Non è possibile adottare il figlio biologico della convivente anche se si è uniti civilmente

Trib. Milano 17 ottobre 2016 concerne due ricorsi riuniti per una richiesta di adozione – reciproca e incrociata – della figlia biologica della convivente da parte di una coppia omosessuale, convivente dal 2002. La conservazione del seme dello stesso donatore aveva consentito alle due donne di accedere, in tempi diversi, ad una procedura di fecondazione assistita di tipo eterolologo.

Con ricorso, ora le due donne chiedevano di poter adottare la figlia biologica della convivente in applicazione dell’art. 44 lett d) l. 184/83.

Il Tribunale ritiene che il ricorso debba essere rigettato in quanto non sussistenti i presupposti di cui all’art. 44 lett. d) L. 184/83 e cioé l’impossibilità di affidamento preadottivo (nello stesso senso, rispetto alla richiesta di adozione del figlio della convivente coniugata con un terzo, Trib. Milano 20 ottobre 2016).

La decisione merita di essere segnalata intanto perchè si discosta da un opposto orientamento – accolto anche da Cass. 26 maggio 2016 n. 12962 (che conferma App. Roma 23 dicembre 2015) – secondo cui l’impossibilità dell’affidamento  – presupposto per la adozione “in casi particolari” di cui all’art. 44 lettera d) – è anche quella “di diritto”, l’impossibilità cioé di accedere alla adozione legittimante. Ma l’interesse e l’importanza della decisione si rinviene soprattutto nella circostanza che essa interviene dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso (L. 11 maggio 2016 n. 76), in quanto durante la discussione della legge si era posto il problema di prevedere la possibilità della adozione del figlio biologico del convivente (c.d. step child adoption).

Su adozione e Stepchild adoption cfr. ora MAZZAMUTO (a cura di), Manuale del diritto privato, Torino, 2016, 326-327.