Archivi categoria: DIRITTI REALI

Le Sezioni Unite sulla natura extracontrattuale del danno da infiltrazioni provenienti dal lastrico solare

Cass. sez. un. 10 maggio 2016 n. 9449 stabilisce il principio per cui, in tema di condominio negli edifici, allorquando l’uso del lastrico solare non sia comune a tutti i condomini, dei danni che derivino da infiltrazioni nell’appartamento sottostante rispondono sia il proprietario o l’usuario esclusivo del lastrico solare (o della terrazza a livello), in quanto custode del bene ai sensi dell’art. 2051 c.c., sia il condominio. Il concorso di tali responsabilità, salvo la prova contraria della riferibilità del danno all’uno o all’altro, va di regola stabilito secondo il criterio di imputazione previsto dall’art. 1226 c.c., il quale pone le spese di riparazione per un terzo a carico del proprietario o dell’usuario esclusivo del lastrico o della terrazza e per i restanti due terzi a carico del condominio.

In tal modo, le sezioni unite condividono le perplessità dell’ordinanza di rimessione in merito alla natura contrattuale della responsabilità in questione per violazione di obbligazioni propter rem, – ordinanza n. 13526 del 13 giugno 2014, in Dir. civ. cont., 4 luglio 2014, con nota di AMAGLIANI, Il danno arrecato dal lastrico solare tra responsabilità ex art. 2051 c.c., violazione di obbligazioni propter rem e riparto delle spese ex art. 1126 c.c. (a proposito di una recente ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite) – ma giungono comunque ad una regola di ripartizione della responsabilità «mutuata dall’art. 1126 c.c.», criterio di riparto delle spese di manutenzione ma anche «parametro legale» valevole ai fini della ripartizione del danno.

 

 

Gli accordi in materia di usucapione anche se trascritti non sono assimilabili alle sentenze di accertamento dell’usucapione

App. Reggio Calabria 12 novembre 2015 si segnala perchè precisa la natura e la funzione del recente istituto dell’accordo di mediazione che accerta l’usucapione e della sua trascrizione ex art. 2643 12-bis c.c.

Secondo la Corte di appello, gli accordi in materia di usucapione, anche se trascritti, non sono assimilabili alle sentenze di accertamento dell’usucapione poiché, ex art. 2644 c.c. e 2650 c.c., non sono opponibili ai terzi che vantino pretese nei confronti del soggetto usucapito ovvero sui beni oggetto di accertamento, in forza di un titolo trascritto o iscritto anteriormente agli accordi medesimi. Le sentenze di accertamento dell’usucapione vengono invece trascritte non già ai fini del principio di continuità ex art. 2650 c.c. (e art. 2644 c.c.) ma, ex art. 2651 c.c., in funzione di mera pubblicità notizia.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

BARALIS, L’accertamento negoziale dell’usucapione nell’ambito della mediazione «riformata»: il senso della trascrizione e i problemi connessi, in Riv. dir. civ., 2014, 1369.

 

Danno non patrimoniale da immissioni anche in assenza di danno biologico

Con sentenza 16 ottobre 2015 n. 20927, Rel Rubino, la Cassazione – confermando quanto statuito in una recente pronuncia e discostandosi da un orientamento precedente – precisa che in caso di immissioni che superino la soglia di tollerabilità, è dovuto il risarcimento del danno alla persona anche in assenza di un pregiudizio alla salute, a condizione che risulti leso il diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria casa di abitazione e alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane, anche in ragione del rilievo che al diritto al rispetto della propria vita privata e familiare viene attribuito dall’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

In argomento cfr. S. GATTI, Danno non patrimoniale da infiltrazioni: risarcibile in quanto conseguenza della lesione del diritto (inviolabile) di proprietà oppure della lesione di un diritto ulteriore?, in Dir. civ. cont., 7 luglio 2015

L’ex convivente more uxorio, collocatario dei figli minori e assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario

Con sentenza 11 settembre 2015 n. 17971, Rel. Acierno, la prima sezione civile della Cassazione ha stabilito che, in caso di cessazione della convivenza di fatto, il genitore collocatario dei figli minori, nonché assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario, la cui opponibilità infranovennale è garantita, pur in assenza di trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione, anche nei confronti dei terzi acquirenti consapevoli della pregressa condizione di convivenza.

Nel caso specifico, la Corte Suprema ritiene irrilevante l’anteriorità dell’acquisto da parte del terzo rispetto alla data del provvedimento giudiziale di assegnazione, non soltanto in ragione della condizione di detentore qualificato dell’ex convivente more uxorio (cfr. OMODEI SALE’, Il convivente estromesso dall’abitazione può esercitare l’azione di reintegrazione, Dir. civ. cont. 25 giugno 2014), ma anche in considerazione della circostanza che lo stesso aveva esperito con esito positivo azione revocatoria dell’atto di vendita dell’immobile adibito a casa familiare.

La Cassazione sulla tutela “interna” del compossessore

Secondo Cass. 4 agosto 2015 n. 16369, Rel. Scalisi, “nel godimento della cosa comune è configurabile una situazione possessoria tutelabile con le azioni di reintegrazione e manutenzione anche contro l’attività del compossessore e comproprietario, il quale sopprima il godimento medesimo, ovvero ne turbi o ne renda più gravose le modalità di esercizio”.

Si ha “nuova costruzione” ove venga aumentata la superficie e la volumetria: in tal caso, non sussistendo una mera “ristrutturazione”, occorre rispettare le distanze legali

Secondo Cass. 20 agosto 2015 n. 17043, Rel. Manna “Le disposizioni dei regolamenti urbanistici locali, sia pure indirettamente attraverso la previsione di soglie massime d’incremento edilizio, non possono incidere sulle nozioni normative di “ristrutturazione” relativa ad edificio preesistente crollato o demolito e di “nuova costruzione”, agli effetti della soggezione alla vigente disciplina in tema di distanze legali e dei conseguenti rimedi esperibili nei rapporti tra privati.”

In sostanza, discostandosi da quanto affermato dalla Corte di Appello di Torino, la Cassazione ritiene che è la legge ordinaria e non il regolamento locale a definire ciò che è “ricostruzione” e ciò che invece è, in ragione dell’amento di volumetria, “nuova costruzione”: e in quest’ultimo caso, in ragione dell’aumento di volume o di superficie (che i regolamenti locali non possono, in deroga alla legge, includere nella nozione di “ristrutturazione”) deve ritenersi applicabile la disciplina sulle distanze legali.

Bene ipotecato e revocatoria ordinaria. Il trasferimento pregiudica il creditore chirografario?

Per Cass. 13 agosto 2015 n. 16793, Est. Stalla “in materia di azione revocatoria, la presenza di ipoteche sull’immobile trasferito con l’atto oggetto di revoca non esclude di per sé il requisito del pregiudizio del trasferimento stesso per il creditore chirografario procedente ex art.2901 cod. civ., né, di conseguenza, l’interesse di questi a proporre tale azione”. Continua a leggere

Il diritto di prelazione e riscatto “legale” non può essere oggetto di interpretazione estensiva

Cass. 7 aprile 2015 n. 6904, Est. Cirillo statuisce che il diritto di prelazione e riscatto agrario, costituendo oggetto di previsioni legali tassative, non spetta, a norma dell’art. 7, l. n. 817/1971, al confinante che sia solo nudo proprietario del terreno.

Rimessa alle Sezioni Unite la questione dell’operatività del c.d. criterio della prevenzione quando le distanze legali tra costruzioni siano stabilite dai regolamenti locali ex art. 873 c.c.

Con ordinanza 12 marzo 2015 n. 4965 la Seconda Sezione Civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione –su cui vi è contrasto- se, nell’ipotesi in cui i regolamenti edilizi comunali stabiliscano una distanza minima assoluta tra costruzioni maggiore di quella prevista dal codice civile, vi sia o meno un riferimento implicito al confine, in modo tale da escludere l’operatività del criterio cosiddetto della «prevenzione».

Il crepuscolo dell’occupazione acquistiva. Un paio di considerazioni a margine di una sentenza non più differibile

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015

di SIMONE ALECCI, Dottorando di ricerca

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Le Sezioni Unite, con sentenza 19 gennaio 2015 n. 735, Rel. Di Amato, suggellano il tramonto nel firmamento nazionale dell’istituto dell’occupazione acquisitiva, autentico mostriciattolo partorito dall’estro di una risalente sortita giurisprudenziale (Cass. Civ., Sez. Un., 26 febbraio 1983, n. 1464) e fieramente difeso per svariati lustri sotto l’usbergo dell’illecito istantaneo ad effetti permanenti a dispetto delle severe e ricorrenti censure della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Il parricidio perpetrato dalle Sezioni Unite costituisce l’inevitabile epilogo di un dialogo tra le Corti palesemente sincopato nelle ondulazioni, del quale l’arroccamento della giurisprudenza di legittimità, soprattutto al cospetto dell’approccio “convenzionalmente orientato” che ha pervaso la giurisdizione amministrativa almeno da Cons. Stato, Ad. Plenaria, 29 aprile 2005, n.2, è emerso in tutto il suo anacronismo e campanilismo.

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