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La tutela del futuro assegnatario della casa familiare nella fase introduttiva del giudizio di separazione

Anno II, Numero IV, ottobre/dicembre 2015

di CARLO PETTA, dottorando di ricerca

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La pronuncia in commento (Cass. 11 settembre 2015 n. 17971, Rel. Acierno) desta specifico interesse in quanto rappresenta uno dei pochi casi nei quali la Suprema Corte si è occupata della tutela invocabile dal genitore nella fase introduttiva del giudizio di separazione.

La questione in esame, essenzialmente, si realizza ogniqualvolta il genitore proprietario, al fine di eludere le prescrizioni dell’art. 337-sexies cod. civ., alieni prima dell’assegnazione provvisoria all’esito dell’udienza di cui all’art. 708 cod. proc. civ. l’immobile già adibito a casa familiare in danno dell’altro genitore al quale, verosimilmente, verrà affidata la prole e, pertanto, assegnata la casa. In tal caso, il genitore “potenziale assegnatario” risulta non tutelato non avendo il legislatore previsto la trascrizione della domanda giudiziale di assegnazione, similmente a quanto fatto, al contrario, in relazione alla trascrivibilità del relativo provvedimento, sia esso definitivo o provvisorio. Continua a leggere

L’ex convivente more uxorio, collocatario dei figli minori e assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario

Con sentenza 11 settembre 2015 n. 17971, Rel. Acierno, la prima sezione civile della Cassazione ha stabilito che, in caso di cessazione della convivenza di fatto, il genitore collocatario dei figli minori, nonché assegnatario della casa familiare, esercita sull’immobile un diritto di godimento assimilabile a quello del comodatario, la cui opponibilità infranovennale è garantita, pur in assenza di trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione, anche nei confronti dei terzi acquirenti consapevoli della pregressa condizione di convivenza.

Nel caso specifico, la Corte Suprema ritiene irrilevante l’anteriorità dell’acquisto da parte del terzo rispetto alla data del provvedimento giudiziale di assegnazione, non soltanto in ragione della condizione di detentore qualificato dell’ex convivente more uxorio (cfr. OMODEI SALE’, Il convivente estromesso dall’abitazione può esercitare l’azione di reintegrazione, Dir. civ. cont. 25 giugno 2014), ma anche in considerazione della circostanza che lo stesso aveva esperito con esito positivo azione revocatoria dell’atto di vendita dell’immobile adibito a casa familiare.

L’apposizione al comodato di un termine derivante dall’uso cui la cosa è destinata ex art. 1810 c.c. non può ravvisarsi nel solo fatto che nell’immobile si svolga una determinata attività commerciale o professionale

La Corte di Cassazione, con sentenza 18 novembre 2014, n. 24468, Rel. Rossetti ha ritenuto che l’immobile concesso in comodato alla ex moglie per l’esercizio di un’attività professionale dovesse essere considerato precario e dunque restituito all’ex marito in seguito alla separazione dei coniugi.

Il Tribunale di Avellino prima, e la Corte di appello di Napoli poi, avevano invece ritenuto che, potendo essere l’apposizione di un termine desunta implicitamente dall’uso cui il bene è destinato, in questo caso il comodato avesse comunque una durata, coincidente con quella dell’attività professionale.

Correttamente la Cassazione ha cassato la decisione di seconde cure, poiché l’attività in questione non ha carattere transitorio e dunque non imprime una durata, neppure implicita, al contratto: conseguentemente il comodato è da considerarsi senza apposizione di termine, né esplicito né implicito.

Per le Sezioni Unite il comodato di un immobile destinato a casa familiare e successivamente assegnato al coniuge o al convivente affidatario dei figli non può ritenersi “precario” ex art. 1810 c.c.

Anno I, numero III, ottobre/dicembre 2014

di NICOLETTA SCIARRATTA

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Cass. Sez. Un. 29 settembre 2014 n. 20448, Rel. D’Ascola, torna a pronunciarsi sulla delicata questione dell’inquadramento giuridico del comodato di immobile destinato ad abitazione familiare; la Corte, questa volta, interviene su impulso della Terza Sezione, la quale, con l’ordinanza interlocutoria del 17 giugno 2013 n. 15113, per il tramite del Presidente, manifesta la volontà di sollecitare un revirement giurisprudenziale rispetto a quanto statuito, dalle stesse Sezioni Unite, dieci anni prima, con la sentenza del 21 luglio 2004 n. 13603 (in Famiglia e Diritto, 2005, 599 s. con nota di Al Mureden, L’opponibilità del provvedimento di assegnazione della casa familiare tra tutela dei figli e diritti del comodante; in Corriere Giuridico, 2004, 1439 s. con nota di Quadri, Comodato e “casa familiare”: l’intervento delle Sezioni Unite)

La causa, poi rimessa al Supremo Consesso, riguarda un’azione – promossa dal comodante – volta ad ottenere il rilascio di un immobile concesso in comodato al figlio in occasione del matrimonio; convenuta anche la nuora, questa resiste, opponendo l’assegnazione del suddetto immobile, ottenuta in sede di separazione coniugale, quale genitore affidatario del figlio minorenne.

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