La Cassazione sulla responsabilità dello Stato per «illecito costituzionale» del legislatore

In caso di declaratoria di illegittimità costituzionale di legge – afferma Cass. 22 novembre 2016 n. 23730 – non è ipotizzabile alcun danno risarcibile, a somiglianza di quanto previsto per la responsabilità dello Stato italiano in caso violazione del diritto dell’Unione europea, non essendo, nella specie, ravvisabile quella distinzione tra ordinamenti – con prevalenza di quello europeo sul nazionale – che costituisce il fondamento di tale ipotesi di responsabilità.

Nel caso di specie, l’amministrazione fallimentare di un’impresa di telecomunicazione conveniva in giudizio la regione Marche per i danni subiti a causa delle restrizioni imposte da una legge poi dichiarata incostituzionale. In primo grado, il Tribunale di Ancona accoglieva la domanda.

Già nel 1960, il costituzionalista triestino Livio Paladin distingueva il problema dell’osservanza della legge da parte dei soggetti pubblici (funzionari e giudici) e privati, non responsabili per aver dato applicazione ad una legge (non sussiste dolo o colpa grave), da quello del diritto del cittadino ad un indennizzo per i danni sopportati a causa di leggi successivamente dichiarate incostituzionali (PALADIN, Cenni sul sistema delle responsabilità civili per l’applicazione di leggi incostituzionali, in Giur. cost., 1960, 1032). E più di recente, scriveva Vincenzo Roppo a conclusione di una breve riflessione in cui la questione dell’illecito del legislatore veniva impostata: «Se una legge intesa a colpire (…) una classe di cittadini, li impedisse o li limitasse nell’esercizio di una loro attività economica, con gravi danni patrimoniali a loro carico, e questa legge venisse dopo qualche tempo fulminata di incostituzionalità, sarebbe giusto lasciare in ultima istanza quei danni a carico delle vittime di un siffatto clamoroso “illecito costituzionale” del legislatore?» (ROPPO, Appunti in tema di «illecito comunitario» e «illecito costituzionale» del legislatore, in Danno resp., 1998, 961).

Si giunge ad asserire così che: «Affermare la responsabilità dello Stato-legislatore, collegata a presupposti esclusivamente oggettivi consente di superare la contraddizione (…) tra dovere degli esecutori (autorità amministrative e giudici) di osservare la legge, senza sostituirsi alla Corte in un giudizio anticipato di legittimità costituzionale, e diritto dei cittadini a trovare equa soddisfazione – nei modi e termini che una legislazione ed una giurisprudenza prudenti
dovranno precisare, per evitare eccessi di pretese – per i loro diritti lesi da leggi illegittime, sia per contrasto con il diritto comunitario, sia per contrasto con la Costituzione» (SILVESTRI, Il problema degli effetti delle leggi in contrasto con la Costituzione: la responsabilità dello Stato e i diritti dei cittadini, in Giorn. dir. amm., 2015, 583).

In argomento cfr. più in generale  PASQUINELLI, Le leggi dannose. Percorsi della responsabilità civile tra pubblico e privato, Torino, 2013; BIFULCO, La responsabilità dello Stato per atti legislativi, Padova, 1999.