Archivio della categoria: IMPRESA E SOCIETA’

Gratuità e onerosità delle attribuzioni patrimoniali compiute dai coniugi in occasione della separazione

E’ noto che “Sono privi di effetto rispetto ai creditori, se compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, gli atti a titolo gratuito, esclusi i regali d’uso e gli atti compiuti in adempimento di un dovere morale o a scopo di pubblica utilità, in quanto la liberalità sia proporzionata al patrimonio del donante” (Art. 64, RD 16/03/1942, n. 267).

Cass. 24 giugno 2015 n. 13087, Rel. Nappi, ritiene che tra gli atti a titolo gratuito possa ricomprendersi anche l’immobile “donato” da un coniuge all’altro coniuge in vista della separazione.

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La Cassazione su risarcimento del danno da condotta anticoncorrenziale e onere della prova

Secondo Cass. 4 giugno 2015 n. 11564, Rel. Lamorgese, la tutela effettiva del diritto al risarcimento del danno da condotta anticoncorrenziale postula, in considerazione dell’asimmetria informativa esistente tra le parti in tali ambiti nell’accesso alla prova, relativa a fatti complessi di natura economica, che il giudice non può applicare meccanicamente il principio dell’onere della prova ma deve interpretare estensivamente le condizioni stabilite dal codice di procedura civile (nella specie, in tema di esibizione di documenti, richiesta di informazioni e di consulenza tecnica di ufficio), per l’esercizio dei poteri, anche officiosi, d’indagine, fermo il rispetto del principio del contraddittorio.

Inibito l’uso sul territorio nazionale della “app” UBER POP: il Tribunale di Milano accoglie il ricorso cautelare dei taxisti

Con ordinanza 25 maggio 2015 il Trib. Milano, Giud. Marangoni, accogliendo il ricorso ex art. 700 c.p.c., ritiene che la mancata soggezione degli autisti UBER POP ai costi del servizio Taxi consente l’applicazione di tariffe minori a quelle del servizio pubblico e non praticabili dal tassista.

Conseguentemente, ritenendo la sussistenza di un comportamento lesivo dei principi della correttezza professionale e idoneo ad uno sviamento della clientela  indebito (art. 2598 n. 3 c.c.), il Tribunale inibisce l’uso sul territorio nazionale dell’app UBER POP, e comunque la prestazione di un servizio che organizzi diffonda e promuova da parte di soggetti privi di autorizzazione amministrativa e di licenza un trasporto terzi dietro corrispettivo.

Le Sezioni Unite sul danno risarcibile in caso di responsabilità contrattuale degli amministratori di società fallita

Con l’ordinanza del 3 giugno 2014 n. 12366 Rel. Scaldaferri, la I Sezione della Corte di Cassazione aveva trasmesso gli atti al Primo Presidente affinché questo valutasse l’opportunità di sollecitare una pronuncia delle Sezioni Unite in materia di responsabilità degli amministratori di società, fallimento e onere probatorio. Il Collegio rimettente sollevava una questione essenziale circa l’utilizzabilità, ai fini dell’accertamento e liquidazione del danno nel caso di responsabilità degli amministratori di una società, del dato rappresentato dalla differenza tra attivo e passivo fallimentare: “in particolare” – proseguiva la Corte – “ove si dia risposta positiva, occorre stabilire quali siano le condizioni e i limiti entro i quali tale dato sia utilizzabile, in connessione con le ragioni che lo giustificano”.

Nella vicenda sottesa, il curatore fallimentare di una società conveniva in giudizio l’amministratore unico della stessa al fine di sentirne accertare la responsabilità per violazione degli obblighi inerenti la sua funzione, con conseguente condanna al risarcimento del danno in misura pari alla “differenza tra attivo e passivo fallimentare”; il convenuto, invece, costituitosi in giudizio, chiedeva il rigetto della domanda attorea o, comunque, la riduzione della condanna entro i limiti dell’aggravamento del passivo in conseguenza dei fatti a lui contestati.

Con sentenza 6 maggio 2015 n. 9100, le Sezioni Unite si pronunciano sulla questione e statuiscono che: “nell’azione di responsabilità promossa dal curatore a norma dell’art. 146, co. II, l.f.., la mancata (o irregolare) tenuta delle scritture contabili, pur se addebitabile all’amministratore convenuto, non giustifica che il danno risarcibile sia determinato e liquidato nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare, che integra solo un parametro per una liquidazione equitativa, ove ne sussistano le condizioni, sempreché il ricorso a tale criterio sia, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile e, comunque, che l’attore abbia indicato le ragioni che gli hanno impedito l’accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell’amministratore”.

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Illecito antitrust e nesso di causalità: l’allocazione del danno da maggiorazione del prezzo applicato da un’impresa estranea all’intesa vietata. “Umbrella Effects” nel caso “Kone”

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015

di CLARA MATRANGA, dottorando di ricerca

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Corte di giustizia UE, causa C-557/12, 5 giugno 2014, Kone AG e altri contro ÖBB Infrastruktur AG stende generosamente il perimetro già elastico della risarcibilità dei danni da illecito antitrust, espungendo la connessione diretta tra le imprese partecipanti all’intesa vietata e il danneggiato dalle condizioni necessarie ai fini dell’ottenimento del ristoro. La pronuncia, allocando il peso del danno causato dal comportamento di un’impresa terza rispetto all’intesa sulle partecipanti alla stessa, descrive un atteggiamento di policy espansiva della tutela del mercato che, però, collide con le normative interne degli Stati Membri, contribuendo ad ampliare la discrasia tra queste e l’interpretazione sistematica del diritto dell’Unione.

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Applicata la legge sul sovraindebitamento nei confronti di Equitalia (unico creditore): quando al giudice sfugge la “ratio” e la disciplina di un istituto

Proprio mentre il Ministero di Giustizia determina le modalità di iscrizione di Organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento costituiti da enti pubblici (camere di commercio e ordini professionali, d.m. 202/2014) , con provvedimento davvero eterodosso, il Tribunale di Busto Arsizio decreto 16 settembre 2014 ha omologato un “piano del consumatore” ex art. 12-bis Legge n. 3/2012 in un caso in cui unico creditore risultava essere l’erario, e dunque l’agente di riscossione Equitalia, per una somma di circa euro 86.000.

Con il pagamento di poco più di Euro 11.000, ricavati dalla vendita di una porzione di immobile di proprietà del debitore, viene ritenuto ammissibile ed omologabile il piano, e conseguentemente estinto il debito complessivo.

Sfugge evidentemente al Tribunale che per «sovraindebitamento» si intende: “una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonche’ la definitiva incapacita’ del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni” (art. 6 co. 2 L. 3/2012).

Come è noto, un tributo non è un’obbligazione “assunta” dal debitore (ancorché, ovviamente, il debito con l’erario possa in astratto influire sulla capacità del debitore di adempiere le proprie obbligazioni).

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Rimessa alle Sezioni Unite la questione dell’applicabilità della prescrizione presuntiva triennale ex art. 2956 c.c. al credito di professionisti che svolgano l’attività in forma societaria

La Seconda Sezione Civile con ordinanza 19 gennaio 2015 n. 735, Rel. Di Amato ha rimesso al primo Presidente della Corte, ai fini dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, ritenuta di massima importanza, se l’esercizio in forma societaria di un’attività professionale – sia essa “protetta” o “non protetta” – si riverberi sulla nozione di “professionista” di cui all’art. 2956, n. 2, cod. civ. al fine dell’applicabilità, ed in quali limiti, della prescrizione presuntiva triennale ai crediti per il compenso dell’attività prestata e per rimborso spese.

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Procedure concorsuali e misure di prevenzione “antimafia”: il Tribunale di Marsala dichiara l’inammissibilità di una proposta di concordato preventivo di una società confiscata

Trib. Marsala, 10 giugno 2014, Est. Russolillo, con un provvedimento solidamente argomentato dichiara inammissibile la proposta di concordato preventivo avanzata da una società sottoposta ad amministrazione giudiziaria le cui quote sociali nonché l’intero compendio aziendale sono stati oggetto di confisca definitiva.

Muovendo dalla premessa, pienamente condivisibile tanto nella sua pregnanza ermeneutica (cfr., in quest’ottica, Corte Cost., ord. 24 marzo 2011, n. 102) quanto nel suo ancoraggio al diritto positivo (art. 63 del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159), della fallibilità della cd. impresa mafiosa, l’organo giudicante ricostruisce ineccepibilmente le interferenze tra gli effetti dell’atto ablatorio divenuto definitivo e la possibilità di accedere ad una soluzione concordata della crisi d’impresa.

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Esercizio dell’attività di impresa in forma societaria e disciplina di cui all’art. 230-bis c.c.: sull’asserita incompatibilità

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015

di LUIGI BALESTRA, Ordinario nell’Università di Bologna

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Le Sezioni Unite (Cass., sez un., 6 novembre 2014, n. 23676 Rel. Bernabai già segnalata in questa Rivista) hanno risolto il conflitto, profilatosi innanzi alla Sezione lavoro agli inizi del nuovo millennio, in ordine alla portata applicativa dell’art. 230-bis c.c., essendo state chiamate a stabilire se la fattispecie compendiata dalla norma in questione presupponga necessariamente un imprenditore persona fisica – elemento per vero non enunciato esplicitamente dalla disposizione, ma ricavabile dal comma 3 dell’art. 230-bis c.c. ove v’è il riferimento a un vincolo (di coniugio, parentela o affinità) configurabile solo tra persone fisiche – o se, invece, sia prospettabile anche quando l’attività di impresa venga svolta in forma societaria.

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Assoggettabilità delle “società pubbliche” alle procedure concorsuali: le mobili frontiere tra socialità e profitto

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015 

di SIMONE ALECCI, Dottorando di ricerca

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Trib. Palermo 24 ottobre 2014, Est. Vacca, già segnalata da questa rivista, irrompendo nel magmatico scenario dell’immunità fallimentare delle società partecipate dagli enti territoriali cui è affidato lo svolgimento di un servizio pubblico, ripudia risolutamente quella concezione sostanzialistica dell’impresa pubblica che proprio in questo distretto giudiziario era attecchita con maggior afflato sistematico (cfr. Trib. Palermo, 8 gennaio 2013, nell’ambito del tormentato affaire Gesip S.p.A.).

La dichiarazione dello stato d’insolvenza dell’Ato Belice Ambiente S.p.A. in liquidazione, una delle peculiari dimensioni societarie deputate dal legislatore regionale alla riorganizzazione delle modalità di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti, costituisce il discutibile esito di un articolato ordito motivazionale la cui premessa, ove calibrata entro i giusti argini, non può che rivelarsi pienamente condivisibile.

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