Archivio della categoria: PROCEDURE CONCORSUALI

La tutela dei creditori tra procedure concorsuali e misure di prevenzione: alla ricerca del bilanciamento tra interessi divergenti

Anno III, numero II, aprile/giugno 2017

di ROSA RIZZO, dottoressa di ricerca

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Cass. 12 gennaio 2017 n. 608 contribuisce a delineare, con pregevole nitore argomentativo, le dinamiche di interazione tra procedure concorsuali e misure di prevenzione, ritenendo ammissibile la dichiarazione di fallimento della società il cui patrimonio sia stato interamente sottoposto a sequestro preventivo antimafia.

Sollecitata per il tramite della censura formulata dal ricorrente ed incentrata sull’assunto della compatibilità tra la dichiarazione di fallimento e la misura di prevenzione patrimoniale, la Suprema Corte ha sancito che l’insussistenza di una massa attiva da ripartire tra i creditori non si riveli un ostacolo all’apertura di una procedura concorsuale, della quale è, infatti, prevista la chiusura anche per mancanza dell’attivo, ai sensi dell’art. 118 co. 1 n. 4 L.F.

Il provvedimento in questione dà atto della contrapposizione tra due orientamenti ermeneutici il primo dei quali muove dal presupposto che la misura di prevenzione, avendo ad oggetto l’intero compendio patrimoniale della società e risolvendosi pertanto in un meccanismo gestorio assimilabile a quello fallimentare, ne costituirebbe circostanza ostativa. Tuttavia, i giudici di legittimità si mostrano inclini ad aderire alla seconda linea di pensiero (già sostenuta da Cass. 8238/2012), stando alla quale l’insussistenza di massa attiva da ripartire tra i creditori non impedirebbe la dichiarazione di fallimento, e ciò in quanto la chiusura dello stesso per mancanza di attivo sarebbe espressamente prevista tanto dall’art. 118 co. 1 L. F. quanto dalle disposizioni dettate in materia dal D.lgs 159/2011 (in particolare l’art. 63 co. 6 e 64 co. 7 che prevedono espressamente la chiusura e non la revoca del fallimento nell’ipotesi in cui la massa attiva ricomprende esclusivamente beni già sottoposti a sequestro o confisca antecedenti o sopravvenuti alla declaratoria di fallimento).

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Ammissibile la dichiarazione di fallimento della società il cui patrimonio sia stato integralmente sottoposto a sequestro preventivo antimafia

Con sentenza 12 gennaio 2017 n. 608 la Prima Sezione Civile della Corte, pronunciandosi, per la prima volta, sulla corrispondente questione, ha ritenuto l’ammissibilità della dichiarazione di fallimento della società il cui patrimonio sia stato integralmente sottoposto a sequestro preventivo antimafia.

Per le Sezioni Unite il curatore fallimentare non può “sciogliere” ex art. 72 l.f. il preliminare di vendita qualora sia stata proposta domanda ex art. 2932 c.c.

Cass. Sez. Un. 16 settembre 2015 n. 18131, ritiene, a risoluzione di contrasto, che “il curatore fallimentare del promittente venditore non può esercitare la facoltà di scioglimento del preliminare ex art. 72 l.f. nei confronti del promissario compratore il quale abbia trascritto prima della dichiarazione di fallimento una domanda ex art. 2932 c.c. successivamente accolta con sentenza trascritta”. Infatti, la sentenza resa ex art. 2932 c.c. retroagisce i suoi effetti alla data della trascrizione della domanda, con la conseguenza che, se questa è anteriore alla dichiarazione di fallimento, prevale sulla stessa.

Sotto questo punto di vista, la sentenza si pone in linea con il precedente orientamento espresso da Cass. SS.UU. 7 luglio 2004 n. 12505

Gratuità e onerosità delle attribuzioni patrimoniali compiute dai coniugi in occasione della separazione

E’ noto che “Sono privi di effetto rispetto ai creditori, se compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, gli atti a titolo gratuito, esclusi i regali d’uso e gli atti compiuti in adempimento di un dovere morale o a scopo di pubblica utilità, in quanto la liberalità sia proporzionata al patrimonio del donante” (Art. 64, RD 16/03/1942, n. 267).

Cass. 24 giugno 2015 n. 13087, Rel. Nappi, ritiene che tra gli atti a titolo gratuito possa ricomprendersi anche l’immobile “donato” da un coniuge all’altro coniuge in vista della separazione.

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Le Sezioni Unite sul danno risarcibile in caso di responsabilità contrattuale degli amministratori di società fallita

Con l’ordinanza del 3 giugno 2014 n. 12366 Rel. Scaldaferri, la I Sezione della Corte di Cassazione aveva trasmesso gli atti al Primo Presidente affinché questo valutasse l’opportunità di sollecitare una pronuncia delle Sezioni Unite in materia di responsabilità degli amministratori di società, fallimento e onere probatorio. Il Collegio rimettente sollevava una questione essenziale circa l’utilizzabilità, ai fini dell’accertamento e liquidazione del danno nel caso di responsabilità degli amministratori di una società, del dato rappresentato dalla differenza tra attivo e passivo fallimentare: “in particolare” – proseguiva la Corte – “ove si dia risposta positiva, occorre stabilire quali siano le condizioni e i limiti entro i quali tale dato sia utilizzabile, in connessione con le ragioni che lo giustificano”.

Nella vicenda sottesa, il curatore fallimentare di una società conveniva in giudizio l’amministratore unico della stessa al fine di sentirne accertare la responsabilità per violazione degli obblighi inerenti la sua funzione, con conseguente condanna al risarcimento del danno in misura pari alla “differenza tra attivo e passivo fallimentare”; il convenuto, invece, costituitosi in giudizio, chiedeva il rigetto della domanda attorea o, comunque, la riduzione della condanna entro i limiti dell’aggravamento del passivo in conseguenza dei fatti a lui contestati.

Con sentenza 6 maggio 2015 n. 9100, le Sezioni Unite si pronunciano sulla questione e statuiscono che: “nell’azione di responsabilità promossa dal curatore a norma dell’art. 146, co. II, l.f.., la mancata (o irregolare) tenuta delle scritture contabili, pur se addebitabile all’amministratore convenuto, non giustifica che il danno risarcibile sia determinato e liquidato nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare, che integra solo un parametro per una liquidazione equitativa, ove ne sussistano le condizioni, sempreché il ricorso a tale criterio sia, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile e, comunque, che l’attore abbia indicato le ragioni che gli hanno impedito l’accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell’amministratore”.

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Procedure concorsuali e misure di prevenzione “antimafia”: il Tribunale di Marsala dichiara l’inammissibilità di una proposta di concordato preventivo di una società confiscata

Trib. Marsala, 10 giugno 2014, Est. Russolillo, con un provvedimento solidamente argomentato dichiara inammissibile la proposta di concordato preventivo avanzata da una società sottoposta ad amministrazione giudiziaria le cui quote sociali nonché l’intero compendio aziendale sono stati oggetto di confisca definitiva.

Muovendo dalla premessa, pienamente condivisibile tanto nella sua pregnanza ermeneutica (cfr., in quest’ottica, Corte Cost., ord. 24 marzo 2011, n. 102) quanto nel suo ancoraggio al diritto positivo (art. 63 del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159), della fallibilità della cd. impresa mafiosa, l’organo giudicante ricostruisce ineccepibilmente le interferenze tra gli effetti dell’atto ablatorio divenuto definitivo e la possibilità di accedere ad una soluzione concordata della crisi d’impresa.

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Assoggettabilità delle “società pubbliche” alle procedure concorsuali: le mobili frontiere tra socialità e profitto

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015 

di SIMONE ALECCI, Dottorando di ricerca

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Trib. Palermo 24 ottobre 2014, Est. Vacca, già segnalata da questa rivista, irrompendo nel magmatico scenario dell’immunità fallimentare delle società partecipate dagli enti territoriali cui è affidato lo svolgimento di un servizio pubblico, ripudia risolutamente quella concezione sostanzialistica dell’impresa pubblica che proprio in questo distretto giudiziario era attecchita con maggior afflato sistematico (cfr. Trib. Palermo, 8 gennaio 2013, nell’ambito del tormentato affaire Gesip S.p.A.).

La dichiarazione dello stato d’insolvenza dell’Ato Belice Ambiente S.p.A. in liquidazione, una delle peculiari dimensioni societarie deputate dal legislatore regionale alla riorganizzazione delle modalità di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti, costituisce il discutibile esito di un articolato ordito motivazionale la cui premessa, ove calibrata entro i giusti argini, non può che rivelarsi pienamente condivisibile.

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Il Tribunale di Palermo sull’assoggettabilità delle società pubbliche alle procedure concorsuali

Trib. Palermo 24 ottobre 2014, Est. Vacca, aggiunge un nuovo capitolo alla controversa questione dell’assoggettabilità alle procedure concorsuali delle società partecipate da enti territoriali cui venga affidato lo svolgimento di un servizio pubblico.

Secondo un orientamento giurisprudenziale, in un recente passato avallato anche dal Tribunale palermitano, la forma societaria costituisce un dato neutro, che in sé non esclude la natura pubblicistica del soggetto: l’attività esercitata – concretizzandosi nella erogazione di un servizio pubblico – si connoterebbe quale cura di un interesse pubblico e, soprattutto, presenterebbe una esigenza di continuità incompatibile con l’intervento di una procedura concorsuale. Alle società pubbliche, in questa prospettiva, potrebbe applicarsi per analogia l’esenzione dal fallimento prevista per gli enti pubblici economici dall’art. 1, comma I, l.fall e dall’art. 2221 cod. civ..

La sentenza in esame disattende questo orientamento, ricorrendo a molteplici argomenti.

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La data certa di un contratto e la sua opponibilità al fallimento: una interessante applicazione della Cassazione dell’art. 2704 c.c.

Con ordinanza n. 20393 del 26 settembre 2014 n. 20393, Rel. De Chiara, pronunciata in seno a un giudizio di opposizione allo stato passivo (art. 99 l.fall.), la Corte di Cassazione ribadisce una consolidata interpretazione dell’art. 2704 c.c., facendone però applicazione in una fattispecie densa di spunti per la prassi forense.

Accade spesso che le domande di insinuazione nello stato passivo vengano rigettate perché il contratto dal quale discende il credito, non avendo data certa anteriore al fallimento, non è opponibile alla curatela (artt. 44 e 45 l.fall.).

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