Archivio dell'autore: diritto civile contemporaneo

La nullità per vizio di forma di un contratto di intermediazione finanziaria stipulato da una p.a. è assoluta e non relativa

Secondo la Cassazione, con riferimento al contratto di una pubblica amministrazione, la regola che prevede la forma scritta ad substantiam, e dunque a pena di nullità, assoluta e rilevabile d’ufficio (eccepibile anche dalla controparte della P.A.) prevale sulla disposizione normativa del TUF che prevede che la mancanza della forma scritta sia rilevabile dal solo cliente (e dunque soltanto dalla Pubblica Amministrazione), dovendosi privilegiare la tutela dell’interesse al regolare svolgimento dell’attività amministrativa e di tutela della risorse pubbliche, in attuazione dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento della P.A. ex art. 97 Cost.

Le Sezioni Unite ed il tramonto della «usura sopravvenuta»

Anno IV, Numero IV, ottobre/dicembre 2017

di SIMONE ALECCI, Giudice del Tribunale di Palermo

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Le Sezioni Unite (sentenza n. 24675 del 19 ottobre 2017, Rel. De Chiara), attingendo ad un apprezzabile nitore argomentativo, diradano definitivamente la coltre di equivocità che alcune recenti pronunce (nel novero delle quali spiccano Cass. Civ., 11 gennaio 2013, n. 602 nonché Cass. Civ., 12 aprile 2017, n. 9405) avevano condensato sul viscoso crinale della cd. usura sopravvenuta (cfr., in chiave sinottica, F. GAZZONI, Usura sopravvenuta e tutela del debitore, in Riv. Not., 2000, 1447; F. DI MARZIO, Il trattamento dell’usura sopravvenuta tra validità, illiceità e inefficacia della clausola interessi, in Giust. Civ., 2000, 3099; A. DOLMETTA, Al vaglio delle Sezioni Unite l’usura sopravvenuta, in ilcaso.it, 2017, 1; G. GUARINA, L’ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite in tema di usura sopravvenuta, in Dir. Civ. Cont., 15 marzo 2017).

Il principio di diritto scandito dalla Suprema Corte a corollario di un’impalcatura motivazionale tanto compatta (in piena aderenza ai dettami “canziani”) quanto adamantina nei suoi snodi analitici non esibisce alcuna crepa nella sua componente illocutiva, laddove stabilisce inequivocabilmente che, nell’ipotesi in cui il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superasse nel corso del rapporto contrattuale la soglia usuraria  individuata sulla scorta di quanto previsto dalla legge n. 108 del 1996, non affiorerebbero né la nullità né l’inefficacia della clausola di determinazione del tasso stipulata anteriormente all’entrata in vigore dell’evocato ordito normativo o della clausola pattuita successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della conclusione del regolamento negoziale.

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Le Sezioni Unite sull’usura sopravvenuta

Le Sezioni Unite hanno affermato che qualora il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso del rapporto, la soglia dell’usura non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola di determinazione del tasso degli interessi (pattuita prima o anche dopo l’entrata in vigore della l. n. 108 del 1996); ed hanno escluso che la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato possa essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto.

La surroga dell’assicuratore ex art. 1916 c.c.: “terzi responsabili” e “terzi obbligati”

Anno IV, numero IV, ottobre-dicembre 2017

di MATTEO TURCI, dottorando nell’Università di Genova

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Chi sono i “terzi responsabili” verso cui, a norma dell’art 1916 c.c., l’assicuratore può esercitare il suo diritto di surroga? La Cassazione (20740/2016) affronta la questione, domandandosi, in particolare, se la nozione di “terzi responsabili” comprenda o meno quella di “terzi obbligati” (categoria nella quale ricomprendere l’assicuratore del responsabile).

La Corte di Cassazione individua il seguente principio di diritto: “l’assicuratore contro i danni che in esecuzione del contratto abbia indennizzato il proprio assicurato, vittima di un sinistro stradale, ha diritto di surrogarsi ex art. 1916 c.c., non solo nei confronti del responsabile, ma anche nei confronti dell’assicuratore r.c.a. di quello”.

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Le Sezioni Unite sulla nullità conseguente alla mancata registrazione del contratto di locazione (e sugli effetti della registrazione tardiva)

Per Cass. sez. un. 23601/2017, la mancata registrazione del contratto di locazione di immobili ne comporta nullità; essa, ove da sola sussistente, consente la produzione degli effetti del contratto con decorrenza ex tunc, nel caso in cui la registrazione sia effettuata tardivamente. E’ nullo il patto col quale le parti di un contratto di locazione di immobili ad uso non abitativo concordino occultamente un canone superiore a quello dichiarato; detta nullità “vitiatur sed non vitiat”, con la conseguenza che solo il patto risulterà insanabilmente nullo, a prescindere dall’avvenuta registrazione.

Un trasferimento di strumenti finanziari con intento di liberalità al vaglio delle Sezioni Unite

Anno III, numero IV, ottobre-dicembre 2017

di GIUSTINO VERI’

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Cass., SS.UU., 27 luglio 2017 n° 18725 decidendo un caso relativo a un trasferimento di strumenti finanziari attuato, con spirito di liberalità, dal titolare di un conto di deposito titoli in favore di un beneficiario, offre all’interprete un interessante approfondimento sulla donazione indiretta e, soprattutto, traccia una linea di confine tra tale figura e il tipo contrattuale previsto dal codice civile.

Nella fattispecie, il trasferimento avviene tramite un ordine impartito, in via telematica, all’ente creditizio pochi giorni prima del decesso del disponente.

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Le sezioni unite sulla donazione indiretta

Secondo le Sezioni Unite il trasferimento per spirito di liberalità di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli del beneficiante a quello del beneficiario – realizzato con ordine impartito dal disponente – non costituisce donazione indiretta ma piuttosto una donazione tipica ad esecuzione indiretta che presuppone la stipulazione dell’atto pubblico, salvo che ricorra l’ipotesi del modico valore.

La Seconda Sezione con ordinanza 4 gennaio 2016 aveva trasmesso gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, della questione, oggetto di contrasto, concernente gli strumenti utilizzabili onde porre in essere una donazione indiretta, ex art. 809 c.c., ed il relativo meccanismo di funzionamento.

Alla ricerca di un giudice dei diritti fondamentali

Anno III, Numero III, luglio/settembre 2017

di ANDREA GIORDANO, Avvocato dello Stato

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Le Sezioni Unite della Cassazione hanno – come è noto –  attribuito al Giudice Ordinario la potestà di giudicare sul diritto al sostegno degli allievi disabili, allorché i competenti soggetti pubblici abbiano redatto il c.d. piano educativo individualizzato, contenente l’indicazione delle ore di sostegno necessarie ai fini dell’educazione ed istruzione (Cass., Sez. Un., 25 novembre 2014, n. 25011, in Giur. cost., n. 4/2015, 1475). Una volta elaborato il P.E.I., verrebbe meno ogni discrezionale potere dell’Amministrazione di rimodulare, in ragione delle risorse concretamente disponibili, il supporto integrativo: esisterebbe il solo dovere di assicurare l’assegnazione del personale docente specializzato, con l’attivazione, occorrendo, di un posto di sostegno in deroga al rapporto insegnanti/alunni (Cass., Sez. Un., n. 25011/2014, cit.).

Così, il Consiglio di Stato ha, nella sua più autorevole composizione, recentemente ribadito la sussistenza della giurisdizione del Giudice Ordinario ove si sia contestata la non corrispondenza tra le ore di sostegno individuate dal P.E.I. e quelle concretamente assegnate (C. St., Ad. Plen., 12 aprile 2016, n. 7, in www.giustizia-amministrativa.it). Nella fase di attuazione del piano educativo individualizzato difetterebbe ogni discrezionale potestà dell’Amministrazione; il ridimensionamento delle ore di sostegno previste dal P.E.I. integrerebbe una discriminazione indiretta, idonea a radicare la giurisdizione del Giudice Ordinario, ai sensi dell’art. 28 del d.lgs. n. 150 del 2011 (C. St., Ad. Plen., n. 7/2016, cit.).

Eppure, la giurisprudenza amministrativa di merito sembra, a tutt’oggi, diversamente orientata.

Con la pronuncia n. 266 del 13 febbraio 2017, il T.a.r. Salerno ha – pur in formale adesione all’indirizzo delle Sezioni Unite – ritenuto che, avendo i ricorrenti contestato l’omessa assegnazione delle dovute ore di sostegno, non sotto il profilo della discriminazione indiretta, ma della cattiva gestione del servizio pubblico scolastico, la giurisdizione spetterebbe al Giudice Amministrativo, ai sensi dell’art. 133, c. 1, lett. c), c.p.a.

Analogamente, ed, anzi, ancor più radicalmente, il T.a.r. Palermo ha, con la sentenza n. 2810 del 5 dicembre 2016, avallato la tesi della giurisdizione del Giudice Amministrativo in tutte le controversie tese all’accertamento del diritto degli alunni diversamente abili a beneficiare dell’attività di sostegno (sull’indirizzo del T.a.r. Palermo, v. già A. Plaia, Il TAR Sicilia e il TAR Toscana «smentiscono» il revirement delle Sezioni Unite e ribadiscono la giurisdizione amministrativa in tema di diritto al sostegno scolastico del disabile, in Dir. civ. cont., 17 dicembre 2014).

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Il preliminare di preliminare può essere considerato titolo idoneo ad ottenere la provvigione per il mediatore?

Anno III, Numero III, Luglio/Settembre 2017

di STEFANO MONTALBETTI 

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La recente pronuncia della giurisprudenza di legittimità – Cass. Civ., 17 gennaio 2017, n. 923 – concerne il discusso tema della configurabilità del diritto alla provvigione per il mediatore immobiliare nell’ipotesi di conclusione di un ipotetico “contratto preliminare di preliminare”. Figura che, a seguito della sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione – n. 4628 del 6 marzo 2015 (in Riv. not., 2015, 192 ss.) – mostratasi più flessibile nell’attribuire risalto all’autonomia contrattuale nell’ambito della formazione progressiva del contratto, sembrerebbe aver assunto – seppur con una certa “timidezza” – un proprio ruolo all’interno del settore immobiliare. Continua a leggere

Le Sezioni Unite sui danni punitivi

Le Sezioni Unite, decidendo con sentenza 5 luglio 2017 n. 16601 la corrispondente questione ritenuta di massima di particolare importanza, hanno affermato che, nel vigente ordinamento, alla responsabilità civile non è assegnato solo il compito di restaurare la sfera patrimoniale del soggetto che ha subito la lesione, poiché sono interne al sistema la funzione di deterrenza e quella sanzionatoria del responsabile civile.

Non è quindi ontologicamente incompatibile con l’ordinamento italiano l’istituto di origine statunitense dei risarcimenti punitivi. Il riconoscimento di una sentenza straniera che contenga una pronuncia di tal genere deve però corrispondere alla condizione che essa sia stata resa nell’ordinamento straniero su basi normative che garantiscano la tipicità delle ipotesi di condanna, la prevedibilità della stessa ed i limiti quantitativi, dovendosi avere riguardo, in sede di delibazione, unicamente agli effetti dell’atto straniero e alla loro compatibilità con l’ordine pubblico.

L’ordinanaza di rimessione alle Sezioni Unite era stata commentata in questa rivista da M. GRONDONA, L’auspicabile “via libera” ai danni punitivi, il dubbio limite dell’ordine pubblico e la politica del diritto di matrice giurisprudenziale (a proposito del dialogo tra ordinamenti e giurisdizioni), in Dir. civ. cont., 31 luglio 2016; L. NIVARRA, Brevi considerazioni a margine dell’ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite sui «danni punitivi», in Dir. civ. cont., 30 gennaio 2017; A. MONTANARI, La resistibile ascesa del risarcimento punitivo nell’ordinamento italiano (a proposito dell’ordinanza n. 9978/2016 della Corte di Cassazione), in Dir. civ. cont., 2 febbraio 2017