La Corte del Lussemburgo riconosce idonei i legati di tutti gli ordinamenti a trasferire beni mortis causa e apre la strada a un diritto europeo delle successioni

Anno IV, Numero IV, ottobre/dicembre 2017

di RICCARDO SABATO

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Quasi riproducendo una logica analoga rispetto al senatusconsultum Neronianum, una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea di alcune settimane fa [Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Seconda Sezione), 12 ottobre 2017, nella causa C‑218/16, Aleksandra Kubicka e Przemysława Bac], nella consapevolezza delle diversità dei sistemi successori degli Stati membri non affrontate dal Regolamento UE n. 650/2012 del 4 luglio 2012, proprio traendo spunto dalle barriere – simili alle vecchie formule preclassiche – che esistono tra gli Stati membri in materia di genera legatorum, e in generale di successioni, ha segnato una tappa significativa nella costruzione di un futuro diritto europeo dei trasferimenti a causa di morte. Costanzo e Giustiniano sono ovviamente lungi da venire … ma intanto si può gioire della visione aperta dei giudici europei.

Come molte fattispecie che hanno fatto sviluppare il diritto dell’Unione europea, la vertenza decisa con la sentenza in data 12 ottobre 2017 della Seconda Sezione della Corte di Giustizia sembra essere stata preparata “a tavolino” (si pensi per tutti al caso Costa c. Enel, deciso il 15 luglio 1964, concernente il pagamento di una modesta bolletta dell’energia elettrica). Una cittadina polacca residente in Germania e coniugata con un cittadino tedesco, comproprietaria con il marito di una casa con terreno circostante situata in Germania, si vede rifiutare il rogito da un coadiutore notarile esercente in Polonia, cui si è rivolta per testare, in quanto desidera inserire nell’atto di ultima volontà un legato per vindicationem a favore del marito concernente la quota di sua spettanza sull’immobile, per il resto volendo regolare la sua successione secondo la disciplina della successione legittima, secondo la quale sarebbero eredi in quote eguali il marito e i due figli, allo stato minorenni. La testatrice non aderisce all’opzione alternativa di un legato per damnationem, previsto dal codice civile polacco al pari di quello per vindicationem, in quanto tale soluzione comporterebbe oneri formali e finanziari connessi all’esigenza di assicurare la rappresentanza dei figli minori negli adempimenti successori. Il notaio adduce a ragione dell’impossibilità di ricevere l’atto contenente il legato per damnationem alcuni argomenti fondati sul Regolamento UE n. 650/2012 del 4 luglio 2012, relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e all’accettazione e all’attuazione degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo (in GUUE 2012, L 201, p. 107). In sintesi, poiché l’articolo 1 del regolamento esclude dal suo ambito di applicazione “la natura dei diritti reali” e le loro iscrizioni in registri, non oggetto allo stato di armonizzazione nel nostro continente, e poiché l’art. 31 dispone che, se in virtù di una successione si “invoca un diritto reale che … spetta secondo la legge applicabile alla successione” ma “la legge dello Stato membro in cui il diritto è invocato non conosce il diritto reale in questione”, si deve operare un “adattamento … al diritto reale equivalente più vicino previsto dalla legge di tale Stato, tenendo conto degli obiettivi e degli interessi perseguiti dal diritto reale in questione nonché dei suoi effetti”, secondo il notaio si sarebbe dovuto tenere conto del diritto tedesco che, non conoscendo il legato per vindicationem, avrebbe espresso, attraverso la legge interna di adattamento al predetto Regolamento (Internationales Erbrechtsverfahrensgesetz – legge sui procedimenti in materia di diritto internazionale delle successioni – del 29 giugno 2015), l’esigenza di adattare il legato di tal tipo entro un legato per damnationem, da attuarsi in Germania, post mortem, mediante la stipula di un successivo atto notarile di trasferimento del bene dagli eredi al legatario.

Espletato vanamente un procedimento di ricorso non giurisdizionale, la testatrice propone reclamo contro il rifiuto notarile innanzi al Tribunale regionale di Gorzów Wielkopolski, sostenendo che il Regolamento unionale debba formare oggetto di interpretazione autonoma, senza che la sua attuazione possa essere subordinata alle previsioni del diritto tedesco, per cui – non evincendosi dal Regolamento in sé considerato disposizioni impeditive – non potrebbe ritenersi vietato al notaio polacco ricevere un atto contenente un lascito testamentario destinato ad avere in Germania gli effetti reali del legato per vindicationem. Il Tribunale polacco, condividendo il dubbio interpretativo, si rivolge alla Corte di giustizia dell’Unione europea con rinvio pregiudiziale teso a conoscere in che misura la legge del luogo in cui è situato il bene oggetto di un legato possa comportare, secondo il diritto dell’Unione Europea, una limitazione degli effetti reali di un legato per vindicationem previsto dalla legge sulle successioni scelta dalla parte.

La Corte di Giustizia, anzitutto, ritiene di superare le questioni di ricevibilità sollevate dai governi tedesco e ungherese; tra queste, la questione relativa alla circostanza per cui la controversia appare “teorica”, cioè – come sopra ritenuto – alquanto costruita “a tavolino”, siccome concernente una successione non apertasi. Si deve osservare, sul punto, la piena condivisibilità dell’affermazione della Corte che ha ritenuto ciononostante ricevibile il rinvio, atteso che altrimenti mai un dubbio interpretativo della specie si sarebbe potuto porre: una volta aperta la successione, il testatore non può testare più per evitare conseguenze non volute delle sue ultime volontà!

Conformemente anche alle conclusioni dell’Avvocato generale, la Corte di giustizia affronta, poi, immediatamente il nucleo giuridico della questione sottoposta. La Corte chiarisce quello che ab origine avrebbe dovuto essere evidente: nella vicenda non svolge alcun rilievo la disciplina, di chiara matrice “euroscettica”, tendente a evitare qualsiasi contaminazione del sistema dei diritti reali di uno Stato membro con quelli degli altri (oltre all’art. 1, si veda anche il considerando 15 del Regolamento n. 650/2012 che precisa che esso non incide sul numerus clausus dei diritti reali conosciuti nel diritto nazionale di taluni Stati membri, benché in effetti tale numerus clausus sia notoriamente più un feticcio che una realtà – v., per l’argomento, nonché per una ricognizione dell’innovazione sul tema nei diversi paesi, U. MORELLO, Tipicità e numerus clausus dei diritti reali, in Trattato dei diritti reali, diretto da A. Gambaro e U. Morello, Giuffrè, 2008, I, p. 67 ss.), affermando la Corte che piuttosto “tanto il legato «per rivendicazione», previsto dal diritto polacco, quanto il legato «obbligatorio», previsto dal diritto tedesco, costituiscono modalità di trasferimento della proprietà di un bene ossia … di un diritto reale conosciuto in entrambi gli ordinamenti giuridici interessati. Pertanto, il trasferimento diretto di un diritto di proprietà mediante un legato «per rivendicazione» riguarda unicamente le modalità del trasferimento di tale diritto reale al momento del decesso del testatore, che il regolamento n. 650/2012, ai sensi del suo considerando 15, mira proprio a consentire, conformemente alla legge applicabile alle successioni” (sottolineatura aggiunta).

Il passaggio cruciale della sentenza si rinviene nella breve espressione contenuta al suo § 50: mentre l’art. 1 par. 2, lett. k), del detto Regolamento esclude dal campo di applicazione di esso la natura dei diritti reali, le “modalità di trasferimento non sono contemplate all’articolo” medesimo (sottolineatura aggiunta). Questa, dunque, la chiave di volta: poiché altro è la natura del diritto attribuito, altro è la modalità con cui esso si attribuisce, nella visione della Corte gli Stati membri hanno riservato esplicitamente alla propria gelosa sfera di impermeabilità solo la disciplina della prima, mentre deve ritenersi sia divenuta permeabile – anche nel settore delle successioni, come già in ampia parte in quello dei contratti – la disciplina delle modalità (o modi) di attribuzione dei diritti stessi. E’ evidente la portata – per così dire – rivoluzionaria dell’affermazione, in base alla quale da oggi la fantasia negoziale, opportunamente guidata dal ministero defensionale o notarile, mediante opportuni accorgimenti circa il radicamento presso certi Stati membri e/o la scelta della legge applicabile, potrà influire sulle modalità traslative dei diritti per causa di morte: E le questioni in tema di legati, per vindicationem o per damnationem che siano, saranno state solo dei ballons d’essai, se si pensa, per esempio, al ruolo che potranno avere le operazioni fiduciarie, in quanto riconosciute in alcuni ordinamenti.

Con analogo ragionamento (al § 54 della sentenza) la Corte risolve i dubbi connessi al fatto che anche l’iscrizione (o trascrizione che dir si voglia) dei diritti reali in registri (immobiliari e catastali) è esclusa dal campo di applicazione del Regolamento: come argomentato in riferimento all’esclusione della “natura” dei diritti, anche la “iscrizione” dei diritti stessi in registri è cosa diversa dalle “condizioni alle quali tali diritti sono acquisiti”, le quali ultime “non rientrano tra le materie escluse dall’ambito di applicazione” (sottolineatura aggiunta). La distinzione tracciata tra natura dei diritti reali e tecniche di loro iscrizione in registri, da un lato, e modi di attribuzione (o trasferimento che dir si voglia) dei diritti stessi viene supportata nella sentenza (§ 55) con una considerazione basata sull’art. 23 del Regolamento, che nel disporre la c.d. “unità della legge applicabile alla successione”, prevede proprio che solo tale legge (e non quella della res sita) regoli «il trasferimento agli eredi e, se del caso, ai legatari, dei beni, dei diritti e delle obbligazioni». Ammettere il contrario consentirebbe una frammentazione delle leggi applicabili alla successione. Anche queste affermazioni sono altamente innovative, se solo si pone mente alle problematiche che tradizionalmente i nostri conservatori dei registri immobiliari sollevano in ordine alla coerenza tra titolo e trascrizione, talvolta rifiutando trascrizioni già sulla base del diritto interno (per la trascrizione degli acquisti per causa di morte opera l’art. 2660 cod. civ. e, avverso il rifiuto del conservatore di cui all’art. 2674 cod. civ. e alla conseguente trascrizione con riserva, opera il rimedio dell’art. 113 ter cod. proc. civ., con la conseguente competenza dei tribunali la cui giurisprudenza in tema di reclami, come nel caso polacco, sarà chiamata a dirimere le problematiche sul tema). Il concetto di unità della legge applicabile alla successione dovrà quindi guidare gli operatori in un mondo complesso, nel quale si presupporrà la conoscenza e, soprattutto, la fiducia verso gli ordinamenti degli altri Stati membri.

Quasi a voler fornire un canovaccio appunto operativo, la decisione, quindi, passa in rassegna ex ante la possibile evoluzione della situazione successoria ipotizzata nel testamento a redigersi: a) nessun ostacolo l’ordinamento tedesco potrà porre, visto che il Regolamento osta al diniego del riconoscimento in uno Stato membro, il cui ordinamento giuridico non conosce l’istituto del legato «per rivendicazione», degli effetti reali prodotti da un tale legato alla data dell’apertura della successione in applicazione della legge sulle successioni che è stata scelta; b) nessun problema si porrà nel rilascio del “certificato” successorio che, ai sensi dell’art. 69 del Regolamento, produce effetti in tutti gli Stati membri senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento, e che fa presumere che la persona indicata in esso come legatario possieda la qualità e i diritti enunciati in tale certificato senza nessun’altra condizione e/o restrizione ulteriore rispetto a quelle menzionate nel certificato; c) sempre che il diritto reale trasmesso mediante legato per vindicationem sia il diritto di proprietà (potrebbe infatti trattarsi, in astratto, anche altri diritti reali), essendo la piena proprietà conosciuta dal diritto tedesco “non occorre procedere all’adattamento previsto dall’articolo 31 del Regolamento n. 650/2012”. Con tale ultima affermazione, la Corte del Lussemburgo chiude la porta preventivamente, dunque, all’applicazione dell’Internationales Erbrechtsverfahrensgesetz che vorrebbe un adattamento del legato per vindicationem entro quello per damnationem, con un effetto di chiarimento anticipato rispetto a possibili dubbi delle autorità tedesche, le cui contestazioni … si fermano qui. E, con esse, quelle di chi (conservatore, giudice adìto dai controinteressati, ecc.), un domani, di fronte a un certificato successorio, volesse andare a sindacare modalità trasmissive a esso sottese.

Se, dunque, la Corte risponde al quesito postole nel senso che le norme del Regolamento devono essere interpretate nel senso che esse “ostano al diniego di riconoscimento, da parte di un’autorità di uno Stato membro, degli effetti reali del legato «per rivendicazione», conosciuto dal diritto applicabile alla successione, per il quale un testatore abbia optato conformemente all’articolo 22, paragrafo 1, di detto Regolamento, qualora questo diniego si fondi sul motivo che tale legato ha ad oggetto il diritto di proprietà su un immobile situato in detto Stato membro, la cui legislazione non conosce l’istituto del legato ad effetti reali diretti alla data di apertura della successione”, v’è da richiamare l’attenzione, confermando quanto già accennato, sul grande impatto hic et immediate di questa decisione sui diritti nazionali in tema di successioni mortis causa e, soprattutto, sulle possibili evoluzioni una volta che – come sopra tratteggiato – attraverso la distinzione tra natura dei diritti reali, non regolata dal diritto dell’Unione Europea, e modi di attribuzione di essi, su cui invece incide il Regolamento, viene in effetti a cadere un ostacolo alla mutualizzazione degli istituti successori (tutti, invero, rivolti al fenomeno di attribuzione dei diritti di provenienza dalla sfera giuridica del testatore) e, quindi, a una europeizzazione di essi, con tutto quanto ne deriva in termini di scambio di prassi notarili e giudiziarie.

Pare opportuno, per completezza, effettuare alcuni richiami per utile riferimento:

– l’ordinamento italiano, com’è noto, recepisce (già dall’art. 862 del codice civile del 1865) una distinzione fra legato di specie e legato di genere corrispondente soltanto parzialmente a quella romanistica fra legato per vindicationem e legato per damnationem, in quanto la nostra distinzione fra legato di specie e legato di genere ha riguardo, principalmente, al modo di individuare l’oggetto del legato quale disposizione a titolo particolare: se esso ha ad oggetto beni specifici che sono nel patrimonio del testatore al momento della sua morte, il legato ha effetto reale con trasmissione automatica del diritto di proprietà o altro diritto reale dal momento dell’apertura della successione (artt. 649, comma 2, e 651, comma 2, cod. civ. attuale), per cui solo in via conseguenziale alla predetta struttura il legato di specie trasferisce direttamente la proprietà al legatario, mentre quello di genere gli attribuisce un diritto personale di ricevere la cosa (in diritto romano, invece, a un legato avente ad oggetto la proprietà si contrapponeva un legato di obbligazione);

– al contrario, il codice civile generale austriaco (§ 684 ABGB), il codice civile tedesco (§ 2174 BGB) e il codice civile svizzero (art. 562) recepiscono la nozione di legato meramente obbligatorio;

– la quasi certezza che il Regolamento n. 650/2012 avrebbe fatto venire al pettine problematiche di compatibilità tra i diritti successori dei diversi Stati membri aveva formato oggetto di presagio più autori; ad es.:

  1. a) P. LAGARDE, Les principes de bases du nouveau règlement européen sur les successions, in Revue critique de droit international privé, 4/2012, p. 715 s., ha sottolineato anzitutto proprio il differenziale tra i legati in questione tra il diritto francese e il diritto tedesco, fornendo la base giuridica per il caso della CGUE; l’A. offre l’altro esempio dell’usufrutto sull’intera successione o su una parte di essa conferito al coniuge superstite dal diritto francese, a fronte della previsione da parte del diritto tedesco di un usufrutto costituibile solo su singoli oggetti; anche a tale ipotesi, dunque, dovrebbe estendersi la soluzione offerta dalla sentenza della CGUE in commento;
  2. b) S. VAN ERP, The EU Succession Regulation: A possible source for Member State “Francovich” liability?, European Property Law Journal, vol. 3/3, 2014, pp. 211-214, il quale anch’egli propone la questione dei genera legatorum, nonché l’altra relativa al possibile conflitto tra la legge dell’ultima residenza abitale e quella del foro in riferimento alla previsione di quote di riserva per prossimi congiunti, in riferimento all’art. 23.2 lett. h) del Regolamento;

– per una ricognizione generale degli aspetti relativi al Regolamento, v. A.-L. CALVO CARAVACA, A. DAVI’, H.-P. MANSEL (a cura di), The EU Succession Regulation: A Commentary, Cambridge University Press, 2016; nonché A. DAVI’, A. ZANOBETTI PAGNETTI, Il nuovo diritto internazionale privato europeo delle successioni, Giappichelli, 2014;

– sul certificato successorio, v. F. PADOVINI, Il certificato successorio europeo, in Eur. Dir. Priv., n. 3, 2013, p. 729 ss., e in Il diritto internazionale privato europeo delle successioni mortis causa (a cura di P. Franzina – A. Leandro, Giuffrè, 2013, p. 191 ss., volume quest’ultimo di generale interesse sul più ampio tema delle successioni transfrontaliere;

– per i profili di impatto delle norme del Regolamento su fenomeni successori in cui rilevino contatti con Stati terzi, F. MARONGIU BUONAIUTI, The EU Succession Regulation and Third Country Courts, in Journal of Private International Law, 2016, pp. 545-565.

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Questa Nota può essere così citata:

 

Riccardo SABATO, La Corte del Lussemburgo riconosce idonei i legati di tutti gli ordinamenti a trasferire beni mortis causa e apre la strada a un diritto europeo delle successioni, in Dir. civ. cont ., 16 dicembre 2017