Archivio della categoria: DIRITTI REALI

L’ex convivente more uxorio, collocatario dei figli minori e assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario

Con sentenza 11 settembre 2015 n. 17971, Rel. Acierno, la prima sezione civile della Cassazione ha stabilito che, in caso di cessazione della convivenza di fatto, il genitore collocatario dei figli minori, nonché assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario, la cui opponibilità infranovennale è garantita, pur in assenza di trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione, anche nei confronti dei terzi acquirenti consapevoli della pregressa condizione di convivenza.

Nel caso specifico, la Corte Suprema ritiene irrilevante l’anteriorità dell’acquisto da parte del terzo rispetto alla data del provvedimento giudiziale di assegnazione, non soltanto in ragione della condizione di detentore qualificato dell’ex convivente more uxorio (cfr. OMODEI SALE’, Il convivente estromesso dall’abitazione può esercitare l’azione di reintegrazione, Dir. civ. cont. 25 giugno 2014), ma anche in considerazione della circostanza che lo stesso aveva esperito con esito positivo azione revocatoria dell’atto di vendita dell’immobile adibito a casa familiare.

La Cassazione sulla tutela “interna” del compossessore

Secondo Cass. 4 agosto 2015 n. 16369, Rel. Scalisi, “nel godimento della cosa comune è configurabile una situazione possessoria tutelabile con le azioni di reintegrazione e manutenzione anche contro l’attività del compossessore e comproprietario, il quale sopprima il godimento medesimo, ovvero ne turbi o ne renda più gravose le modalità di esercizio”.

Si ha “nuova costruzione” ove venga aumentata la superficie e la volumetria: in tal caso, non sussistendo una mera “ristrutturazione”, occorre rispettare le distanze legali

Secondo Cass. 20 agosto 2015 n. 17043, Rel. Manna “Le disposizioni dei regolamenti urbanistici locali, sia pure indirettamente attraverso la previsione di soglie massime d’incremento edilizio, non possono incidere sulle nozioni normative di “ristrutturazione” relativa ad edificio preesistente crollato o demolito e di “nuova costruzione”, agli effetti della soggezione alla vigente disciplina in tema di distanze legali e dei conseguenti rimedi esperibili nei rapporti tra privati.”

In sostanza, discostandosi da quanto affermato dalla Corte di Appello di Torino, la Cassazione ritiene che è la legge ordinaria e non il regolamento locale a definire ciò che è “ricostruzione” e ciò che invece è, in ragione dell’amento di volumetria, “nuova costruzione”: e in quest’ultimo caso, in ragione dell’aumento di volume o di superficie (che i regolamenti locali non possono, in deroga alla legge, includere nella nozione di “ristrutturazione”) deve ritenersi applicabile la disciplina sulle distanze legali.

Bene ipotecato e revocatoria ordinaria. Il trasferimento pregiudica il creditore chirografario?

Per Cass. 13 agosto 2015 n. 16793, Est. Stalla “in materia di azione revocatoria, la presenza di ipoteche sull’immobile trasferito con l’atto oggetto di revoca non esclude di per sé il requisito del pregiudizio del trasferimento stesso per il creditore chirografario procedente ex art.2901 cod. civ., né, di conseguenza, l’interesse di questi a proporre tale azione”. Continua a leggere

Il diritto di prelazione e riscatto “legale” non può essere oggetto di interpretazione estensiva

Cass. 7 aprile 2015 n. 6904, Est. Cirillo statuisce che il diritto di prelazione e riscatto agrario, costituendo oggetto di previsioni legali tassative, non spetta, a norma dell’art. 7, l. n. 817/1971, al confinante che sia solo nudo proprietario del terreno.

Rimessa alle Sezioni Unite la questione dell’operatività del c.d. criterio della prevenzione quando le distanze legali tra costruzioni siano stabilite dai regolamenti locali ex art. 873 c.c.

Con ordinanza 12 marzo 2015 n. 4965 la Seconda Sezione Civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione –su cui vi è contrasto- se, nell’ipotesi in cui i regolamenti edilizi comunali stabiliscano una distanza minima assoluta tra costruzioni maggiore di quella prevista dal codice civile, vi sia o meno un riferimento implicito al confine, in modo tale da escludere l’operatività del criterio cosiddetto della «prevenzione».

Il crepuscolo dell’occupazione acquistiva. Un paio di considerazioni a margine di una sentenza non più differibile

Anno II, Numero I, gennaio/marzo 2015

di SIMONE ALECCI, Dottorando di ricerca

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Le Sezioni Unite, con sentenza 19 gennaio 2015 n. 735, Rel. Di Amato, suggellano il tramonto nel firmamento nazionale dell’istituto dell’occupazione acquisitiva, autentico mostriciattolo partorito dall’estro di una risalente sortita giurisprudenziale (Cass. Civ., Sez. Un., 26 febbraio 1983, n. 1464) e fieramente difeso per svariati lustri sotto l’usbergo dell’illecito istantaneo ad effetti permanenti a dispetto delle severe e ricorrenti censure della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Il parricidio perpetrato dalle Sezioni Unite costituisce l’inevitabile epilogo di un dialogo tra le Corti palesemente sincopato nelle ondulazioni, del quale l’arroccamento della giurisprudenza di legittimità, soprattutto al cospetto dell’approccio “convenzionalmente orientato” che ha pervaso la giurisdizione amministrativa almeno da Cons. Stato, Ad. Plenaria, 29 aprile 2005, n.2, è emerso in tutto il suo anacronismo e campanilismo.

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La Cassazione torna ad occuparsi di immissioni intollerabili e danno non patrimoniale

Con la sentenza del 19 dicembre 2014 n.26899 Rel. Lanzillo, la Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale determinato da immissioni sonore eccedenti la normale tollerabilità.

Il caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte è piuttosto usuale: il giudice di Milano viene adito per sentire accertare l’intollerabilità delle immissioni sonore prodotte dall’immobile adiacente quello occupato dagli attori, presso il quale si svolgevano attività di piano-bar e karaoke; quest’ultimi chiedono, inoltre, che venga inibita la prosecuzione dell’attività di disturbo e che i convenuti siano condannati al risarcimento dei danni, alla salute ed esistenziali, ad essi provocati. Continua a leggere

Le Sezioni Unite sanciscono il definitivo declino dell’occupazione appropriativa (anche per le vicende espropriative anteriori al 2001) e statuiscono che il termine di prescrizione per il risarcimento non decorre dalla irreversibile trasformazione del fondo

Le Sezioni Unite, con sentenza 19 gennaio 2015 n. 735, Rel. Di Amato, a composizione di contrasto, hanno affermato il principio, secondo il quale, l’illecito spossessamento di un privato da parte della P.A., con l’irreversibile trasformazione del terreno per la realizzazione di un’opera pubblica (cd. accessione invertita), non comporta l’acquisto della proprietà da parte dell’Amministrazione, conservando il privato il diritto alla restituzione del bene, salvo che lo stesso non preferisca chiedere il risarcimento del danno. Quest’ultima eventuale richiesta costituisce rinuncia abdicativa (e non traslativa) alla proprietà.

Spetta, in ogni caso, per la perdita delle utilità ricavabili dal terreno per l’illegittima occupazione, il diritto al risarcimento del danno. La prescrizione quinquennale dello stesso decorre, non dalla irreversibile trasformazione del fondo (come sostenuto dai giudici di prime e seconde cure) ma, per la perdita del godimento, dalle singole annualità; ove invece venga chiesto il risarcimento per equivalente, la prescrizione decorre dalla data della domanda (perché questa costituisce rinuncia implicita abdicativa alla proprietà).

Anche dunque le c.d. espropriazioni indirette che si collocano temporalmente prima del TU 37/2001 (per quelle successive la questione era ormai pacifica) vengono espunte dall’ordinamento, almeno nel senso che alle stesse non si riconosce un effetto traslativo, con la conseguenza che l’illecito è da considerarsi permanente, anche ai fini della prescrizione.

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La Cassazione e l’acquisto per usucapione della servitù apparente

Secondo Cass. 17 novembre 2014 n. 24401, Rel. Manna, ai fini dell’acquisto per usucapione di una servitù di veduta, è sufficiente che le opere permanenti destinate al relativo esercizio siano visibili da un qualsiasi punto d’osservazione, anche estraneo al fondo servente, purché il proprietario di questo possa accedervi liberamente, come nel caso di una via pubblica.

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