Archivio della categoria: CONTRATTO IN GENERALE

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato sul contratto di avvalimento

Cons. Stato Ad. Plen. 4 novembre 2016 n. 23 ha ritenuto che il contratto di avvalimento – contratto atipico e oneroso che presenta tratti propri del contratto di mandato e dell’appalto di servizi – debba rispondere ai requisiti di cui all’art. 1346 c.c., sicché è sufficiente che l’oggetto sia determinabile, dovendosi invece escludere la nullità del contratto in ragione della non immediata determinatezza dell’oggetto.

Più in particolare, la prescrizione secondo cui il contratto di avvalimento debba riportare “in modo compiuto esplicito ed esauriente (…) le risorse e i mezzi prestati in modo determinato e specifico” (art. 88 DPR 207/2010) non costituisce un vincolo di forma la cui violazione possa implicare la nullità (di protezione) del contratto. Al contrario, è sufficiente ai fini della validità del negozio, che la parte dell’oggetto del contratto di avvalimento, in ipotesi non puntualmente determinata, sia comunque agevolmente determinabile.

Sulla nullità di protezione cfr. PAGLIANTINI (a cura di) Le forme della nullità, Torino, 2009 e, nella manualistica più recente, MAZZAMUTO (a cura di), Manuale del diritto privato, Torino, 2016, 684, 728)

Buona fede e contratto: una interessante decisione del Tribunale di Palermo

Trib. Palermo 3 novembre 2016 si segnala per aver risolto, applicando la regola della buona fede, una controversia tra un ente musicale e la società cui era stato commissionato l’ingaggio di alcuni artisti. Malgrado infatti le rassicurazioni di quest’ultima circa la presenza di una pianista al concerto programmato in cartellone, l’ente musicale decideva comunque di annullare l’evento in rassegna – ritenendo così di avvalersi di una clausola risolutiva espressa -: il giudice ha invece qualificato tale comportamento come inadempimento, secondo una valutazione di buona fede nell’esecuzione del contratto.

La Cassazione torna sul rilievo d’ufficio della nullità, pregiudiziale logico-giuridica (non solo delle impugnazioni negoziali ma anche) del risarcimento del danno contrattuale

Anno III, Numero IV, ottobre/dicembre 2016

di GIUSTINO VERÌ

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Cass. 23 giugno 2016 n. 12996 si impone all’attenzione dell’interprete nella parte in cui torna a trattare il delicato tema della rilevazione ex officio della nullità contrattuale, ponendosi – non soltanto idealmente – sulla scia dei più recenti precedenti delle sezioni unite nn. 26242 e 26243 del 12 dicembre 2014, già oggetto di approfonditi commenti sulle pagine di questa rivista (N. RIZZO, Accertamento della nullità e azioni di impugnazione del contratto; F. RUSSOLa rilevabilità d’ufficio delle nullità nel sistema delle eccezioni secondo le Sezioni Unite [note in margine a Cass. sez. un. 26242 e 26243 del 12 dicembre 2014], entrambe in Dir. civ. cont., 15 marzo 2015), nonché di quanto in precedenza sancito, sempre in funzione nomofilattica, da Cass., SS.UU., 4 settembre 2012, n. 14828.

Il tema implica un’indagine sulla qualificazione della domanda proposta dall’attore al fine di comprendere se la stessa, avendo a oggetto un risarcimento danni per inesatta esecuzione della prestazione, postuli necessariamente l’esistenza di un contratto valido ed efficace nonché, in caso di risposta positiva a tale quesito, quali siano le modalità di intervento da parte del giudice che ritenga al contrario sussistente una causa di nullità.

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Alle Sezioni Unite la questione della simulazione relativa del canone nelle locazioni ad uso diverso da quello abitativo: la tardiva registrazione può avere effetto sanante della nullità?

Con ordinanza 5 agosto 2016 n. 16604 la Terza Sezione ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, ritenuta di massima di particolare importanza, se, con riferimento alle locazioni ad uso diverso da quello abitativo, in caso di simulazione relativa del canone mediante separato accordo recante l’importo maggiorato, la tardiva registrazione di quest’ultimo possa avere effetto sanante della nullità conseguente all’elusione della norma imperativa fiscale.

In argomento cfr.L. MODICA, Cass. Sezioni Unite 18214/2015: i giudici di legittimità sulla «interpretazione assiologicamente orientata» delle nullità per vizio di forma, in Dir. civ. cont., 28 dicembre 2015

Cfr. anche la recente decisione delle Sezioni Unite sulla locazione ad uso abitativo registrata per un canone inferiore al reale secondo cui l’accordo relativo al maggior canone è nullo e non sanabile con eventuale registrazione tardiva, mentre il contratto resta valido per il canone apparente

Vessatorietà, atipicità e dubbia meritevolezza delle clausole claims made

Anno III, Numero III, luglio/settembre 2016

di ALESSIA ROMEO, Dottoranda di ricerca nell’Università di Messina

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La controversia decisa dalle Sezioni Unite del 6 maggio 2016, n. 9140, risolve l’annosa questione relativa alla validità o meno delle clausole c.d. claims made, che sovente vengono inserite nei contratti di assicurazione per la responsabilità civile, in forza delle quali la copertura assicurativa opera solo se la domanda risarcitoria pervenga nel periodo di vigenza del contratto.

Il nodo problematico sul quale essenzialmente è stato sollecitato l’intervento nomofilattico delle Sezioni Unite è quello relativo al quesito vertente la vessatorietà o meno delle clausole claims made, allo scopo di valutarne l’applicabilità in un’ottica di tutela dell’assicurato, al fine di tenerlo indenne dalle conseguenze di fatti illeciti da lui compiuti prima della stipula del contratto di assicurazione. La sentenza in esame, si sofferma sulla natura giuridica e sull’efficacia delle clausole claims made, spostando l’attenzione dal giudizio di vessatorietà al profilo della meritevolezza degli interessi perseguiti.

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Il contratto non è nullo per mancanza di concessione in capo all’appaltatore se quest’ultimo affida l’esecuzione della prestazione ad un terzo ausiliario munito della relativa concessione

Cass. 14 luglio 2016 n. 14355 aferma che in materia di appalto (di servizi di operazioni portuali), l’assenza – in capo all’appaltatore – della concessione necessaria al compimento di tali operazioni non comporta la nullità del contratto per violazione di norma imperativa, allorché la materiale esecuzione della prestazione sia stata affidata ad un terzo munito della concessione e lo stesso si configuri come ausiliario dell’appaltatore ex art. 1228 c.c.

La Cassazione ribadisce la natura «contrattuale» della responsabilità precontrattuale

Cass. 12 luglio 2016 n. 14188, Rel. Valitutti ha ritenuto che la responsabilità precontrattuale (nella specie, della P.A.) non abbia natura extracontrattuale, ma debba correttamente inquadrarsi nella responsabilità di tipo contrattuale da «contatto sociale qualificato», inteso come fatto idoneo a produrre obbligazioni ai sensi dell’art. 1173 c.c., con conseguente applicazione del termine di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c.

La condivisibile riconduzione della responsabilità precontrattuale al genus della responsabilità contrattuale era stata operata dalla Suprema Corte nel 2011 (Cass. 20 dicembre 2011 n. 27648, in Europa dir. priv., 2012, p. 1227 con nota di CASTRONOVO, La Cassazione supera se stessa e rivede la responsabilità precontrattuale), già allora tuttavia con un’argomentazione non impeccabile sul piano filologico. In quel’occasione, si affermava infatti che, in ragione del consolidarsi della teorica del «contatto sociale», anche quella della responsabilità precontrattuale dovesse ormai considerarsi un’ipotesi di «contatto sociale qualificato».

In realtà, le cose stanno esattamente al contrario: e cioé il «contatto sociale qualificato» altro non è che una generalizzazione della culpa in contrahendo. Sicchè, per affermare la natura contrattuale della responsabilità precontrattuale non occorre scomodare la tesi del «contatto sociale».

La Cassazione sul contenuto del contratto di acquisto di strumenti finanziari non «adeguato»

Cass. 6 giugno 2016, n. 11578, Rel. Nazzicone, stabilisce che la sottoscrizione da parte del cliente della clausola in calce al modulo d’ordine, contenente la segnalazione dell’inadeguatezza dell’operazione sulla quale egli è stato avvisato, è idonea a far presumere assolto l’obbligo previsto in capo all’intermediario dell’art. 29 co. 3 reg. Consob n. 11522/1998; tuttavia a fronte della contestazione del cliente il quale alleghi quali specifiche informazioni furono omesse, grava sulla banca l’onere di provare, con qualsiasi mezzo, che invece quelle informazioni essa aveva specificamente reso.

Le Sezioni Unite sulla donazione di cosa altrui (commento a Cass. 15 marzo 2016 n. 5068)

Anno III, Numero II, aprile/giugno 2016

di EDOARDO FERRANTE, Professore associato nell’Università di Torino

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È giunto l’atteso responso delle Sezioni Unite sulla donazione di cosa altrui. Con sentenza 15 marzo 2016, n. 5068, la Corte si pronuncia in composizione allargata sul quesito rimessole da Cass., ord. 23 maggio 2014, n. 11545.

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