Non sussiste ingiustificato arricchimento se la p.a. è beneficiaria di una prestazione «contra legem»

Secondo Cass. 4 gennaio 2017 n. 80, in caso di violazione delle regole contabili in merito alla gestione degli enti locali, si realizza una sorta di novazione soggettiva (di fonte normativa) dell’originario rapporto obbligatorio che avrebbe dovuto intercorrere con l’ente pubblico di cui l’agente è organo, con l’introduzione di una nuova disciplina del rapporto tra la P.A. e i soggetti agenti, nonché tra questi ultimi e i privati contraenti improntata a schemi privatistici.

In primo grado, il Tribunale di Venezia rigettava la domanda avanzata da una impresa, la quale, premesso di aver inviato al Comune di Venezia in forza di una delibera della Giunta comunale, successivamente non ratificata, del materiale informatico, che era stato utilizzato, unitamente al software, nell’ambito di alcuni servizi comunali, aveva chiesto che il Comune fosse condannato al pagamento delle somme corrispondenti all’indebito arricchimento conseguito da detta utilizzazione. La domanda veniva rigettata in ragione della carenza del requisito della sussidiarietà, in quanto l’attrice avrebbe potuto esercitare l’azione di rivendicazione dei materiali consegnati.

La Corte di appello di Venezia, in parziale accoglimento del gravame, aveva invece condannato il comune al pagamento dell’indebito, rilevando che, pur in assenza di un valido contratto, l’amministrazione comunale – che aveva per altro pagato la fornitura di parte del materiale inviato – aveva tratto un vantaggio dall’utilizzazione dei materiali e programmi ricevuti, traendo un arricchimento, da farsi valere con una domanda che non trovava corrispondenza in alcuna altra azione esperibile.

La Suprema Corte, in accoglimento del ricorso, cassa la sentenza impugnata.

La sussidiarietà dell’azione di indebito arricchimento deve tener conto dell’art. 91 del Testo Unico Enti Locali (TUEL): tale disposizione normativa ha previsto un sistema di imputazione alla sfera giuridica diretta e personale dell’amministratore o funzionario degli effetti dell’attività contrattuale dallo stesso condotta in violazione delle regole contabili in merito alla gestione degli enti locali, comportante relativamente ai beni ed ai servizi acquisiti, una vera e propria frattura o scissione ope legis del rapporto di immedesimazione organica tra i suddetti agenti e la Pubblica Amministrazione, con conseguente esclusione della riferibilità a quest’ultima delle iniziative adottate al di fuori dello schema procedimentale previsto dalla norme c.d. ad evidenza pubblica: si costituisce un contratto valido ed efficace tra agente in proprio e fornitore per via di una sorta di novazione soggettiva (di fonte normativa) dell’originario rapporto obbligatorio che avrebbe dovuto intercorrere con l’ente pubblico di cui l’agente è organo, con l’introduzione di una nuova disciplina del rapporto tra gli enti medesimi e i soggetti agenti, nonché tra questi ultimi e i privati contraenti improntata a schemi privatistici.