Sulla responsabilità contrattuale dell’intermediario che ometta di prospettare al cliente i rischi dell’investimento

La sentenza che si segnala (Cass. 23 maggio 2016 n. 10640) precisa che la responsabilità dell’intermediario che ometta di informarsi sulla propensione al rischio del cliente o di rappresentare a quest’ultimo i rischi dell’investimento, ovvero che compia operazioni inadeguate quando dovrebbe astenersene, ha natura contrattuale.

Con sentenza 6 maggio 2009 la corte d’appello di Genova, accogliendo la domanda proposta da un investitore nei riguardi di una banca, dichiarava risolto per grave inadempimento della società un contratto di acquisto di titoli obbligazionari della repubblica argentina e per l’effetto condannava la banca al risarcimento dei danni, quantificandoli in misura pari al relativo controvalore oltre interessi fino al saldo.

La Cassazione precisa che la responsabilità dell’intermediario ha natura contrattuale, investendo il non corretto adempimento di obblighi legali facenti parte integrante del contratto- quadro, o contratto d’investimento, intercorrente tra le parti.

L’onere della prova va quindi ripartito secondo il disposto ex art. 1218 cod. civ., sicché spetta all’investitore allegare l’inadempimento delle obbligazioni poste a carico dell’intermediario e provare il pregiudizio conseguente, mentre incombe sull’intermediario provare d’aver rispettato i dettami di legge e di avere agito con la specifica diligenza richiesta.

Nel caso di specie la corte d’appello aveva ritenuto non assolto l’onere della prova posto a carico della banca, giacché i capi di prova testimoniale al riguardo dedotti erano, nel nucleo essenziale e rilevante, “del tutto generici e valutativi”. In particolare i capitoli, tesi a “indicare che sarebbero stati illustrati all’investitore la natura, le caratteristiche e i rischi del titolo”, nonché “il rischio tipico dell’obbligazione emessa da un Paese in via di sviluppo”, erano stati caratterizzati da “indicazioni pienamente superficiali e generiche, tali da non porre il cliente in condizioni di valutare a pieno la natura, i rischi e le implicazioni dell’investimento”.

Per la Cassazione, la statuizione circa la responsabilità della banca rimane salda in quanto la banca aveva omesso di adempiere agli obblighi informativi discendenti dall’art. 21 del TUF, a tutela dell’investitore e dell’integrità del mercato.

Il ricorrente denunziava altresì la violazione e falsa applicazione dell’art. 1453 cod. civ. per avere la sentenza erroneamente dichiarato la risoluzione per inadempimento del contratto di acquisto dei titoli obbligazionari, laddove la fattispecie poteva al massimo attenere alla diversa ipotesi di responsabilità precontrattuale.

La Cassazione ricorda che è assai dibattuta in dottrina e nella giurisprudenza di merito la questione se, in presenza di violazioni dell’obbligo dell’intermediario di fornire all’investitore informazioni adeguate e complete in relazione all’acquisito di titoli mobiliari, sia possibile una pronuncia di risoluzione dei singoli negozi esecutivi di investimento anziché del contratto di intermediazione. Osserva che su tale specifica questione la giurisprudenza di legittimità non ha offerto spunti per una soluzione univoca. Nel caso di specie tuttavia tale questione non richiede però di essere affrontata, giacché – nelle condizioni date – la sua rilevanza è solo teorica. L’impugnata sentenza ha dichiarato risolto il contratto di acquisto dei titoli obbligazionari nella prospettiva del risarcimento del danno arrecato all’investitore. E il capo di condanna al risarcimento del danno resta intangibile. Consegue che finanche l’eventuale condivisione della tesi sostenuta non porterebbe alla banca alcuna utilità concreta, come può evincersi dalla considerazione che ciò non darebbe al danneggiato una tutela minore di quella derivata dalla sentenza; e specularmente la banca di nulla si gioverebbe, fatto salvo – appunto – il profilo teorico della questione prospettata.