Archivio della categoria: NULLITA’

La Cassazione torna sul rilievo d’ufficio della nullità, pregiudiziale logico-giuridica (non solo delle impugnazioni negoziali ma anche) del risarcimento del danno contrattuale

Anno III, Numero IV, ottobre/dicembre 2016

di GIUSTINO VERÌ

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Cass. 23 giugno 2016 n. 12996 si impone all’attenzione dell’interprete nella parte in cui torna a trattare il delicato tema della rilevazione ex officio della nullità contrattuale, ponendosi – non soltanto idealmente – sulla scia dei più recenti precedenti delle sezioni unite nn. 26242 e 26243 del 12 dicembre 2014, già oggetto di approfonditi commenti sulle pagine di questa rivista (N. RIZZO, Accertamento della nullità e azioni di impugnazione del contratto; F. RUSSOLa rilevabilità d’ufficio delle nullità nel sistema delle eccezioni secondo le Sezioni Unite [note in margine a Cass. sez. un. 26242 e 26243 del 12 dicembre 2014], entrambe in Dir. civ. cont., 15 marzo 2015), nonché di quanto in precedenza sancito, sempre in funzione nomofilattica, da Cass., SS.UU., 4 settembre 2012, n. 14828.

Il tema implica un’indagine sulla qualificazione della domanda proposta dall’attore al fine di comprendere se la stessa, avendo a oggetto un risarcimento danni per inesatta esecuzione della prestazione, postuli necessariamente l’esistenza di un contratto valido ed efficace nonché, in caso di risposta positiva a tale quesito, quali siano le modalità di intervento da parte del giudice che ritenga al contrario sussistente una causa di nullità.

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Alle Sezioni Unite la questione della simulazione relativa del canone nelle locazioni ad uso diverso da quello abitativo: la tardiva registrazione può avere effetto sanante della nullità?

Con ordinanza 5 agosto 2016 n. 16604 la Terza Sezione ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, ritenuta di massima di particolare importanza, se, con riferimento alle locazioni ad uso diverso da quello abitativo, in caso di simulazione relativa del canone mediante separato accordo recante l’importo maggiorato, la tardiva registrazione di quest’ultimo possa avere effetto sanante della nullità conseguente all’elusione della norma imperativa fiscale.

In argomento cfr.L. MODICA, Cass. Sezioni Unite 18214/2015: i giudici di legittimità sulla «interpretazione assiologicamente orientata» delle nullità per vizio di forma, in Dir. civ. cont., 28 dicembre 2015

Cfr. anche la recente decisione delle Sezioni Unite sulla locazione ad uso abitativo registrata per un canone inferiore al reale secondo cui l’accordo relativo al maggior canone è nullo e non sanabile con eventuale registrazione tardiva, mentre il contratto resta valido per il canone apparente

Vessatorietà, atipicità e dubbia meritevolezza delle clausole claims made

Anno III, Numero III, luglio/settembre 2016

di ALESSIA ROMEO, Dottoranda di ricerca nell’Università di Messina

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La controversia decisa dalle Sezioni Unite del 6 maggio 2016, n. 9140, risolve l’annosa questione relativa alla validità o meno delle clausole c.d. claims made, che sovente vengono inserite nei contratti di assicurazione per la responsabilità civile, in forza delle quali la copertura assicurativa opera solo se la domanda risarcitoria pervenga nel periodo di vigenza del contratto.

Il nodo problematico sul quale essenzialmente è stato sollecitato l’intervento nomofilattico delle Sezioni Unite è quello relativo al quesito vertente la vessatorietà o meno delle clausole claims made, allo scopo di valutarne l’applicabilità in un’ottica di tutela dell’assicurato, al fine di tenerlo indenne dalle conseguenze di fatti illeciti da lui compiuti prima della stipula del contratto di assicurazione. La sentenza in esame, si sofferma sulla natura giuridica e sull’efficacia delle clausole claims made, spostando l’attenzione dal giudizio di vessatorietà al profilo della meritevolezza degli interessi perseguiti.

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Il contratto non è nullo per mancanza di concessione in capo all’appaltatore se quest’ultimo affida l’esecuzione della prestazione ad un terzo ausiliario munito della relativa concessione

Cass. 14 luglio 2016 n. 14355 aferma che in materia di appalto (di servizi di operazioni portuali), l’assenza – in capo all’appaltatore – della concessione necessaria al compimento di tali operazioni non comporta la nullità del contratto per violazione di norma imperativa, allorché la materiale esecuzione della prestazione sia stata affidata ad un terzo munito della concessione e lo stesso si configuri come ausiliario dell’appaltatore ex art. 1228 c.c.

Le Sezioni Unite sulla donazione di cosa altrui (commento a Cass. 15 marzo 2016 n. 5068)

Anno III, Numero II, aprile/giugno 2016

di EDOARDO FERRANTE, Professore associato nell’Università di Torino

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È giunto l’atteso responso delle Sezioni Unite sulla donazione di cosa altrui. Con sentenza 15 marzo 2016, n. 5068, la Corte si pronuncia in composizione allargata sul quesito rimessole da Cass., ord. 23 maggio 2014, n. 11545.

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La Cassazione sulla validità del preliminare di immobile abusivo

Afferma Cass. 9 maggio 2016 n. 9318, Rel. Lombardo, che: “Secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non vi è ragione di discostarsi, la sanzione della nullità prevista dall’art. 40 l. 47/1985, con riferimento a vicende negoziali relative ad immobili privi della necessaria concessione edificatoria, trova applicazione nei soli contratti traslativi e non anche con riguardo ai contratti con efficacia obbligatoria, quali il preliminare di vendita, ben potendo essere resa la dichiarazione o prodotta la documentazione relative alla regolarità dell’edificazione, all’eventuale concessione in sanatoria o alla domanda di oblazione e ai relativi primi due versamenti, all’atto della stipulazione del definitivo contratto traslativo, ovvero in corso di giudizio e prima della pronuncia della sentenza ex art. 2932, che tiene luogo di tale contratto”.

Nel caso di specie, il promittente acquirente di un immobile aveva convenuto in giudizio il promittente venditore, ma la domanda ex art. 2932 c.c. non era stata accolta in primo e in secondo grado in ragione del fatto che nel contratto non venivano menzionati gli estremi della concessione in sanatoria e che la relativa documentazione non era comunque stata prodotta in giudizio.

La cassazione ritiene invece che il contratto preliminare in questione debba considerarsi valido, ben potendo peraltro essere prodotta la relativa documentazione prima della pronuncia della sentenza ex art. 2932 c.c.

Contrariamente a quanto affermato nella decisione che si segnala, la soluzione sembra porsi in discontinuità con i più recenti precedenti di legittimità.

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Le Sezioni Unite sulla donazione di cosa altrui

Secondo Cass. sez. un. 15 marzo 2016 n. 5068, la donazione di cosa, in tutto od in parte, altrui (qual è la quota del bene indiviso di una massa ereditaria da parte del coerede), è nulla per mancanza di causa donandi, salvo che l’alterità del bene sia nota alle parti e risulti dal titolo, traducendosi in una donazione obbligatoria di dare.

In sostanza, la donazione di cosa altrui deve ritenersi nulla non già in ragione di un’applicazione estensiva o analogica del divieto di donazione di cosa futura. La donazione di cosa altrui sarebbe infatti nulla per assenza della causa.

Conseguentemente, deve considerasi nulla in quanto “donazione di cosa altrui” la donazione di una quota di un bene determinato, quando il donante ha la com-proprietà di una massa ereditaria e dunque non può dirsi titolare della quota sul singolo bene (donato, seppur nei limiti della quota) ma su più beni.

Cfr. l’ordinanza di rimessione 23 maggio 2014 n. 11545 in Dir. civ. cont. 9 luglio 2014, con nota di E. FERRANTE, Donazione di cosa altrui: perché «scomodare» le Sezioni Unite?

Nullità virtuale per contrarietà a norma imperativa del mutuo fondiario in caso di superamento della soglia massima di finanziabilità

Corte di cassazione 15 febbraio 2016 affronta il problema delle conseguenze derivanti dal superamento della soglia massima di finanziabilità per la concessione di un mutuo fondiario (art. 38, co. 2 TUB), senza tuttavia prendere esplicita posizione in merito alla questione più delicata, risolta dal più recente orientamento di legittimità nel senso della validità del contratto in questione. La decisione si rivela piuttosto ambigua, rifugiandosi su una censura sul punto dello sforamento del tetto del provvedimento del Tribunale di Venezia, che aveva ritenuto la nullità del mutuo per superamento della soglia massima di finanziabilità.

La disposizione normativa richiamata pur fissando una soglia massima di finanziabilità per il mutuo fondiario – che secondo il CICR si assesta sul 80% del valore dell’immobile – non prevede in modo esplicito la nullità del contratto che preveda un finanziamento eccedente la soglia massima.

Come  è noto, secondo un’accreditata interpretazione dell’art. 1418 co. 1, l’inciso “salvo che la legge non disponga altrimenti” conferisce all’interprete il potere di individuare le ipotesi in cui la sanzione della nullità non possa ritenersi compatibile con la ratio della norma imperativa violata. In sostanza, un’interpretazione non pleonastica della disposizione generale di cui all’art. 1418 co. 1 c.c. indicherebbe che del contratto contrario a norme imperative debba volta per volta predicarsi la nullità, che dunque non sarebbe la regola ma solo un esito possibile di detto contrasto, all’esito di una valutazione della ratio della norma violata. Nel caso di specie, in particolare, la decisione del Tribunale di Venezia impugnata ha ritenuto che il contrasto con la norma imperativa che indica un soglia massima di finanziabilità conduca alla nullità virtuale del contratto, poichè la norma sarebbe posta a tutela non già della singola banca ma della stabilità del mercato bancario.

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Clausole abusive: un procedimento di ingiunzione che non preveda un sindacato del giudice sull’abusività di una clausola, anche se ha efficacia di cosa giudicata, si pone in contrasto con il principio di effettività

La Corte di Giustizia UE, Prima Sezione, sentenza 18 febbraio, causa C-49/14  Finanmadrid si è pronunciata in merito alla domanda di rinvio pregiudiziale proposta dal Tribunale di primo grado di Cartagena, Spagna, stabilendo che:

la direttiva 93/13/CEE sulle clausole abusive dev’essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella spagnola, che non consente al giudice investito dell’esecuzione di un’ingiunzione di pagamento, avente ormai efficacia di cosa giudicata, di valutare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, ove l’autorità (non giurisdizionale) investita della domanda d’ingiunzione di pagamento non abbia competenza per procedere a una simile valutazione.

La questione proposta e la vicenda sottesa è assai simile a quella già decisa nella nota sentenza Banco Español de Crédito ancorchè, così come prevede la recente novella al codice di procedura civile spagnolo, ora il provvedimento venga emesso non da un giudice ma dal «Secretario judicial» (cancelliere), il quale è tenuto ad adire il giudice unicamente qualora dai documenti allegati alla domanda si evinca che l’importo richiesto non è corretto.

In Banco Español de Crédito il Tribunale di prima istanza aveva ritenuto di poter rilevare d’ufficio la nullità della clausola abusiva ancorchè non vi fosse stata opposizione e dunque non vi fosse un giudizio di cognizione. Il giudice di appello aveva rimesso in via pregiudiziale proprio tale questione alla Corte di Giustizia.

Nel nuovo procedimento d’ingiunzione di pagamento spagnolo, sotteso alla sentenza Finanmadrid, l’autorità è in sostanza il cancelliere, poichè si prevede che, salvo che non ricorrano determinate circostanze, non c’è intervento del giudice e il procedimento è chiuso senza possibilità che venga eseguito un controllo dell’esistenza di clausole abusive in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore. Sicché, il giudice interviene solo in fase di esecuzione dell’ingiunzione di pagamento, quando ormai non potrebbe più valutare d’ufficio l’esistenza di tali clausole poichè il provvedimento ha ormai efficacia di cosa giuicata: il consumatore, di fronte a un titolo esecutivo, potrebbe trovarsi nella situazione di non poter beneficiare, in nessuna fase del procedimento, della garanzia che venga compiuta la valutazione sulla sussistenza dell’abusività della clausola. Solo per completezza può ricordarsi che anche la nostra giurisprudenza di legitimità riconosce che il decreto ingiuntivo non opposto acquista autorità ed efficacia di cosa giudicata sostanziale in relazione al diritto in esso consacrato.

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