Divorzio congiunto ed assegnazione della casa familiare: l’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 337 sexies c.c.

Trib. Palermo, 29 dicembre 2016 ha stabilito che l’instaurazione di una convivenza more uxorio da parte dell’assegnatario della casa familiare non costituisce di per sé circostanza idonea a determinare il venir meno del diritto di godimento sull’immobile. L’ordinanza emessa dal collegio palermitano rappresenta una rara ipotesi di rigetto della domanda congiunta di cessazione degli effetti civili del matrimonio, sul cui contenuto, infatti, lo spettro del sindacato giudiziale è solitamente ridotto ai minimi termini.

La presenza in seno al ricorso presentato dai coniugi di una pattuizione che preveda l’automatica estinzione del diritto di godimento della casa familiare nell’ipotesi di instaurazione di convivenza more uxorio da parte del genitore assegnatario è stata ritenuta dall’organo giudicante non rispondente all’interesse delle prole, nella misura in cui – come già espressamente rimarcato da Corte Cost., 30 luglio 2008, n. 308 – la revoca dell’assegnazione, in quanto istituto refrattario a qualunque automatismo di matrice negoziale, va sempre sottoposta ad un giudizio di conformità all’interesse del minore.

Sull’argomento cfr. PETTA, La tutela del futuro assegnatario della casa familiare nella fase introduttiva del giudizio di sperazione, in Dir. Civ. Cont., 24 dicembre 2015; BUFFONE, Assegnazione della “casa coniugale” solo nell’interesse dei figli o anche del coniuge più debole?, in Il Civilista, 2009, III, 6.