Archivio della categoria: ASILO E PROTEZIONE INTERNAZIONALE

Riconosciuto lo status di rifugiato ad un cittadino pakistano perseguitato per motivi religiosi

Il Tribunale di Catanzaro con ordinanza 28 dicembre 2015 ha riconosciuto lo status di rifugiato ad un cittadino pakistano che aveva lasciato il suo paese a seguito di una fatwa con condanna a morte emessa dal gruppo Khatam-e-Nabuwat a suo carico e del fratello, già eseguita nei confronti di quest’ultimo. Il Tribunale, argomentando anche dalla circostanza che il gruppo religioso musulmano in questione svolge attività di propaganda contro i Qadiani o Ahmadyy, ha ritenuto che, in caso di rientro nel proprio paese, il ricorrente potesse andare in contro a persecuzione per motivi religiosi (art. 2, co. 1, lett. e) d.lgs. 251/2007). I Qadiani sono infatti considerati anche dalla costituzione pakistana non musulmani, non potendo peraltro gli stessi, secondo il codice penale, né dirsi musulmani né professare la propria fede. Il ricorrente aveva accolto nella propria scuola privata alcuni studenti appartenenti alla setta dei Qadiani, motivo per cui era stata emessa una fatwa nei suoi confronti. I Qadiani o Ahmadyy seguono gli insegnamenti del profeta Maometto e il Corano, ma credono altresì nel profeta  Ahmad, nato nella città del Punjab di Qadian. Sul punto cfr. App. Bari 5 marzo 2015, Rel. Papa

Per un precedente in cui il Tribunale di Catanzaro riconosce lo status di rifugiato ad un richiedente proveniente dal Bangladesh e perseguitato per ragioni etniche e per la sua omosessualità cfr. Trib. Catanzaro ordinanza 2 luglio 2015. Per una caso in cui viene riconosciuto lo status di rifugiato ad un cittadino pakistano di religione sciita la cui incolumità è minacciata da un gruppo terroristico “vicino” al governo pakistano
cfr. Trib. Catanzaro ordinanza 2 gennaio 2015.

Concessa la protezione umanitaria ad un cittadino turco di etnia curda

Con una sentenza di notevole interesse, la Corte di appello di Bari in data 19 novembre 2015 ha ritenuto non sussistenti i presupposti per la concessione dello status di rifugiato ad un cittadino turco di etnia curda militante di un partito di opposizione (HDP).

Le recenti elezioni politiche, infatti, rendono verosimile “che le forme più estreme di persecuzione dell’etnia curda siano almeno temporaneamente abbandonate”, afferma la Corte. Ciò esclude la possibilità di concedere lo status di rifugiato e, d’altro canto, non sussistendo un conflitto armato interno, non può riconoscersi neanche la protezione sussidiaria.

Tuttavia, al contrario di quanto ritenuto dalla commissione territoriale e dal giudice di primo grado, anche in un periodo di relativa tranquillità cui sembra andare incontro la Turchia, è verosimile che il clima nel Paese non consenta ad un cittadino di etnia curda politicamente impegnato il pieno esercizio dei diritti fondamentali.

Il 28 novembre 2015 viene ucciso durante una conferenza stampa il presidente dell’associazione degli avvocati di Diyarbakir, nel sud-est a maggioranza curda della Turchia.

Il Tribunale di Catanzaro riconosce lo status di rifugiato ad un richiedente proveniente dal Bangladesh e perseguitato per ragioni etniche e per la sua omosessualità

Il Tribunale di Catanzaro con ordinanza 2 luglio 2015 riconosce lo status di rifugiato al ricorrente, apolide ma nato in Bangladesh e proveniente dallo stesso paese, perseguitato sia per ragioni di etnia (“Rohingya”) sia in ragione della sua omosessualità, e per tale ultima ragione denunciato al mullah che aveva emesso una fatwa a suo carico..

La plausibile narrazione individualizzata dell’emigrazione non è requisito per il rilascio del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie al migrante che proviene da una zona di conflitto armato

Con sentenza dell’1 aprile 2015, la Corte di Appello di Bari s’interroga sul requisito per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari ad un soggetto migrante che provenga da una zona di conflitto armato interno ma non abbia reso una narrazione verosimile delle ragioni dell’emigrazione.

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Concesso lo status di rifugiato ad un cittadino pakistano di religione Ahmadya perseguitato nel suo paese dai musulmani

App. Bari 5 marzo 2015, Rel. Papa, in riforma dell’ordinanza del Tribunale di Bari 29 gennaio 2014, concede lo status di rifugiato ad un cittadino pakistano di religione Ahmadya, i cui fedeli sono considerati “non musulmani” dal 1974, con divieto di frequentare la moschea, con un emendamento costituzionale adottato sotto il governo di Ali Bhutto.

Gli Ahmady, stimati in circa 600.000 nel Pakistan, si considerano musulmani e credono nel profeta Maometto, ma altresì nel profeta Ahmad.

Lo status di rifugiato viene concesso dalla Corte di Appello di Bari in quanto il racconto del richiedente viene considerato attendibile e sussiste il rischio che in caso di ritorno in Patria lo stesso subisca gravi minacce all’incolumità da parte o dello Stato, o anche di “soggetti non statuali” – in questo caso, appartenenti ad altre confessioni religiose – ove lo Stato non voglia o non possa fornire protezione.

Cfr. anche Trib. Catanzaro 2 gennaio 2015 che, per ragioni analoghe, riconosce lo status di rifugiato ad un cittadino pakistano di religione sciita, nonché App. Bari 17 luglio 2014 che concede la “protezione sussidiaria” ad un cittadino pakistano.

La Cassazione sul danno non patrimoniale per irragionevole durata del processo concernente lo “status” della persona e i diritti fondamentali

Cass. 20 gennaio 2015 n. 909, Rel. Sangiorgio ritiene che ai fini dell’equa riparazione per durata irragionevole, il giudizio concernente lo status della persona (nella specie, riconoscimento della condizione di rifugiato politico), in quanto incidente sul diritto alla vita privata e familiare, deve avere, in conformità alla giurisprudenza della Corte EDU, una durata massima ridotta (di due anni e sette mesi anziché di tre anni).

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Riconosciuto lo status di rifugiato ad un cittadino pakistano di religione sciita la cui incolumità è minacciata da un gruppo terroristico “vicino” al governo pakistano

Con ordinanza del 2 gennaio 2015 il Tribunale di Catanzaro, Giud. Scalera riconosce lo status di rifugiato a favore di un cittadino pakistano che, a causa del credo religioso sciita, era stato costretto a lasciare il proprio paese per sfuggire alle violente minacce provenienti da alcuni esponenti di un gruppo terroristico, avente tra i propri obiettivi principali l’eliminazione degli sciiti dal Pakistan.

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La Corte di Appello di Catania concede la protezione sussidiaria con una applicazione della “remissione in termini” ex art. 153 c.p.c. conforme alla giurisprudenza CEDU

Con due sentenze gemelle la Corte di appello di Catania in data  24 dicembre 2013 e 31 ottobre 2013 si è pronunciata sulla richiesta di un cittadino (senegalese in un caso, del Gambia nell’altro) volta al riconoscimento dello “status” di rifugiato (protezione internazionale) o, in subordine, ad ottenere la “protezione sussidiaria” o il rilascio del permesso di soggiorno (art. 5 co. 6, d.lgs. 286/98)

Le domanda erano state respinte dalle competenti Commissioni territoriali e poi dal Tribunale di Catania, in quanto i ricorsi era stati presentati fuori termine.

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Onere della prova nelle procedure dei richiedenti asilo: la Corte di Appello di Bari concede la “protezione sussidiaria” ad un cittadino pakistano

App Bari 17 luglio 2014 si è pronunciato sulla richiesta di un cittadino pakistano volta al riconoscimento dello “status” di rifugiato o, in subordine, ad ottenere la “protezione sussidiaria” o la “protezione umanitaria”.

La domanda era stata respinta dalla competente Commissione territoriale e poi dal Tribunale di Bari, con ordinanza ex art. 702-ter c.p.c. In particolare, non è stato ritenuto “verosimile” il racconto del cittadino pakistano, costretto al ruolo di autista da miliziani talebani.

La Corte di appello ritiene invece il racconto “plausibile”, in ragione dei luoghi in cui si sarebbero svolti i fatti, solo in parte sotto il controllo dei talebani: sicché, dice la Corte, non appare affatto inverosimile che le milizie talebane non fossero in grado di indicare all’autista percorsi al riparo da controlli di polizia.

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