Archivi categoria: CONTRATTO DI ASSICURAZIONE

Sinistri stradali avvenuti all’estero: la vittima può convenire in giudizio, dinanzi al giudice italiano, il “mandatario per la liquidazione dei sinistri” di cui all’art. 152 del Codice delle assicurazioni

Cass. 18 maggio 2015 n. 10124 Rel. Rossetti ha statuito che il “mandatario per la liquidazione dei sinistri”, di cui all’art. 152 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, è mandatario con rappresentanza ex lege dell’assicuratore del responsabile, sicché può agire o essere convenuto in giudizio in nome e per conto del mandante al fine di ottenere una sentenza eseguibile nei confronti del mandante.

Le Sezioni Unite sull’art. art. 2054 c.c.: sussiste “circolazione stradale” e dunque opera la garanzia assicurativa a prescindere dall’uso che in concreto si faccia del veicolo, semprechè esso rientri in quello che secondo le sue caratteristiche il veicolo può avere

Per Cass Sez Un 29 aprile 2015 n. 8620, Rel Ambrosio “va affermato il principio secondo cui nell’ampio concetto di circolazione stradale indicato nell’art. 2054 c.c., è compresa anche la posizione di arresto del veicolo, sia in relazione all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia in relazione alle operazioni eseguite in funzione della partenza o connesse alla fermata, sia ancora con riguardo a tutte le operazioni cui il veicolo è destinato a compiere e per il quale esso può circolare nelle strade. Ne consegue che per l’operatività della garanzia per la R.C.A. è necessario il mantenimento da parte del veicolo, nel suo trovarsi sulla strada di uso pubblico o sull’area ad essa parificata, delle caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale e, quindi, in relazione alle sue funzionalità, sia sotto il profilo logico che sotto quello di eventuali previsioni normative, risultando, invece, indifferente l’uso che in concreto si faccia del veicolo, semprechè che esso rientri in quello che secondo le sue caratteristiche il veicolo stesso può avere.”

Nel caso di specie il Tribunale di Benevento e poi la Corte di appello di Napoli si erano pronunciate su un caso di infortunio sul lavoro, verificatosi nell’ambito della “circolazione stradale” con il concorso di colpa della vittima. In particolare si riteneva accertato che l’incidente era conseguente all’errata manovra di un’autogrù di proprietà di I.C., il quale, dovendo caricare un cassone metallico acquistato dal P., aveva urtato, con il braccio meccanico montato sul veicolo, il cassone, che era stato posto incautamente in bilico su un muretto e che, per effetto dell’urto, era scivolato verso il basso, schiacciando il P. e provocandone la morte.

La clausola “claims made” è valida

La Cassazione con sentenza 13 febbraio 2015 n. 2872 Rel. Spirito, ribadisce il principio secondo cui la clausola cosiddetta “a richiesta fatta” (claims made) inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile (in virtù della quale l’assicuratore si obbliga a tenere
indenne l’assicurato dalle conseguenze dannose dei fatti illeciti da lui commessi anche prima della stipula, se per essi gli sia pervenuta una richiesta di risarcimento da parte del terzo
danneggiato durante il tempo per il quale è stata stipulata l’assicurazione) è valida ed efficace, mentre spetta al giudice stabilire, caso per caso, con valutazione di merito, se quella clausola abbia natura vessatoria ai sensi dell’art. 1341 cod. civ. (sulla ammissibilità e liceità della clausola in questione, cfr. Cass. 17 febbraio 2014 n. 3622, Rel. Lanzillo).

In particolare, a partire da Cass. 15 marzo 2005 n. 5624, Rel. Talevi, si chiarisce che (il contratto e ) la clausola della quale si discute non rientra nella fattispecie tipica prevista dall’art. 1917 cod. civ., ma costituisce un contratto atipico, generalmente lecito e diretto a realizzare interessi meritevoli di tutela ex art. 1322 cod. civ., giacché, del suindicato art. 1917, l’art. 1932 cod. civ. prevede l’inderogabilità – se non in senso più favorevole all’assicurato – del terzo e del quarto comma, ma non anche del primo, in base al quale l’assicuratore assume l’obbligo di tenere indenne l’assicurato di quanto questi deve pagare ad un terzo in conseguenza di tutti i fatti (o sinistri) accaduti durante il tempo dell’assicurazione di cui il medesimo deve rispondere civilmente, per i quali la connessa richiesta di risarcimento del danno da parte del danneggiato sia fatta in un momento anche successivo al tempo di efficacia del contratto, e non solo nel periodo di “efficacia cronologica” del medesimo.

Tra l’altro, si ritiene che la clausola non ponga limitazioni di responsabilità in favore dell’assicuratore, ma definisca l’oggetto della copertura assicurativa, stabilendo quali siano i sinistri indennizzabili. In tal senso, la stessa non può in astratto considerarsi vessatoria.

In dottrina cfr. MONTICELLI, La clausola claims made tra abuso del diritto ed immeritevolezza, in Danno resp. 2013, 701; GAGGERO, Validità ed efficacia dell’assicurazione della responsabilità civile claims made, in Contr. impr., 2013, 401; GAZZARA, Annullamento del contratto di assicurazione per reticenza, in Contratti, 2013, 887.