Decadenza dalla responsabilità genitoriale: un nuovo arresto della Suprema Corte in merito al riparto di competenza tra il Tribunale ordinario e il Tribunale per i minorenni

Anno III, Numero I, gennaio/marzo 2017

di CAMILLA FIN, Magistrato e Dottoressa di ricerca 

Scarica il PDF della Nota

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte (Ordinanza 14 dicembre 2016 n. 25798), un genitore proponeva davanti al Tribunale per i minorenni un ricorso ex art. 330 c.c. perché fosse pronunciata la decadenza dalla responsabilità genitoriale della madre delle loro due figlie minori.

Successivamente, la madre depositava presso il Tribunale ordinario un ricorso ex art. 337-ter c.c. per ottenere l’affidamento delle predette figlie minori. Il padre, costituitosi in questo secondo giudizio, ne eccepiva l’inammissibilità, stante la pendenza presso il Tribunale per i minorenni, tra le stesse parti, del procedimento relativo alla decadenza dalla responsabilità genitoriale.

Il Tribunale per i minorenni dapprima, con decreto, sospendeva la madre dalla responsabilità genitoriale sulle figlie, e, successivamente, con ordinanza, dichiarava la propria incompetenza a provvedere sulla decadenza dalla responsabilità, reputando che la decisione su quest’ultima questione spettasse al Tribunale ordinario.

Il Tribunale ordinario, per parte sua, sollevava d’ufficio regolamento di competenza, ritenendo che fosse il Tribunale minorile a doversi occupare sia del procedimento sulla decadenza dalla responsabilità genitoriale sia di quello relativo all’affidamento delle figlie minori.

Con l’ordinanza in esame – diretta a risolvere il conflitto negativo di competenza tra il Tribunale ordinario e il Tribunale per i minorenni – la Corte di Cassazione stabilisce, innanzitutto, che sussiste la competenza del Tribunale ordinario in merito al procedimento per l’affidamento delle figlie minori alla madre.

A sostegno di questa conclusione osserva, infatti, il Collegio che, se è vero che quando pende davanti al Tribunale ordinario un procedimento ai sensi dell’art. 337ter c.c., tale organo può adottare anche i provvedimenti contemplati dall’art. 330 c.c., non vale però la regola contraria, secondo la quale, una volta instaurato un procedimento per la declaratoria di decadenza dalla responsabilità genitoriale davanti al Tribunale minorile, quest’ultimo è legittimato a pronunciare i provvedimenti sui figli stabiliti dall’art. 337ter c.c.

Per quanto riguarda, poi, la questione concernente la competenza del Tribunale per i minorenni a decidere l’istanza promossa in base all’art. 330 c.c., la Corte statuisce che, nel caso di specie, non vi è attrazione a favore del giudice ordinario, investito della domanda ex art. 337ter c.c., del procedimento sulla decadenza dalla responsabilità genitoriale. In primo luogo perché la vis attractiva, per operare, presuppone che il procedimento di cui all’art. 337ter c.c. sia stato instaurato prima di quello riguardante la decadenza dalla responsabilità (circostanza che non ricorre nella situazione esaminata). In secondo luogo perché, avendo il Tribunale per i minorenni già pronunciato un decreto di sospensione della madre dalla responsabilità genitoriale ai sensi dell’art. 333 c.c., i principi della perpetuatio jurisdictionis e di economia processuale impongono di mantenere radicata presso quest’ultimo organo anche la competenza a decidere in ordine al procedimento ex art. 330 c.c.

La pronuncia della Suprema Corte merita di essere segnalata per avere preso posizione su taluni delicati profili riguardanti il riparto di competenza nei procedimenti per la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

Il primo aspetto affrontato dalla Corte è quello relativo alla necessità oppure non, affinché i procedimenti normalmente di competenza del Tribunale per i minorenni possano essere decisi dal giudice ordinario, che il giudizio di separazione, divorzio o promosso ai sensi dell’art. 316 c.c. sia stato preventivamente instaurato.

Ebbene, quantunque taluni abbiano sostenuto che una corretta interpretazione dell’art. 38 disp. att. c.c. dovrebbe determinare l’attrazione in favore del Giudice ordinario anche dei procedimenti de potestate già introdotti dinanzi al Giudice dei minori (F. De Marzo, Novità legislative in tema di affidamento e di mantenimento dei figli nati fuori del matrimonio: profili processuali, in Foro it., 2013, V, 14), l’ordinanza in esame si conforma alla contrapposta e maggioritaria tesi sostenuta dalla giurisprudenza (cfr. Trib. Potenza, 17.9.2014 (ord.) – Pres. est. Veltrone, in www.ilcaso.it), secondo la quale la proroga della competenza a favore del Tribunale ordinario presuppone che la causa, dinnanzi a quest’ultimo, sia stata radicata per prima.

Un orientamento siffatto deve reputarsi condivisibile, solo che si consideri come, per un verso, a favore di tale soluzione deponga il principio di carattere generale stabilito dall’art. 5 c.p.c. secondo il quale la competenza deve essere determinata con riguardo allo stato di fatto esistente al momento della domanda, e, per altro verso, come nessun argomento in senso contrario possa ricavarsi dal tenore letterale dell’art. 38 disp. att. c.c., quando fa riferimento ai giudizi “in corso”, dal momento che tale locuzione non consente di comprendere se questi ultimi giudizi, oltre ad essere, appunto, “in corso” dinnanzi al Giudice ordinario, debbano o meno essere anche prevenienti; senza contare, infine, che una interpretazione diversa da quella appena prospettata potrebbe condurre all’instaurazione di pericolosi fenomeni di forum shopping (v., in questo senso, anche C. MARINO, Ancora sulla competenza del giudice della separazione o del divorzio a conoscere le domande de potestate, in Fam. e dir., 2015, 869).

Non sembra, invece, che possa rivestire rilevanza decisiva, al fine di mantenere ferma la competenza del Tribunale per i minorenni in relazione al procedimento relativo alla decadenza dalla responsabilità genitoriale, la circostanza – pur valorizzata dalla Corte – che quest’ultimo si fosse già pronunciato sulla sospensione dalla responsabilità, ai sensi dell’art. 333 c.c. A prescindere dal fatto che, nel caso di specie, sembra che il decreto di sospensione fosse stato emesso dopo l’instaurazione del giudizio ordinario, occorre soprattutto evidenziare, a questo proposito, come l’elemento dirimente, per stabilire la prevenzione tra le due cause, sia pur sempre quello del deposito del ricorso, come è stabilito dall’ultimo comma dell’art. 39 c.p.c.

Il secondo (e più complesso) profilo, di cui l’ordinanza si è occupata solo indirettamente e sul quale occorre ora soffermarsi, è quello che riguarda l’oggetto della possibile proroga della competenza a favore del Tribunale ordinario.

Stante il tenore letterale dell’art. 38 disp. att. c.c. – il quale, nel secondo periodo del suo primo comma, dispone che “per i procedimenti di cui all’articolo 333 resta esclusa la competenza del tribunale per i minorenni nell’ipotesi in cui sia in corso, tra le stesse parti, giudizio di separazione o divorzio o giudizio ai sensi dell’articolo 316 del codice civile; in tale ipotesi per tutta la durata del processo la competenza, anche per i provvedimenti contemplati dalle disposizioni richiamate nel primo periodo, spetta al giudice ordinario” – è, invero, discusso se la vis attractiva riguardi soltanto i provvedimenti di cui all’art. 333 c.c. oppure anche tutti gli altri enunciati dal 1° comma dell’art. 38 disp. att. c.c., tra i quali spiccano, in particolare, quelli previsti dall’art. 330 c.c.

Sul problema testé delineato esistono, infatti, tre diversi orientamenti interpretativi.

Secondo una prima tesi si dovrebbe escludere la proroga della competenza a favore del giudice ordinario in relazione ai provvedimenti ablativi della responsabilità genitoriale, per le ragioni che possono essere così sinteticamente enucleate. In primo luogo, perché, la decadenza dalla responsabilità genitoriale non si ritiene compatibile con la natura delle questioni che attengono all’affidamento e al mantenimento dei minori, le quali presuppongono l’esistenza di un diritto soggettivo del padre e della madre alla genitorialità. Secondariamente, per il fatto che, diversamente concludendo, potrebbe non risultare soddisfatto il requisito della identità di parti tra i due giudizi, richiesto dall’art. 38 disp. att. c.c., dal momento che i poteri di impulso e di partecipazione spettanti al P.m. e ai parenti nel processo minorile non trovano corrispondenza nei giudizi instaurati davanti al Tribunale ordinario (sottolinea il problema dell’identità di parti nei due giudizi Trib. min. Brescia, 1.8.2013 (decr.) – Pres. Gatto – Rel. Martino, in Fam. e dir., 2014, 60 ss., con nota di RUSSO, La competenza nei procedimenti de potestate dopo la novella dell’art. 38 disp. att. c.c.: il principio di concentrazione delle tutele e i rapporti tra giudice specializzato e giudice ordinario).

Per una tesi intermedia – sostenuta soprattutto in dottrina – la proroga della competenza a favore del Tribunale ordinario in merito ai procedimenti disciplinati dall’art. 330 c.c. sarebbe, invece, ipotizzabile solo quando sia già stata introdotta dinnanzi a quest’ultimo giudice una domanda limitativa della responsabilità genitoriale ex art. 333 c.c., restando, altrimenti, radicata la competenza presso il giudice specializzato (G. SCARSELLI, La recente riforma in materia di filiazione: gli aspetti processuali, in Giusto proc. civ., 2013, 665; in giurisprudenza v. Cass., 14.10.2014, n. 21633, in Nuova giur. civ. comm., 2015, I, 199 ss., con nota di L. ANTONIOTTI, Questioni di competenza in materia di filiazione e vis attractiva ex art. 38 disp. att. cod. civ.). Questa tesi si basa su una interpretazione letterale dell’art. 38 disp. att. c.c., secondo la quale la norma in parola, nella parte in cui utilizza la locuzione “in tale ipotesi” per sancire la competenza del giudice ordinario sui procedimenti ablativi della responsabilità, sembrerebbe riferirsi proprio a tutte le situazioni in cui quest’ultimo sia già stato investito di una questione relativa alla limitazione dell’esercizio della responsabilità medesima.

La pronuncia oggi esaminata aderisce, tuttavia, ad un terzo e diverso orientamento interpretativo, incline ad estendere la competenza del giudice ordinario pure alle controversie di cui all’art. 330 c.c. (cfr., in questo senso, anche Cass., 26.1.2015, n. 1349, in Fam. e dir., 2015, con nota di G. BUFFONE, Riparto di competenza tra T.O. e T.M. in materia di provvedimenti ablativi: iudicium finium regundorum della Cassazione; Trib. Milano, 3.10.2013 (decr.) – Pres.est. Servetti, in Fam. e dir., 2014, 589 ss., con nota di K. MASCIA, Riparto di competenze tra Tribunale ordinario e Tribunale per i minorenni: presupposti e limiti della nuova competenza c.d. per attrazione, alla luce della legge n. 219 del 2012; Trib. Min. Bari, 20.3.2013 (ord.) – Pres. Depalo – Est. Zaccaro, in Questione giustizia, 2013).

Anche sotto questo profilo la soluzione adottata dalla Corte merita di essere approvata, sia perché, a favore della tesi in parola, depone un argomento di carattere testuale – giacché la seconda parte dell’art. 38, 1° comma, prevede che, in pendenza d’un giudizio di separazione o divorzio o d’un procedimento ex art. 316 c.c., la competenza spetta al giudice ordinario “anche per i provvedimenti contemplati dalle disposizioni richiamate nel primo periodo”, e cioè per tutte le controversie de potestate e non soltanto per quelle previste dall’art. 333 c.c. –; sia perché la tesi contraria potrebbe avere riflessi negativi sulla effettività della tutela giurisdizionale, a causa delle incertezze che sorgerebbero, in pendenza di giudizi di crisi coniugale o di procedimenti sull’esercizio della responsabilità genitoriale, nell’individuazione del giudice competente a conoscere le domande sanzionatorie degli abusi compiuti dai genitori (tali argomenti sono stati ben evidenziati da F. TOMMASEO, Provvedimenti limitativi de potestate e competenza “per attrazione” del giudice ordinario, in Fam. e dir., 2014, 685, il quale porta l’esempio del caso in cui risulti difficile stabilire a priori se i lamentati abusi siano tali da giustificare un provvedimento ablativo della responsabilità ovvero soltanto l’adozione di quei provvedimenti “convenienti” di cui all’art. 333 c.c.).

———————————————-

Questa Nota può essere così citata:

C. FIN, Decadenza dalla responsabilità genitoriale: un nuovo arresto della Suprema Corte in merito al riparto di competenza tra il Tribunale ordinario e il Tribunale per i minorenni, in Dir. civ. cont., 21 marzo 2017