Archivi categoria: SINGOLI CONTRATTI

Claims made di nuovo al cospetto delle Sezioni Unite tra regole di validità e regole di comportamento

di VITTORIO BACHELET
Ricercatore nell’Università degli Studi di Milano

L’ordinanza di Cass. 19 gennaio 2018, n. 1465, si segnala perché, a nemmeno due anni dalla nota pronuncia delle Sezioni unite che aveva affrontato il tema, rimette la questione sulla validità delle clausole claims made al primo Presidente, perché valuti l’opportunità di assegnarla di nuovo alle Sezioni unite.
La pronuncia, riportata in epigrafe, merita interesse: da un lato perché si inserisce in un dibattito particolarmente acceso e in continua evoluzione, che coinvolge un settore rilevante sul piano economico come quello assicurativo; dall’altro, perché non si limita a individuare il problema, ma delinea piuttosto, con dovizia di argomenti, la soluzione allo stesso. E si tratta di una soluzione talmente restrittiva che, se venisse accolta, comporterebbe un vero e proprio stravolgimento del mercato delle polizze di responsabilità civile, oggi conformato al modello claims made.

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L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato sulla responsabilità precontrattuale della pubblica amministrazione

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con sentenza 4 maggio 2018 n. 5 estende il perimetro della responsabilità precontrattuale della pubblica amministrazione, configurabile anche ove l’affidamento sia stato leso anteriormente alla scelta del contraente, e cioè prima dell’aggiudicazione. Ciò malgrado prima dell’aggiudicazione propedeutica alla stipula del contratto la parte non sia stata individuata, come vorrebbe la lettera dell’art. 1337 c.c. Secondo l’Adunanza Plenaria, la pubblica amministrazione è tenuta a comportarsi secondo buona fede anche prima dell’aggiudicazione, sia nella fase antecedente al bando, sia in quella successiva.

Alle Sezioni Unite la questione della validità della clausola claims made

Con ordinanza 19 gennaio 2018 viene rimessa alle Sezioni Unite la questione della validità ex art. 1322 c.c. della clausola claims made. Cfr. A. ROMEO, Vessatorietà, atipicità e dubbia meritevolezza delle clausole claims made, in Dir. civ. cont., 6 settembre 2016

Contratti di Interest Rate Swap e giudizio di meritevolezza degli interessi perseguiti: l’intervento chiarificatore della cassazione

Anno V, numero I, gennaio/marzo 2018

di TOMMASO FEBBRAJO, Professore associato di Diritto privato nell’Università di Macerata

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La sentenza in commento (Cass. 31 luglio 2017 n. 19013) offre un decisivo contributo per risolvere la questione assai dibattuta relativa ai rapporti tra contratto derivato interest rate swap e giudizio di meritevolezza degli interessi perseguiti ai sensi dell’art. 1322 c.c. (sulla questione, G. BERTI DE MARINIS, I contratti derivati: corretta allocazione del rischio e meritevolezza degli interessi, in Banca borsa tit. cred., 2017, p. 450; A.A. DOLMETTA, Della ricerca giurisprudenziale di contenere entro “ragionevoli limiti” l’operatività in derivati, in Società, 2016, p. 709; D. MAFFEIS, Alea giuridica e calcolo del rischio nella scommessa legalmente autorizzata di swap, in Riv. dir. civ., 2016, p. 1096; F. CORAZZA, Causa, meritevolezza e razionalità dei contratti derivati IRS, in Banca borsa tit. cred., 2016, p. 183; M. INDOLFI, La modulazione dell’aleatorietà convenzionale degli interest rate swap, in Contratti, 2014, p. 1012; F. VITELLI, Contratti derivati e tutela dell’acquirente, Torino, 2013, p. 100 ss.).

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Le Sezioni Unite sulla nullità relativa (ex art. 23 TUF e 117 TUB)

II requisito della forma scritta del contratto-quadro relativo ai servizi di investimento, di cui all’art. 23 del TUF, è rispettato – affermano le Sezioni Unite della Cassione – ove il contratto sia redatto per iscritto e ne sia consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente la sola sottoscrizione dell’investitore, non necessitando la sottoscrizione anche dell’intermediario (stessa cosa vale per l’analoga prescrizione ex art. 117 TUB).

In altre parole, la previsione della nullità relativa nella disciplina di settore è posta a tutela immediata dell’interesse individuale del cliente e solo in via mediata a tutela di altri interessi anche supeindividuali. Conseguentemente, la norma di cui all’art. 23 TUF va letta con interpretazione funzionale, che tenga conto cioè della funzione di tutela dell’interesse particolare dell’investitore, unico soggetto legittimato a poter far valere la nullità. All’esito di tale interpretazione, la sottoscrizione dell’intermediario risulta requisito formale non utile ed eccedente lo scopo e la ratio della previsione formale, mentre una diversa lettura (non funzionale) renderebbe “sproporzionata” la stessa previsione della nullità per difetto di forma.

L’intervento delle Sezioni Unite era stato sollecitato da un’ordinanza di remissione in ragione dell’importanza della questione e non invece di un contrasto, poiché la pressoché unanime giurisprudenza di sezione (e la dottrina prevalente) si era espressa nel senso della necessità della sottoscrizione dell’intermediario ai fini della validità del contratto-quadro. Per la diversa tesi ora accolta dalle sezioni unite, cfr. L. MODICA, Formalismo negoziale e nullità, in AA.VV., Le invalidità nel diritto privato, a cura di A. BELLAVISTA e A. PLAIA, Milano, 2011, 480. Più in generale, sull’interpretazione assiologicamente orientata della nullità per vizio di forma nel contratto di locazione abitativa cfr. L. MODICA, Cass. Sezioni Unite 18214/2015: i giudici di legittimità sulla «interpretazione assiologicamente orientata» delle nullità per vizio di forma, in Dir. civ. cont., 28 dicembre 2015

Alle Sezioni Unite la questione della nullità per contrasto con l’art. 53 Cost. della clausola di un contratto di locazione di traslazione palese di una imposta

Rimessa alle sezioni unite la questione relativa a se la clausola del contratto di locazione non abitativa che preveda la traslazione palese di un’imposta patrimoniale – ICI o IMU – gravante sul locatore al conduttore, sia nulla ex art. 1418 co. 1 c.c. per contrasto con l’art. 53 dela Costituzione quale norma imperativa.

Sull’applicabilità diretta o orizzontale dei principi costituzionali nel diritto privato cfr. PLAIA, Alcune considerazioni sul rapporto tra libertà fondamentali del Trattato europeo e diritto privato, in Europa e diritto privato, 2015, p. 771

Le Sezioni Unite ed il tramonto della «usura sopravvenuta»

Anno IV, Numero IV, ottobre/dicembre 2017

di SIMONE ALECCI, Giudice del Tribunale di Palermo

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Le Sezioni Unite (sentenza n. 24675 del 19 ottobre 2017, Rel. De Chiara), attingendo ad un apprezzabile nitore argomentativo, diradano definitivamente la coltre di equivocità che alcune recenti pronunce (nel novero delle quali spiccano Cass. Civ., 11 gennaio 2013, n. 602 nonché Cass. Civ., 12 aprile 2017, n. 9405) avevano condensato sul viscoso crinale della cd. usura sopravvenuta (cfr., in chiave sinottica, F. GAZZONI, Usura sopravvenuta e tutela del debitore, in Riv. Not., 2000, 1447; F. DI MARZIO, Il trattamento dell’usura sopravvenuta tra validità, illiceità e inefficacia della clausola interessi, in Giust. Civ., 2000, 3099; A. DOLMETTA, Al vaglio delle Sezioni Unite l’usura sopravvenuta, in ilcaso.it, 2017, 1; G. GUARINA, L’ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite in tema di usura sopravvenuta, in Dir. Civ. Cont., 15 marzo 2017).

Il principio di diritto scandito dalla Suprema Corte a corollario di un’impalcatura motivazionale tanto compatta (in piena aderenza ai dettami “canziani”) quanto adamantina nei suoi snodi analitici non esibisce alcuna crepa nella sua componente illocutiva, laddove stabilisce inequivocabilmente che, nell’ipotesi in cui il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superasse nel corso del rapporto contrattuale la soglia usuraria  individuata sulla scorta di quanto previsto dalla legge n. 108 del 1996, non affiorerebbero né la nullità né l’inefficacia della clausola di determinazione del tasso stipulata anteriormente all’entrata in vigore dell’evocato ordito normativo o della clausola pattuita successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della conclusione del regolamento negoziale.

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Le Sezioni Unite sull’usura sopravvenuta

Le Sezioni Unite hanno affermato che qualora il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso del rapporto, la soglia dell’usura non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola di determinazione del tasso degli interessi (pattuita prima o anche dopo l’entrata in vigore della l. n. 108 del 1996); ed hanno escluso che la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato possa essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto.

La surroga dell’assicuratore ex art. 1916 c.c.: “terzi responsabili” e “terzi obbligati”

Anno IV, numero IV, ottobre-dicembre 2017

di MATTEO TURCI, dottorando nell’Università di Genova

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Chi sono i “terzi responsabili” verso cui, a norma dell’art 1916 c.c., l’assicuratore può esercitare il suo diritto di surroga? La Cassazione (20740/2016) affronta la questione, domandandosi, in particolare, se la nozione di “terzi responsabili” comprenda o meno quella di “terzi obbligati” (categoria nella quale ricomprendere l’assicuratore del responsabile).

La Corte di Cassazione individua il seguente principio di diritto: “l’assicuratore contro i danni che in esecuzione del contratto abbia indennizzato il proprio assicurato, vittima di un sinistro stradale, ha diritto di surrogarsi ex art. 1916 c.c., non solo nei confronti del responsabile, ma anche nei confronti dell’assicuratore r.c.a. di quello”.

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Le Sezioni Unite sulla nullità conseguente alla mancata registrazione del contratto di locazione (e sugli effetti della registrazione tardiva)

Per Cass. sez. un. 23601/2017, la mancata registrazione del contratto di locazione di immobili ne comporta nullità; essa, ove da sola sussistente, consente la produzione degli effetti del contratto con decorrenza ex tunc, nel caso in cui la registrazione sia effettuata tardivamente. E’ nullo il patto col quale le parti di un contratto di locazione di immobili ad uso non abitativo concordino occultamente un canone superiore a quello dichiarato; detta nullità “vitiatur sed non vitiat”, con la conseguenza che solo il patto risulterà insanabilmente nullo, a prescindere dall’avvenuta registrazione.