Archivi categoria: DIRITTI FONDAMENTALI

La giurisprudenza francese riconosce il sesso “neutro” all’ermafrodito o “intersessuale”

“Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960 in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan” scrive Jeffrey Eugenides nell’incipit del suo bel romanzo Middlesex (Mondadori, 2003).

Come sarebbe potuto accadere in Germania o in Australia, in Francia, con decisione 20 agosto 2015, il Tribunal De Tours ha riconosciuto il diritto di un soggetto registrato alla nascita come “maschio”, ma in realtà “intersessuale” – cioè con cromosomi, genitali e caratteri sessuali secondari non esclusivamente maschili o femminili (un “micro-pene” senza testicoli ed una vagina “rudimentale”) -, ad essere registrato come persona, non più come di sesso maschile ma, di “sesso neutro”. Il pubblico ministero ha presentato ricorso al Tribunale di Orléans in ragione del fatto che l’art. 57 Code Civil non prevede un “troisième genre” ma l’indicazione del “sexe de l’enfant”

Nella decisione – che argomenta dal “diritto al rispetto alla vita privata” previsto dall’art. 8 CEDU, interpretato dalla giurisprudenza di Strasburgo in senso estensivo, anche come diritto all’identità sessuale – si legge che «Il sesso assegnato alla nascita appare come una pura finzione (…). Non s’intende per nulla riconoscere un qualsiasi ‘terzo sesso’, ma prendere atto dell’impossibilità di ricondurre la persona interessata a un sesso o all’altro e che l’indicazione che figura sull’atto di nascita è erronea».

 

La Corte di Appello di Palermo solleva la questione di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter c.c. nella parte in cui non consente al giudice di valutare se risponda all’interesse del minore mantenere un rapporto stabile con l’ex convivente del genitore biologico

Con ordinanza 31 agosto 2015 la Corte di appello di Palermo ritiene che tra i soggetti con il quale il figlio minore ha diritto a mantener un rapporto stabile e significativo non rientra anche l’ex partner del genitore biologico. Conseguentemente ritiene necessario sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter c.c.: tale disposizione, infatti, nello stabilire che “il figlio minore ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori” – finalità per realizzare la quale il giudice ex art. 337-bis “adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa” – si pone in contrasto non componibile in via interpretativa con la Costituzione (artt. 2, 3, 30, 31 117) e la CEDU (art. 8).

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La “struttura” dei danni da omissione del “consenso informato”

Anno II, Numero III, luglio/settembre 2015

di GIAMPAOLO MIOTTO, Avvocato

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Con la sentenza n. 12205 del 2015, Rel. Frasca, la terza sezione della Cassazione civile ritorna sul tema del “consenso informato” per riformare una decisione della Corte d’appello di L’Aquila (n. 820/2011) e si sofferma sulla “struttura” della fattispecie dannosa conseguente al compimento di atti medici in assenza dell’assenso del paziente.

L’intento, più che apprezzabile, considerati i non pochi malintesi che ancora aleggiano sulla materia, è quello di un opportuno chiarimento concettuale, solo in parte frustrato da qualche imprecisione teorica e lessicale di troppo. Continua a leggere

Per la rettificazione anagrafica del sesso l’intervento chirurgico non è più necessario

Anno II, Numero III, luglio/settembre 2015

di FRANCESCA BARTOLINI, Università di Genova

Bartolini

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La Cassazione, con la sentenza n. 15138 depositata il 20 luglio 2015, Rel. Acierno chiude la questione relativa all’interpretazione dell’art. 3 della l. n. 164/1982 e lo fa con una decisione che, per chiarezza e completezza della motivazione, può far ritenere largamente superate le questioni di costituzionalità che, pure, erano state sollevate dalla giurisprudenza di merito (Trib. Trento, ord. 20 agosto 2014).

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La sentenza della Corte EDU non produce effetti nell’ordinamento interno (in particolare non è titolo per l’esecuzione del quale può essere proposta azione di ottemperanza)

Cons Stato 11 giugno 2015, n. 10557, Rel. Sabatino respinge l’appello proposto da una società immobiliare avverso la sentenza del TAR Lazio, n. 9564 del 9 settembre 2014 con la quale era stato dichiarato inammissibile il ricorso proposto contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’ottemperanza alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 23 ottobre 2012.

Il giudice di prime cure così sintetizzava i fatti di causa:

“Con il ricorso in esame, la Podere Trieste s.r.l. ha agito per l’esecuzione del giudicato costituito dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 23 ottobre 2012; (…) con tale decisione, la Corte, vista la propria precedente sentenza del 16 novembre 2006 – con la quale aveva accertato l’illecita occupazione di fatto, da parte del Comune di Roma, di un terreno di proprietà della ricorrente – ha liquidato in favore di questa, e a carico dello Stato italiano, la somma di € 47.740.000 a titolo di “equa soddisfazione”, ai sensi dell’art. 41 L. 848/55, di ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.”

Ebbene, Il Cons Stato (con sentenza 11 giugno 2015, n. 10557, Rel.Sabatino) ritiene che l’appello non sia fondato e vada respinto in quanto “il meccanismo per l’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo è autonomamente costruito, secondo le regole valevoli nell’ambito dell’ordinamento internazionale, dallo stesso trattato istitutivo, ossia la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950” (cfr. art. 46 “Forza vincolante ed esecuzione delle sentenze”).

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Danno da trattamento disumano del detenuto: per il Tribunale di Roma il risarcimento ha natura aquiliana

Discostandosi da quanto affermato dal Tribunale di Palermo, che aveva configurato la responsabilità in senso contrattuale per violazione di un obbligo di protezione gravante sull’amministrazione penitenziaria, Trib. Roma 30 maggio 2015, Giud. Dell’Orfano in sintonia con Trib. Torino 22 maggio 2015, ritiene la natura risarcitoria e non indennitaria della misura compensativa introdotta dall’art. 35-ter L. 354/75 per l’ipotesi di trattamento disumano del detenuto (cfr. GORI, Art. 3 CEDU e risarcimento da inumana detenzione, in Questione Giustizia, 2 ottobre 2014).

 

Danno da detenzione in condizioni inumane: il Tribunale di Palermo ritiene che la responsabilità abbia natura contrattuale in ragione del “contatto sociale” tra detenuto e amministrazione penitenziaria

Il Tribunale di Palermo con decreto 1 giugno 2015, pronunciandosi su un ricorso ex art. art. 35-ter l. 354/75 (inserito dall’art. 1 DL  92/2014) ritiene che l’onere di provare l’assenza di un trattamento disumano e contrario all’art. 3 CEDU, come interpretato dalla Corte EDU, gravi sull’amminstrazione penitenziaria, poichè tra la stessa e il detenuto si instaura un “contatto sociale”.

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Stepchild adoption omoparentale ed interesse del minore

Anno II, Numero II, aprile/giugno 2015

di GIAMPAOLO MIOTTO, Avvocato

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1. Premessa.

Alcune recenti pronunce che hanno trovato vasta eco presso l’opinione pubblica hanno riacceso il dibattito in merito all’ammissibilità dell’adozione “omoparentale” nel nostro ordinamento giuridico.

In particolare, la sentenza del Tribunale dei minorenni di Roma 30 luglio 2014 ha deciso il caso di due donne legate da una relazione sentimentale, da tempo conviventi, una delle quali era ricorsa alle tecniche di procreazione assistita, dando alla luce una bambina, che era stata poi cresciuta da entrambe. Continua a leggere

Identità di genere: per cambiare l’intervento chirurgico non è (più) necessario (secondo il Tribunale di Genova)

Anno II, Numero II, aprile/giugno 2015

di FRANCESCA BARTOLINI, Università di Genova

Bartolini

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La strada battuta dal Tribunale di Messina (Trib. Messina, 4 novembre 2014 in Dir. civ. cont. 7 marzo 2015) trova un’ulteriore conferma nella decisione del Tribunale di Genova, 5 marzo 2015, che ha autorizzato la rettifica dell’attribuzione del sesso M2F (male to female), sul solo presupposto della modifica dei caratteri sessuali secondari (segni caratteristici del sesso maschile o femminile come distribuzione della massa muscolare, timbro della voce etc.), senza quindi richiedere l’intervento chirurgico di ablazione dei caratteri sessuali primari (quelli riproduttivi).

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Scambio di embrioni: legittimazione attiva all’azione di disconoscimento della paternità in capo al padre genetico e questione di legittimità costituzionale

Con ordinanza 22 aprile 2015, il Trib. Roma, Giud. Pratesi, si pronuncia sul ricorso cautelare proposto da una coppia di genitori che aveva fatto infruttuosamente ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita contro un’altra coppia di genitori che aveva anch’essa fatto ricorso all’inseminazione artificiale ma con esito positivo. La particolarità del caso, oggetto delle cronache italiane da oltre un anno nonché al centro di accesi dibattiti etico-sociali e giuridici, consiste però nel fatto che, per un errore umano di scambio di embrioni, alla donna della seconda coppia venivano impiantati embrioni della prima. Pertanto, la coppia senza figli domandava al giudice di sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 243 bis c.c. nella parte in cui non annovera il padre genetico tra i soggetti legittimati a proporre l’azione di disconoscimento della paternità in caso di sostituzione di embrione avvenuta nell’ambito della procedura di fecondazione assistista, in quanto contrastante con gli articoli 2, 3, 24, 30 Cost. e 117 Cost. con riferimento all’art. 8 CEDU, per poi aprire la strada, in caso di avvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale di detta norma, all’accertamento della propria relazione di paternità con i minori; inoltre chiedeva l’emissione di un provvedimento di urgenza volto ad assicurare gli incontri tra i ricorrenti ed i bambini nel tempo necessario per l’accertamento del loro diritto, in modo da non pregiudicare la possibilità di instaurare con essi una relazione genitoriale. Continua a leggere