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Le Sezioni Unite sulla compensatio lucri cum damno

Le Sezioni Unte, con sentenze gemelle 22 maggio 2018 n. 12564 12565 e 12566 e 12567 pronunciano sulla questione della “compensatio lucri cum damno” e, più in particolare, della cumulabilità del risarcimento del danno con altra indennità corrisposta al danneggiato in ragione del fatto illecito.

In particolare, statuiscono le Sezioni Unite, la questione del cumulo del risarcimento del danno con l’indennita corrisposta al danneggiato da un terzo soggetto, diverso dal danneggiante, deve essere rimeditata e risolta avendo riguardo alla funzione (risarcitoria o meno) del beneficio o vantaggio (es. indennità assicurativa, rendita INAIL da invalidità, indennità di accompagnamento, pensione di reversibilità).

Solo in taluni casi, e non in altri, potrà così sostenersi che anche indennità e vantaggi aventi fonti e titoli diversi rispetto all’obbligazione risacitoria ex art. 2043 c.c. o 1218 c.c., possano essere considerati  non estranei al perimetro causale del risarcimento del danno (art. 1223 c.c.), e dunque non cumulabili con lo stesso.

E così, ad esempio, dal risarcimento del danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui non deve essere detratta la pensione di reversibilità riconosciuta dall’Inps al familiare superstite in conseguenza della morte del congiunto, avendo quest’ultima funzione previdenziale e non risarcitoria. Mentre, per ragioni analoghe, non può ammettersi il cumulo del risarcimento del danno con l’indennita assicurativa contro i danni, con l’indennita di accompagnamento o con la rendita Inail da invalidità permanente del lavoratore.

Le Sezioni Unite chiamate a pronunciarsi sulla questione della “compensatio lucri cum damno”

All’esito di un lungo contenzioso tra la società “Itavia” e i Ministeri della difesa e dei trasporti riguardante la tragica vicenda nota come disastro di Ustica, con un’importante e densa ordinanza 22 giugno 2017 n. 15534 viene rimessa alle Sezioni Unite la questione della compensatio lucri cum damno relativa al rapporto tra il risarcimento dela danno aquiliano (concesso all’Itavia) e l’indennizzo dalla stessa percepito per via assicurativa.

La questione è se i Ministeri responsabili ex art. 2043 c.c. per non avere impedito l’evento siano tenuti a risarcire anche quanto risulta già versato a titolo di indennizzo assicurativo a favore del medesimo danneggiato. Più in particolare, si tratta di decidere se la compensatio operi soltanto quando sia il danno che il lucro scaturiscano in via immediata e diretta dal fatto illecito e non operi invece negli altri casi in cui il lucro abbia come fonte la legge o un contratto (es. pensione di reversibilità alla vedova della vittima, pensione di invalidità civile, indennizzo in caso di emotrasfusione o infine contratto di assicurazione privata).

Nell’ordinanza di rimessione, in cui si ricostruiscono con chiarezza alcuni snodi dogmatici della teoria della responsabilità civile – primo tra tutti quello del neso causale -, si ritiene, tra l’altro, che la regola in questione altro non sia che applicazione dell’art. 1223 c.c. (conseguenza immediata e diretta), ma al contempo che non possa guardarsi esclusivamente alla “fonte” del danno e del lucro, quanto piuttosto che si debba stabilire se il lucro costituisca conseguenza immediata e diretta del fatto illecito: l’operazione è unica, non si calcola cioé il danno e poi si compensa con il lucro, piuttosto si guarda al patrimonio della vittima precedente al sinistro e si sottrae il patrimonio residuato e se ci si imbatte in un vantaggio che sia conseguenza dell’illecito non si dirà che si procede a compensatio ma piuttosto che l’illecito non ha provocato danno.