Archivio della categoria: ABUSO DEL DIRITTO

Atti emulativi e abuso del diritto nei rapporti condominiali

Anno IV, numero I, gennaio/marzo 2017

di MIRKO FACCIOLI, Ricercatore nell’Università di Verona

Scarica il PDF della Nota

Con sentenza Cass. 1209 – 2016 (in Foro it., 2016, I, c. 842, con nota di R. PARDOLESI, Atti emulativi e norme decorative), la Corte di Cassazione ha arricchito il panorama giurisprudenziale in tema di atti emulativi nel condominio (per una ricognizione del quale v. G. BORDOLLI, Atti emulativi nel condominio, in Immobili & proprietà, 2009, p. 723 ss.) affermando il principio secondo cui, «tenuto conto che, ai sensi dell’art. 833 c.c., integra atto emulativo esclusivamente quello che sia obiettivamente privo di alcuna utilità per il proprietario ma dannoso per altri, è legittima e non configura abuso del diritto la pretesa del condomino al rispristino dell’impianto di riscaldamento centralizzato soppresso dall’assemblea dei condomini con delibera dichiarata illegittima, essendo irrilevanti sia la onerosità per gli altri condomini – nel frattempo dotatisi di impianti autonomi unifamiliari – delle opere necessarie a tale ripristino sia l’eventuale possibilità per il condomino di ottenere eventualmente, a titolo di risarcimento del danno, il ristoro del costo necessario alla realizzazione di un impianto di riscaldamento autonomo».

La controversia decisa dalla Suprema Corte era infatti scaturita da una delibera condominiale di disattivazione dell’impianto centralizzato di riscaldamento dell’edificio successivamente dichiarata nulla, con sentenza passata in giudicato, in seguito all’impugnazione dell’unica condomina dissenziente. Quest’ultima aveva pertanto richiesto al condominio l’immediato ripristino dell’impianto centralizzato di riscaldamento, ricevendo una risposta negativa fondata sul rilievo che tutti gli altri condomini si erano nel frattempo dotati dell’impianto autonomo e che, di conseguenza, una siffatta operazione avrebbe comportato ingenti spese (nell’ordine dei 200.000 euro) per la trasformazione e l’adeguamento alle nuove normative della centrale termica.

Di fronte a questo rifiuto la condomina de qua aveva fatto valere in giudizio la sua pretesa, la quale era stata accolta in primo grado, ma respinta in sede d’appello sulla base del principio del divieto dell’abuso del diritto: a tale riguardo il giudice di seconde cure aveva invero osservato, forte anche dell’evoluzione normativa diretta a incentivare la trasformazione degli impianti di riscaldamento centralizzati in quelli autonomi, che «vi sarebbe stata sproporzione fra l’utile conseguibile dall’attrice con il ripristino e quello imposto alla quasi totalità dei condomini, posto che la medesima avrebbe potuto dotarsi di impianto autonomo unifamiliare con adeguato ristoro per le spese al riguardo occorrenti, mentre sarebbe stato particolarmente oneroso per gli altri condomini ripristinare un impianto obsoleto e non in linea con le politiche di risparmio energetico e con le condizioni di sicurezza» (il passo è tratto dalla motivazione della pronuncia di Cassazione in commento).

Continua a leggere

Le Sezioni Unite su abuso del processo: proponibilità in separati processi di domande afferenti diritti di credito diversi ma relativi ad uno stesso rapporto

Le Sezioni Unite, con decisione 16 febbraio 2017 n. 4090, componendo il relativo contrasto, hanno sancito la proponibilità, in separati processi, delle domande afferenti diversi e distinti diritti di credito, anche se relativi ad uno stesso rapporto di durata tra le parti, altresì precisando che se quei diritti, oltre a derivare da un rapporto siffatto, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o comunque ‘fondati’ sull’identico fatto costitutivo (sicchè il loro separato accertamento provocherebbe una duplicazione di attività istruttoria e la conseguente dispersione della conoscenza di una medesima vicenda sostanziale), le relative domande possono formularsi in separati giudizi solo se il creditore agente risulti avere un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata.

In un recente passato, con sentenza 23726/2007, le sezioni unte, mutando l’orientamento precedente, avevano ritenuto abusiva la condotta processuale del creditore volta a parcellizzare un singolo credito in più pretese, sul presupposto che tale frazionamento, utile esclusivamente al creditore, fosse contrario al principio di buona fede e, più in generale, del giusto processo. Con la decisione che si segnala, le sezioni unite sembrano invece affermare che – al contrario di quanto sostenuto da alcune sentenze di legittimità – la vicenda di una pluralità di crediti, ancorché correlati ad un unico rapporto, non può essere assimilata a quella del frazionamento di un’unica pretesa creditoria, rispetto alla quale la condotta del creditore è certamente da ritenersi abusiva.

Abuso del diritto della garanzia patrimoniale

Per Cass. 5 aprile 2016 n. 6533 Il creditore che, senza adoperare la normale diligenza, iscriva ipoteca su beni, il cui valore superi i parametri previsti dall’art. 2875 c.c. rispetto al credito garantito, incorre nella responsabilità prevista dall’art. 96, comma 2, c.p.c., configurandosi un abuso del diritto della garanzia patrimoniale in danno del debitore.

La buona fede è criterio di valutazione del legittimo esercizio del potere di avvalersi della clausola risolutiva espressa

Secondo Cass. 23 novembre 2015 n. 23868, il principio di buona fede si pone, nell’ambito della fattispecie dell’art. 1456 c.c., come canone di valutazione sia dell’esistenza dell’inadempimento, sia del conseguente legittimo esercizio del potere unilaterale di risolvere il contratto, al fine di evitarne l’abuso ed impedendone l’esercizio ove contrario ad essa (ad esempio escludendo i comportamenti puramente pretestuosi, che quindi non riceveranno tutela dall’ordinamento).

Costituisce abuso del diritto la cessione di azienda ad una società di di neo costituzione nel corso di un processo che ha visto la cedente condannata al pagamento di una somma in favore di terzi

Con sentenza16 giugno 2015, il Tribunale di Reggio Emilia, Giud. Morlini ha ritenuto che la cessione dell’intera azienda ad una società di di neo costituzione avente una compagine sociale quasi identica, nel corso di un processo che ha visto la cedente condannata al pagamento di una somma in favore di terzi- con contestuale messa in liquidazione della cedente e prosecuzione della medesima attività da parte della cessionaria – costituisce abuso del diritto.

L’operazione è infatti volta a eludere le ragioni creditorie sicchè deve rigettarsi l’opposizione a precetto ancorchè il titolo esecutivo alla base del precetto sia stato ottenuto nei confronti del soggetto giuridico cedente (e che trattandosi di cessione d’azienda e non di successione nel diritto controverso, il titolo esecutivo non può essere opposto alla cessionaria ex art. 111 co. 4 c.p.c. nè il cessionario può rispondere ex art. 2560 co. 2 c.c. atteso che il debito non risulta dai libri contabili).