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L’ex convivente more uxorio, collocatario dei figli minori e assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario

Con sentenza 11 settembre 2015 n. 17971, Rel. Acierno, la prima sezione civile della Cassazione ha stabilito che, in caso di cessazione della convivenza di fatto, il genitore collocatario dei figli minori, nonché assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario, la cui opponibilità infranovennale è garantita, pur in assenza di trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione, anche nei confronti dei terzi acquirenti consapevoli della pregressa condizione di convivenza.

Nel caso specifico, la Corte Suprema ritiene irrilevante l’anteriorità dell’acquisto da parte del terzo rispetto alla data del provvedimento giudiziale di assegnazione, non soltanto in ragione della condizione di detentore qualificato dell’ex convivente more uxorio (cfr. OMODEI SALE’, Il convivente estromesso dall’abitazione può esercitare l’azione di reintegrazione, Dir. civ. cont. 25 giugno 2014), ma anche in considerazione della circostanza che lo stesso aveva esperito con esito positivo azione revocatoria dell’atto di vendita dell’immobile adibito a casa familiare.

Il convivente estromesso dall’abitazione può esercitare l’azione di reintegrazione

Anno I, Numero 1, aprile/giugno 2014

di RICCARDO OMODEI SALE’, Professore associato nell’Università di Verona

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La Corte di Cassazione con sentenza n. 7 del 2 gennaio 2014 ha riconosciuto al convivente more uxorio, che sia stato estromesso in modo violento o clandestino dalla casa di abitazione, la legittimazione ad esercitare l’azione di spoglio, inserendosi così nella scia di quel recente orientamento giurisprudenziale, che pare in via di progressiva affermazione (cfr., da ultimo, Cass., 14 giugno 2012, n. 9786; Cass., 21 marzo 2013, n. 7214), secondo cui il potere di fatto esercitato dal convivente sull’immobile altrui non potrebbe essere assimilato a quello proprio dell’ospite, ma integrerebbe una detenzione qualificata (rectius: autonoma), come tale tutelata in via interdittale (per una panoramica della varie tesi formulate al riguardo dalla dottrina, v. E. Carbone, Possesso e detenzione nella famiglia di fatto, in Riv. trim. dir. prov. civ., 2011, p. 37 ss.).

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