Archivio della categoria: EQUA RIPARAZIONE PER DURATA IRRAGIONEVOLE DEL PROCESSO

La manifesta infondatezza della domanda non esclude il diritto all’equa riparazione per durata irragionevole del processo se la lite non è temeraria o “abusiva”

Per Cass. 23 settembre 2015 n. 18834, Rel. Petitti, in tema di durata irragionevole del processo, anche nella vigenza del comma 2-quinquies dell’art. 2 .L. 89/2001 – aggiunto dal d.l. n. 83 del 2012, conv. in l. n. 134 del 2012 – la manifesta infondatezza della domanda non esclude di per sé il diritto dell’attore all’equa riparazione, ove non sussista il requisito soggettivo della temerarietà od abusività della lite.

La Cassazione sul danno non patrimoniale per irragionevole durata del processo concernente lo “status” della persona e i diritti fondamentali

Cass. 20 gennaio 2015 n. 909, Rel. Sangiorgio ritiene che ai fini dell’equa riparazione per durata irragionevole, il giudizio concernente lo status della persona (nella specie, riconoscimento della condizione di rifugiato politico), in quanto incidente sul diritto alla vita privata e familiare, deve avere, in conformità alla giurisprudenza della Corte EDU, una durata massima ridotta (di due anni e sette mesi anziché di tre anni).

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La soggettività del condominio negli edifici, i ripensamenti del legislatore e le esigenze della prassi (a proposito della legittimazione a richiedere l’equa riparazione per la irragionevole durata del processo in cui è stato parte esclusivamente l’amministratore condominiale)

Anno I, Numero III, ottobre/dicembre 2014

di ROBERTO AMAGLIANI, Ordinario nell’Università di Catanzaro

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Le Sezioni Unite, al fine di dirimere il contrasto manifestatosi nelle Sezioni semplici, hanno affrontato, con decisione n. 19663 del 18.9.2014, Rel San Giorgio, la questione della legittimazione a richiedere l’equa riparazione per la irragionevole durata del processo in cui è stato parte esclusivamente l’amministratore condominiale; e, con motivazione condivisibile, in relazione al caso de quo hanno affermato in capo all’amministratore condominiale la titolarità esclusiva del diritto di richiedere il ristoro previsto dalla L. 89 del 2001, negandola, nel contempo, al condomino uti singulus.

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