Archivio della categoria: TUB

Rimessa alle Sezioni Unite la questione degli oneri economici rilevanti ai fini del riscontro dell’usurarietà

Con ordinanza. 20 giugno 2017 n. 15188 la Cassazione rimette alle Sezioni Unite la questione della rilevanza dell’onere economico della commissione di massimo scoperto ai fini del riscontro in concreto dell’usurarietà: e se in particolare la commissione sia inclusa nel conto degli oneri rilevanti per la formazione dei tassi medi rilevati trimestralmente dai decreti del Ministro dell’Economia.

Rimessa alle Sezioni Unite la questione della forma scritta del contratto di investimento

Con ordinanza 27 aprile 2017 n. 10447 la Prima Sezione ha trasmesso gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, della questione, ritenuta di massima di particolare importanza, relativa al se il requisito della forma scritta del contratto di investimento esiga, accanto a quella dell’investitore, anche la sottoscrizione “ad substantiam” dell’intermediario.

L’importante provvedimento ricorda l’esistenza di due orientamenti sul punto e mette in evidenza l’esigenza di scongiurare comportamenti opportunistici e contrari a buona fede da parte dell’investitore quando la banca non abbia sottoscritto il contratto quadro e se non possa addirittura ipotizzarsi in tali casi una convalida del contratto nullo. Secondo l’art. 1423 c.c., infatti, il contratto nullo non può essere convalidato, se la legge non dispone diversamente, e questo potrebbe essere un caso in cui la legge dispone diversamente. L’ipotesi è quella dell’investitore che impugni per nullità il contratto, a lungo eseguito, solo a seguito di una perdita.

Come ha scritto di recente PAGLIANTINI, Autonomia privata e divieto di convalida del contratto nullo, Torino, 2007, 222: “come si fa a sostenere che non versa in mala fede il cliente investitore che dopo aver ordinato l’acquisto di obbligazioni, si richiama in sede giudiziaria alla mancanza di forma scritta del contratto quadro?”. La regola della buona fede è limite concreto all’esplicarsi di azioni abusive, vi è carenza di un legittimo interesse ad agire rispetto alla “pretesa di chi si risolve ad impugnare il contratto a fini meramente opportunistici” (PAGLIANTINI, Autonomia privata e divieto di convalida del contratto nullo, Torino, 2007, 216 e nota 246)

Nullità virtuale per contrarietà a norma imperativa del mutuo fondiario in caso di superamento della soglia massima di finanziabilità

Corte di cassazione 15 febbraio 2016 affronta il problema delle conseguenze derivanti dal superamento della soglia massima di finanziabilità per la concessione di un mutuo fondiario (art. 38, co. 2 TUB), senza tuttavia prendere esplicita posizione in merito alla questione più delicata, risolta dal più recente orientamento di legittimità nel senso della validità del contratto in questione. La decisione si rivela piuttosto ambigua, rifugiandosi su una censura sul punto dello sforamento del tetto del provvedimento del Tribunale di Venezia, che aveva ritenuto la nullità del mutuo per superamento della soglia massima di finanziabilità.

La disposizione normativa richiamata pur fissando una soglia massima di finanziabilità per il mutuo fondiario – che secondo il CICR si assesta sul 80% del valore dell’immobile – non prevede in modo esplicito la nullità del contratto che preveda un finanziamento eccedente la soglia massima.

Come  è noto, secondo un’accreditata interpretazione dell’art. 1418 co. 1, l’inciso “salvo che la legge non disponga altrimenti” conferisce all’interprete il potere di individuare le ipotesi in cui la sanzione della nullità non possa ritenersi compatibile con la ratio della norma imperativa violata. In sostanza, un’interpretazione non pleonastica della disposizione generale di cui all’art. 1418 co. 1 c.c. indicherebbe che del contratto contrario a norme imperative debba volta per volta predicarsi la nullità, che dunque non sarebbe la regola ma solo un esito possibile di detto contrasto, all’esito di una valutazione della ratio della norma violata. Nel caso di specie, in particolare, la decisione del Tribunale di Venezia impugnata ha ritenuto che il contrasto con la norma imperativa che indica un soglia massima di finanziabilità conduca alla nullità virtuale del contratto, poichè la norma sarebbe posta a tutela non già della singola banca ma della stabilità del mercato bancario.

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La Cassazione sulla responsabilità dell’intermediario che abbia dato corso ad un’operazione di investimento non «adeguata»

Nel caso sotteso alla decisione che si segnala (Cass. 9 febbraio 2016 n. 2535, Rel. Valitutti), la banca si è determinata a compiere l’operazione, sebbene si trattasse di un investimento ad alto rischio concernente obbligazioni di una società emittente in situazione di imminente default economico, avente ad oggetto una somma molto elevata e sulla base di un’indicazione di rischio del tutto generica.

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Ancora una decisione della Corte di giustizia UE sul dovere di informazione del consumatore nel contratto di credito al consumo e sulla verifica del merito creditizio

La Corte di Giustizia UE con sentenza 18 dicembre 2014 C-449/13 CA Consumer Finance SA torna ad occuparsi dell’interpretazione della Direttiva europea sul credito al consumo (Dir. 2008/48/CE), peraltro ancora una volta con riferimento al diritto francese, come già nel recente caso Crédit Lyonnais, e alle disposizioni normative della disciplina europea (artt. 5 e 8) che: 1) impongono al creditore di informare il consumatore sulle caratteristiche del finanziamento; 2) obbligano il creditore a verificare la solvibilità del consumatore.

Sul primo punto, la sentenza chiarisce come debba essere distribuito l’onere della prova circa l’assolvimento del dovere di informazione. Quanto al secondo punto, la Direttiva non prevede alcuna sanzione per la violazione dell’obbligo di verifica del merito creditizio, e così anche il diritto italiano, sicché si ritiene per lo più che la questione debba essere ricondotta nell’orbita risarcitoria e della responsabilità precontrattuale. In Francia, invece, è prevista la sanzione della decadenza dagli interessi convenzionali pattuiti. Ad ogni modo, secondo la Corte di Giustizia, tale obbligo di verifica può essere assolto anche soltanto sulla base delle informazioni fornite dal consumatore, purché adeguate e documentate, mentre la Direttiva non impone “al creditore  di procedere a controlli sistematici delle informazioni fornite dal consumatore”.

Sulla sorte del contratto di mutuo fondiario che oltrepassi i limiti di finanziabilità: il Tribunale di Firenze smentisce la Cassazione e ritiene la nullità virtuale del contratto

Tribunale di Firenze, sezione III, decreto 30 ottobre 2014, Est. Mariani affronta il delicato problema delle conseguenze derivanti dal superamento della soglia massima di finanziabilità per la concessione di un mutuo fondiario (art. 38 TUB).

Il provvedimento è degno di segnalazione in quanto critica la soluzione e le argomentazioni tecnico-giuridiche recentemente assunte da Cassazione, Sez. I, 28 novembre 2013 n. 26672 e riafferma, invece, in buona parte, la validità concettuale del precedente orientamento di  Cassazione, Sez I, 1 settembre 1995 n. 9219.

Il Tribunale adito ritiene, infatti, che i limiti previsti per l’erogazione di un mutuo fondiario abbiano natura pubblicistica e che il contratto che non li abbia rispettati sia affetto da nullità virtuale.

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Obbligo del creditore di valutare la solvibilità del debitore: la Corte di Giustizia sulla sanzione della decadenza dagli interessi convenzionali prevista nell’ordinamento francese

Anno I, Numero III, ottobre/dicembre 2014

di TOMMASO DALLA MASSARA, Ordinario nell’Università di Verona

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Con decisione 27 marzo 2014 causa C-565/12, Pres. L. Bay Larsen; Rel. K. Jürimäe, LCL Le Crédit Lyonnais SA, la Corte di Lussemburgo statuisce che l’art. 23 della direttiva 2008/48/CE, relativa ai contratti di credito ai consumatori, deve essere interpretato in senso tale da costituire argine rispetto all’applicazione di un regime nazionale di sanzioni secondo cui, in caso di violazione da parte del creditore dell’obbligo precontrattuale di valutare la solvibilità del debitore consultando una banca dati pertinente, il creditore, pur decadendo dal diritto agli interessi convenzionali, benefici però degli interessi al tasso legale; più precisamente, si tratterebbe di interessi esigibili a decorrere dalla decisione di condanna del debitore e, inoltre, di interessi che sarebbero maggiorati di cinque punti se, alla scadenza del termine di due mesi dalla condanna, il debitore non avesse pagato.

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Tutela del sovraindebitamento incolpevole (L. 3/2012) o sanzione per omessa verifica del merito creditizio (art. 124 TUB)? Il “piano del consumatore” in funzione punitiva

Anno I, numero II, luglio/settembre 2014

di LARA MODICA, Professore associato nell’Università di Palermo

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Dopo il provvedimento apripista del giudice pistoiese (cfr. PELLECCHIA, Composizione delle crisi da sovraindebitamento: il “piano del consumatore” al vaglio della giurisprudenza, in Dir. civ. cont. 3 giugno 2014), le omologazioni del “piano del consumatore” sovraindebitato cominciano a moltiplicarsi: ancora il Trib Pistoia 8 gennaio 2014 e poi Trib. Ascoli Piceno 4 aprile 2014Trib. Catania 24 giugno 2014 e Trib Catania 17 giugno 2014 concedono i “benefici” di cui agli artt. 7 ss. della legge 3/2012 a famiglie finanziariamente vulnerabili, sulla scorta del comune presupposto della non colpevolezza del default.

Al di là delle differenti vicende da cui scaturiscono, le decisioni citate confermano tutte, più o meno marcatamente, l’impressione a caldo che avevamo tratto già all’indomani della tormentata approvazione della l. n. 3, e cioè che il congegno esdebitatorio di nuovo conio fosse destinato inevitabilmente a caricarsi di un ruolo di supplenza della scarna ed inefficace disciplina in materia di prevenzione del sovraindebitamento, sub specie di doveri informativi e verifica del merito creditizio (artt. 124 ss. t.u.b.), offrendosi quale sede elettiva per reagire ex post alla condotta scorretta o anche solo disinvolta dei finanziatori professionali.

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Composizione delle crisi da sovraindebitamento: il “piano del consumatore” al vaglio della giurisprudenza

Anno I, numero I, aprile/giugno 2014

di ENZA PELLECCHIA, Professore associato nell’Università di Pisa 

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I provvedimenti Trib Pistoia 27 dicembre 2013   e Trib. Pistoia 28 febbraio 2014 sono i primi emessi in applicazione della legge n. 3 del 2012 sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento: offrono uno spaccato della realtà con riguardo alle cause del sovraindebitamento; consentono di vagliare la declinazione in concreto di alcuni dei criteri cui è subordinata l’applicazione della nuova normativa relativamente alla procedura denominata “piano del consumatore”; rendono evidente la necessità di un coordinamento con la disciplina dei contratti di credito dei consumatori.

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