paziente per non avere potuto usufruire di cure palliative o comunque per non avere potuto gestire in piena consapevolezza la fase terminale della propria vita (c.d. danno tanatologico). Il riferimento al “danno tanatologico” è forse qui improprio, dovendosi piuttosto parlare di “danno catostrofale”.

E così, per la Suprema Corte, sussiste un danno risarcibile sia quando non c’è imperizia, l’intervento è necessario e risolutivo, ma manca il consenso informato (G. MIOTTO, La “struttura” dei danni da omissione del “consenso informato”, in Dir. civ. cont., 21 luglio 2015), sia quando una diagnosi puntuale e tempestiva non avrebbe potuto comunque evitare l’esito infausto.

Il conducente risponde ex art. 2054 c.c. anche per i danni cagionati da interventi strutturali successivi alla costruzione del veicolo

Per Cass. 27 agosto 2015 n. 17240 Rel. Vincenti, “ai fini della configurazione della responsabilità ex art. 2054, quarto comma, cod. civ., la nozione di “vizio di costruzione” non va riferita ai soli interventi compiuti in sede di produzione di un veicolo, ma anche agli interventi strutturali modificativi della meccanica e/o della dinamica dello stesso”.

Conseguentemente, il conducente del veicolo ed il proprietario sono obbligati a risarcire il danno prodotto a persone o cose dalla circolazione del veicolo anche se il danno deriva da interventi strutturali modificativi della meccanica e/o della dinamica dello stesso (nel caso di specie trasformazione dell’albero di trasmissione e conseguente distacco dello stesso durante la corsa dell’autocarro), i quali non costituiscono fattore esterno interruttivo del nesso causale, come invece ritenuto dalla Corte di appello capitolina.

 

 

 

Responsabilità medica e concorso di colpa del paziente danneggiato.

Anno II, numero III, luglio-settembre 2015

di MIRKO FACCIOLI, Ricercatore di Diritto privato nellUniversità di Verona

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Con sentenza n. 1667 dell’11 marzo 2015, la Corte d’Appello di Roma, Rel. M. Di Marzio, ha deciso una controversia in tema di responsabilità medica delineando un ragionamento che parrebbe rappresentare un’assoluta novità in questa materia: secondo i giudici capitolini, il risarcimento dei pregiudizi derivanti da medical malpractice dovrebbe essere diminuito ai sensi dell’art. 1227, 1° comma, c.c. nell’ipotesi in cui il paziente danneggiato si sia colposamente – oppure, e a maggior ragione, volontariamente, laddove si ritenga di accogliere il ragionamento in esame – procurato le lesioni personali che hanno reso necessario l’esecuzione del trattamento diagnostico e/o terapeutico poi scorrettamente eseguito e rivelatosi dannoso per la sua salute.

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Responsabilità medica e concorso di colpa del danneggiato ex art. 1227 c.c.

Secondo App. Roma 15 marzo 2015, Rel. M. Di Marzio in caso di lesione da incidente domestico, alla responsabilità medica si applica l’art. 1227 c.c. co. 1 ancorchè possa ritenersi che l’intervento medico condotto secondo perizia avrebbe portato alla guarigione della lesione.

Erronea convinzione della paternità biologica e responsabilità omissiva del partner

Trib. Firenze 2 febbraio 2015 ritiene la responsabilità aquiliana di una donna che omette di informare il partner dell’esistenza di una relazione sessuale intrattenuta con un terzo soggetto al momento del concepimento (cfr. il commento di Paolo Pisani, in Questione Giustizia).

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Illecito antitrust e nesso di causalità: l’allocazione del danno da maggiorazione del prezzo applicato da un’impresa estranea all’intesa vietata. “Umbrella Effects” nel caso “Kone”

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015

di CLARA MATRANGA, dottorando di ricerca

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Corte di giustizia UE, causa C-557/12, 5 giugno 2014, Kone AG e altri contro ÖBB Infrastruktur AG stende generosamente il perimetro già elastico della risarcibilità dei danni da illecito antitrust, espungendo la connessione diretta tra le imprese partecipanti all’intesa vietata e il danneggiato dalle condizioni necessarie ai fini dell’ottenimento del ristoro. La pronuncia, allocando il peso del danno causato dal comportamento di un’impresa terza rispetto all’intesa sulle partecipanti alla stessa, descrive un atteggiamento di policy espansiva della tutela del mercato che, però, collide con le normative interne degli Stati Membri, contribuendo ad ampliare la discrasia tra queste e l’interpretazione sistematica del diritto dell’Unione.

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Il danno da nascita indesiderata rimesso alle Sezioni Unite (per le ragioni sbagliate)

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015

di GIUSEPPE CRICENTI, Giudice del Tribunale di Roma

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La Terza Sezione Civile con ordinanza n. 3569 del 23 febbraio 2015, Rel. Sestini ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, le questioni, oggetto di contrasto, collegate al danno da nascita indesiderata per mancata informazione sull’esistenza di malformazioni congenite del feto, e relative all’onere di allegazione e al contenuto della prova a carico della gestante, nonché alla legittimazione, o meno, del nato a pretendere il risarcimento del danno.

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ll danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale è risarcibile anche in assenza di convivenza: il Tribunale di Rimini va oltre la Cassazione

Con la sentenza del 17 giugno 2014, il Tribunale di Rimini, Giud. La Battaglia, riconosce anche ai congiunti della vittima di un incidente stradale non conviventi con la stessa, il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale, in tal modo discostandosi dall’orientamento maggioritario consolidatosi all’interno della giurisprudenza di legittimità (v. sul punto le note sentenze gemelle del 31 maggio 2003 nn. 8827-8828 in Foro it., 2003, I, 2272 s. con nota di Navarretta, Danni non patrimoniali: il dogma infranto e il nuovo diritto vivente; in Danno e resp., 2003, 816 s. con nota di Busnelli, Chiaroscuri d’estate. La Corte di Cassazione e il danno alla persona, di Ponzanelli, Ricomposizione dell’universo non patrimoniale: le scelte della Corte di Cassazione e di Procida Mirabelli, L’art. 2059 c.c. va in paradiso).

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La farmacia non è responsabile per il gesto autolesivo del soggetto che ingerisce un medicinale acquistato senza la prescrizione medica obbligatoria, dovendosi ritenere interrotto il nesso causale

Trib. Palermo 6 febbraio 2014 merita di essere segnalata per alcune importanti precisazioni in tema di nesso di causalità nella responsabilità civile.

La vicenda riguarda il caso di un uomo che, dopo aver acquistato tre flaconi di un medicinale vasocostrittore presso due diverse farmacie, ingerisce le sostanze integralmente e, dopo una settimana di coma, muore.

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