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Danno contrattuale da ritardata assunzione e finzione di avveramento della condizione (dell’approvazione definitiva della graduatoria)

Con una decisione particolarmente interessante, anche sotto il profilo degli istituti civilistici applicati (finzione di avveramento della condizione e mora del debitore), la Corte di Appello di Palermo (App. Palermo 22 dicembre 2016) dichiara il diritto all’assunzione di alcuni partecipanti ad un concorso pubblico, nonchè la responsabilità contrattuale del datore di lavoro per ritardata assunzione.

In primo grado il Tribunale dichiarava il diritto all’assunzione di due candidate ad un concorso pubblico, collocatesi in posizione utile, cui tuttavia non era seguita l’assunzione in ragione del blocco quinquennale nel periodo 2011/2015 (la graduatoria veniva approvata provvisoriamente prima dell’entrata in vigore del blocco e definitivamente solo dopo l’entrata in vigore dello stesso).

Più in particolare, in primo grado il Tribunale riteneva non giustificato e contrario a buona fede il comportamento della pubblica amministrazione che, con grave ritardo, aveva provveduto all’approvazione definitiva della graduatoria, condizione quest’ultima costituente al contempo provvedimento amministrativo, ma anche negoziale di individuazione del contraente, da cui discende il diritto all’assunzione.

Nella specie, con ragionamento condiviso dal giudice di seconde cure, il Tribunale ricorda che in pendenza della condizione la controparte deve comportarsi secondo buona fede, ciò che nella specie non sarebbe avvenuto, sicchè viene statuito il diritto all’assunzione delle ricorrenti (artt. 1359 e 1360 c.c.). La condizione della approvazione definitiva della graduatoria si considera come avvenuta, con conseguente produzione dell’effetto del diritto all’assunzione (cfr. C. RESTIVO, Note critiche sul ruolo della regola di buona fede nella disciplina della condizione, in Giur. it., 2006, 1143)

Secondo la Corte di Appello, peraltro, le ricorrenti hanno con diffida messo a disposizione le proprie energie lavorative, riversando in tal modo sulla parte datrice di lavoro le conseguenze patrimoniali della mora accipiendi (art. 1207 c.c.): viene in tal modo riconosciuto il danno patrimoniale contrattuale subito a causa della ritardata assunzione.

La rilevanza del venir meno dell’evento condizionale dopo il suo avveramento o del verificarsi dello stesso dopo il suo mancamento: «condicio semel impleta (non) resumitur, condicio quae deficit (non) restauratur?»

Anno III, Numero II, aprile/giugno 2016

di MIRKO FACCIOLI, Ricercatore nell’Università di Verona

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Con pronuncia del 29 febbraio 2016, il Tribunale di Agrigento si è occupato di una questione in tema di condizione contrattuale che, a dispetto della grande attenzione che entrambe da sempre riservano, in generale, all’istituto previsto e disciplinato dagli artt. 1353-1361 c.c., risulta essere quasi completamente inesplorata tanto in dottrina quanto in giurisprudenza (sicché sembra potersi ancora oggi affermare che il quadro generale degli studi in subiecta materia «presenta degli svi­lup­pi ipertrofici su singole parti, e delle gravi atrofie rispetto ad altre parti, forse più vitali»: così A. FALZEA, La condizione e gli elementi dell’atto giuridico, Milano, 1941, p. 61).

La questione in discorso concerne la rilevanza del venir meno dell’evento condizionale dopo il suo avveramento o del verificarsi dello stesso dopo il suo mancamento: in altre parole, cosa deve ritenersi che accada al contratto se, una volta verificatasi o, rispettivamente, mancata la condizione, sopravvengano delle vicende che conducono al venir meno dell’evento o, rispettivamente, portano al suo avveramento? Il contratto sospensivamente condizionato e divenuto efficace in forza dell’avveramento della condizione, è destinato a perdere di efficacia in forza del venir meno dell’evento, o si deve al contrario ritenere che tale accadimento è irrilevante e che, quindi, quel contratto continuerà a produrre i suoi effetti? Il contratto risolutivamente condizionato, divenuto inefficace in virtù del verificarsi della condizione, è in grado di “rivivere” in seguito al venir meno della condizione de qua, o tale vicenda è da considerarsi priva di conseguenze giuridiche, sicché quel contratto sarà destinato a rimanere definitivamente inefficace? E analoghe domande si potrebbero evidentemente formulare, mutatis mutandis, con riguardo al caso in cui sopravvengano circostanze che portino al verificarsi dell’evento condizionale originariamente mancato. Continua a leggere