Archivio della categoria: POSSESSO

La Cassazione sulla «rinuncia» al diritto di servitù (e sulla opponibilità della stessa)

La Cassazione con sentenza 30 maggio 2016 n. 11158 ha stabilito che la rinuncia all’usucapione della servitù di passaggio è opponibile anche al nuovo acquirente del fondo dominante.

In primo grado, il Tribunale di Pordenone aveva dichiarato costituita per intervenuta usucapione la suddetta servitù di passaggio. La Corte d’appello di Trieste aveva rigettato l’appello sottolineando che la rinuncia al diritto di servitù di passaggio, effettuata dal precedente proprietario del terreno, non fosse opponibile al nuovo proprietario del fondo dominante in assenza di comunicazione o conoscenza o prova della relativa trascrizione.

La Suprema Corte ritiene invece che la rinuncia per iscritto all’usucapione della servitù di passaggio, fatta dal proprietario del fondo dominante, il quale dopo avere esercitato il possesso ultraventennale della servitù esprima al proprietario del fondo servente la volontà di non avvalersi della causa di acquisto del diritto reale minore a titolo originario, maturata a favore del proprio fondo, rileva di per sé, non potendo la sua efficacia negoziale essere fatta dipendere né dall’avvenuta comunicazione al successivo acquirente (che ancora non c’era: la rinuncia al diritto di passaggio proveniva infatti dall’allora legittimo proprietario del fondo dominante a vantaggio del quale era maturata l’usucapione per effetto del possesso ultraventennale, prima che questi alienasse il terreno), né dall’osservanza dell’onere della trascrizione (non potendo evidentemente esigersi una trascrizione della rinuncia quando mancava la trascrizione dello stesso atto di acquisto della servitù, non essendo stata la relativa usucapione ancora giudizialmente accertata).

Gli accordi in materia di usucapione anche se trascritti non sono assimilabili alle sentenze di accertamento dell’usucapione

App. Reggio Calabria 12 novembre 2015 si segnala perchè precisa la natura e la funzione del recente istituto dell’accordo di mediazione che accerta l’usucapione e della sua trascrizione ex art. 2643 12-bis c.c.

Secondo la Corte di appello, gli accordi in materia di usucapione, anche se trascritti, non sono assimilabili alle sentenze di accertamento dell’usucapione poiché, ex art. 2644 c.c. e 2650 c.c., non sono opponibili ai terzi che vantino pretese nei confronti del soggetto usucapito ovvero sui beni oggetto di accertamento, in forza di un titolo trascritto o iscritto anteriormente agli accordi medesimi. Le sentenze di accertamento dell’usucapione vengono invece trascritte non già ai fini del principio di continuità ex art. 2650 c.c. (e art. 2644 c.c.) ma, ex art. 2651 c.c., in funzione di mera pubblicità notizia.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

BARALIS, L’accertamento negoziale dell’usucapione nell’ambito della mediazione «riformata»: il senso della trascrizione e i problemi connessi, in Riv. dir. civ., 2014, 1369.

 

La Cassazione sulla tutela “interna” del compossessore

Secondo Cass. 4 agosto 2015 n. 16369, Rel. Scalisi, “nel godimento della cosa comune è configurabile una situazione possessoria tutelabile con le azioni di reintegrazione e manutenzione anche contro l’attività del compossessore e comproprietario, il quale sopprima il godimento medesimo, ovvero ne turbi o ne renda più gravose le modalità di esercizio”.

La Cassazione e l’acquisto per usucapione della servitù apparente

Secondo Cass. 17 novembre 2014 n. 24401, Rel. Manna, ai fini dell’acquisto per usucapione di una servitù di veduta, è sufficiente che le opere permanenti destinate al relativo esercizio siano visibili da un qualsiasi punto d’osservazione, anche estraneo al fondo servente, purché il proprietario di questo possa accedervi liberamente, come nel caso di una via pubblica.

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Il comproprietario “spogliato” della sua abitazione, che non agisca per la reintegra del possesso, non può chiedere il risarcimento del danno consistente nei costi affrontati per il reperimento di altra abitazione

Trib Palermo 19 marzo 2014 non accoglie una richiesta di condanna derivante dalla lesione del possesso.

Nel caso di specie, il comproprietario e compossessore di un immobile adibito ad uso abitativo, anziché agire in sede possessoria, aveva chiesto, in via autonoma, il ristoro dei danni patrimoniali che quella condotta turbatrice gli avrebbe arrecato sotto forma dei costi economici affrontati per il reperimento di un’altra abitazione.

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L’azienda è suscettibile di essere acquistata per usucapione

Anno I, numero II, luglio/settembre 2014

di MASSIMO FRICANO, Avvocato e Docente a contratto di Diritto processuale civile, Università Kore di Enna

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Le Sezioni Unite, con sentenza n. 5087 del 5 marzo 2014, pronunciandosi su questione di massima di particolare importanza, hanno ritenuto configurabile l’acquisto a titolo originario per usucapione dell’azienda, considerata come un bene distinto dai singoli componenti, suscettibile di essere unitariamente posseduto.

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Il convivente estromesso dall’abitazione può esercitare l’azione di reintegrazione

Anno I, Numero 1, aprile/giugno 2014

di RICCARDO OMODEI SALE’, Professore associato nell’Università di Verona

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La Corte di Cassazione con sentenza n. 7 del 2 gennaio 2014 ha riconosciuto al convivente more uxorio, che sia stato estromesso in modo violento o clandestino dalla casa di abitazione, la legittimazione ad esercitare l’azione di spoglio, inserendosi così nella scia di quel recente orientamento giurisprudenziale, che pare in via di progressiva affermazione (cfr., da ultimo, Cass., 14 giugno 2012, n. 9786; Cass., 21 marzo 2013, n. 7214), secondo cui il potere di fatto esercitato dal convivente sull’immobile altrui non potrebbe essere assimilato a quello proprio dell’ospite, ma integrerebbe una detenzione qualificata (rectius: autonoma), come tale tutelata in via interdittale (per una panoramica della varie tesi formulate al riguardo dalla dottrina, v. E. Carbone, Possesso e detenzione nella famiglia di fatto, in Riv. trim. dir. prov. civ., 2011, p. 37 ss.).

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