Archivi categoria: DIRITTO PRIVATO EUROPEO

La proprietà è un diritto inviolabile? Ammessa la risarcibilità del danno non patrimoniale da lesione della proprietà

Con Tribunale Vercelli,12 febbraio 2015, Giud. Fiengo, torna alla ribalta delle cronache giuridiche la delicata questione della risarcibilità del danno non patrimoniale da lesione della proprietà.

A seguito di procedimento per ATP volto ad accertare la causa di infiltrazioni di acqua nei propri immobili, gli attori coltivavano giudizio meritale ex art. 2051 c.c. ai fini della condanna delle parti convenute, da un lato, all’esecuzione delle opere di risanamento necessarie per l’eliminazione delle infiltrazioni e, dall’altro, al risarcimento dei danni subiti, patrimoniali e non patrimoniali.

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Clausole abusive e integrazione del contratto. La Corte di Giustizia con la sentenza “Unicaja Banco” riafferma il principio della mera caducazione della clausola

Con sentenza del 21 gennaio 2015, Rel. Levits, la Corte di Giustizia UE si pronuncia su alcune domande di rinvio pregiudiziale ex art. 267 TFUE, relative alla corretta interpretazione dell’articolo 6 della Direttiva 93/13/CEE del Consiglio del 5 aprile 1993, nelle cause riunite C-482/13, C-484/13, C-485/13 e C-487/13.

Le fattispecie concrete riguardavano diversi procedimenti di esecuzione forzata immobiliare, che due banche spagnole avevano avviato contro alcuni consumatori, in dipendenza dei contratti di mutuo ordinario, garantiti da ipoteche, con essi stipulati. Nell’ambito di tali procedure in executivis, i giudici designati s’interrogavano sul carattere «abusivo» di due clausole contenute nei contratti e, conseguentemente, sulla compatibilità della normativa spagnola in tema di crediti ipotecari con il diritto dell’Unione in materia di clausole vessatorie. Continua a leggere

Successione di contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi nel settore scolastico: per il Tribunale di Torino non può aversi come conseguenza la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato ma esclusivamente il risarcimento del danno, ancorché in “re ipsa” e quantificabile in 15 mensilità

Dopo la sentenza Mascolo della Corte di Giustizia UE, che ha sancito la contrarietà al diritto europeo della normativa italiana sulle supplenze scolastiche, Il Tribunale di Torino in data 30 gennaio 2015 accoglie il ricorso di una docente precaria che aveva lavorato per più di 36 mesi in virtù di una successione di contratti a tempo determinato, tutti con scadenza al 30 giugno (supplenze su posti vacanti ma non disponibili, sino al termine dell’anno scolastico).

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Il crepuscolo dell’occupazione acquistiva. Un paio di considerazioni a margine di una sentenza non più differibile

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015

di SIMONE ALECCI, Dottorando di ricerca

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Le Sezioni Unite, con sentenza 19 gennaio 2015 n. 735, Rel. Di Amato, suggellano il tramonto nel firmamento nazionale dell’istituto dell’occupazione acquisitiva, autentico mostriciattolo partorito dall’estro di una risalente sortita giurisprudenziale (Cass. Civ., Sez. Un., 26 febbraio 1983, n. 1464) e fieramente difeso per svariati lustri sotto l’usbergo dell’illecito istantaneo ad effetti permanenti a dispetto delle severe e ricorrenti censure della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Il parricidio perpetrato dalle Sezioni Unite costituisce l’inevitabile epilogo di un dialogo tra le Corti palesemente sincopato nelle ondulazioni, del quale l’arroccamento della giurisprudenza di legittimità, soprattutto al cospetto dell’approccio “convenzionalmente orientato” che ha pervaso la giurisdizione amministrativa almeno da Cons. Stato, Ad. Plenaria, 29 aprile 2005, n.2, è emerso in tutto il suo anacronismo e campanilismo.

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La successione di contratti a termine nel settore scolastico che superi (al 13 maggio 2011) i 36 mesi, indipendentemente dai periodi di interruzione e dal tipo di supplenza, determina la costituzione “ex nunc” di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato: il Tribunale di Napoli in “fase discendente” dopo la sentenza Mascolo della Corte di giustizia UE

Con tre importanti sentenze, gemelle nella motivazione e nel dispositivo, il Tribunale di Napoli (21 gennaio 2015, Mascolo,  21 gennaio 2015 Racca21 gennaio 2015 Forni), decide in fase “discendente”, e cioè successiva alla decisione della Corte di giustizia UE Mascolo – stimolata da rinvio pregiudiziale dello stesso giudice – sul ricorso di tre docenti precari del settore scuola.

Anche sulla base delle indicazioni interpretative del giudice di Lussemburgo, il Tribunale accoglie il ricorso e ritiene che in tutti e tre i casi la successione dei contratti determini l’instaurazione ex nunc di un rapporto a tempo indeterminato, essendo stato superato il tetto massimo dei 36 mesi.

Le decisioni si segnalano, dunque, per un verso perché ritengono l’applicabilità, per interpretazione conforme al diritto europeo, della norma che pone un tetto massimo anche al settore scolastico; per altro verso, perché circoscrivono l’operatività del limite dei trentasei mesi ad un periodo determinato che si colloca tra l’introduzione della norma nel nostro ordinamento (24 dicembre 2007) e l’introduzione di altra norma che ha invece escluso l’applicabilità della misura dissuasiva dei 36 mesi rispetto al settore scolastico (13 maggio 2011).

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Abuso di contratti a termine nel settore marittimo dopo il caso “Fiamingo”: la Cassazione ritiene l’applicabilità al contratto a termine dell’art. 326 Cod. nav., e non anche del d.lgs. 368/2001, e la sua compatibilità “in concreto” con la disciplina europea, almeno che non sussistano i presupposti della frode alla legge ex art. 1344 c.c.

A pochi giorni di distanza dall’importante decisione che ha aperto al “danno comunitario” in tema di ricorso abusivo a contratti a tempo determinato nel pubblico impiego, e a seguito del rinvio pregiudiziale (ordinanza n. 15561/2013) della Suprema Corte e della conseguente decisione della Corte di Giustizia UE 3 luglio 2014 Fiamingo C-362/13 C-363/13 C-407/134, la Cassazione con sentenza 8 gennaio 2015 n. 62, Rel. Manna, decide in fase “discendente” la vicenda relativa al ricorso di un lavoratore marittimo che, avendo stipulato più contratti a termine con un datore di lavoro privato (Rete Ferroviaria italiana s.p.a., già Ferrovie dello Stato), chiedeva la conversione o comunque l’instaurazione di un rapporto a tempo indeterminato.

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Ancora una decisione della Corte di giustizia UE sul dovere di informazione del consumatore nel contratto di credito al consumo e sulla verifica del merito creditizio

La Corte di Giustizia UE con sentenza 18 dicembre 2014 C-449/13 CA Consumer Finance SA torna ad occuparsi dell’interpretazione della Direttiva europea sul credito al consumo (Dir. 2008/48/CE), peraltro ancora una volta con riferimento al diritto francese, come già nel recente caso Crédit Lyonnais, e alle disposizioni normative della disciplina europea (artt. 5 e 8) che: 1) impongono al creditore di informare il consumatore sulle caratteristiche del finanziamento; 2) obbligano il creditore a verificare la solvibilità del consumatore.

Sul primo punto, la sentenza chiarisce come debba essere distribuito l’onere della prova circa l’assolvimento del dovere di informazione. Quanto al secondo punto, la Direttiva non prevede alcuna sanzione per la violazione dell’obbligo di verifica del merito creditizio, e così anche il diritto italiano, sicché si ritiene per lo più che la questione debba essere ricondotta nell’orbita risarcitoria e della responsabilità precontrattuale. In Francia, invece, è prevista la sanzione della decadenza dagli interessi convenzionali pattuiti. Ad ogni modo, secondo la Corte di Giustizia, tale obbligo di verifica può essere assolto anche soltanto sulla base delle informazioni fornite dal consumatore, purché adeguate e documentate, mentre la Direttiva non impone “al creditore  di procedere a controlli sistematici delle informazioni fornite dal consumatore”.

La Cassazione apre al “danno comunitario” in caso di reiterazione abusiva di contratti a tempo determinato nel pubblico impiego: spetta al lavoratore la prova (anche per presunzioni) dell’abuso, mentre il danno è “in re ipsa”

Con un’importante ed innovativa decisione, Cass. 30 dicembre 2014 n. 27481 Rel. Tria, statuisce che in materia di pubblico impiego, la reiterazione o la costituzione di rapporti di lavoro a tempo determinato in violazione delle norme imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego dei lavoratori non determina la costituzione o la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato, ma fonda il diritto del lavoratore al risarcimento del danno ai sensi dell’art. 36, comma 5 del d.lgs. n. 165 del 2001, che va interpretato – con riferimento a fattispecie diverse da quelle del precariato scolastico – nel senso di “danno comunitario”, quale sanzione “ex lege” (e in re ipsa) a carico del datore di lavoro, e per la cui liquidazione è utilizzabile, in via tendenziale, il criterio indicato dall’art. 8 della legge n. 604 del 1966 (indennità alternativa alla conversione nel settore privato), e non il sistema indennitario onnicomprensivo previsto dall’art. 32 della legge n. 183 del 2010 (indennità aggiuntiva alla conversione del contratto a tempo determinato), né il criterio previsto dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (esclude la risarcibilità del danno in re ipsa Cass. 13 gennaio 2012 n. 392).

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Abuso di contratti a tempo determinato nel settore scolastico: prime applicazioni giurisprudenziali dopo la sentenza “Mascolo” (CGUE 26 novembre 2014)

Trib. Sciacca 3 dicembre 2014 si segnala per essere la prima sentenza di cui si ha notizia che, nel decidere sul ricorso di un docente precario avverso l’abuso di una successione di contratti a tempo determinato, tiene conto nell’impianto argomentativo della recentissima decisione della Corte di giustizia che ha sancito la contrarietà al diritto europeo della disciplina italiana in materia di supplenze scolastiche.

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Per le Sezioni Unite costituisce discriminazione indiretta dell’alunno disabile la mancata attuazione del Piano Educativo Individualizzato elaborato per il sostegno scolastico

Le Sezioni Unite della Corte di cassazione con sentenza 25 novembre 2014 n. 25011, Rel. Giusti, si pronunciano sul tema della discriminazione indiretta in danno di soggetti inabili e sulla relativa giurisdizione, effettuando un vero e proprio revirement rispetto all’indirizzo fino ad oggi seguito.

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