Il danno non patrimoniale nel canone di Travaglino

Con una solida decisione, densa nell’argomentazione ma non eccessivamente prolissa, Cass. 20 aprile 2016 n. 7766, Rel. Travaglino, risolve una delicata questione in merito ad una richiesta di risarcimento del danno da sinistro stradale, accolta in primo grado dal Tribunale di Bologna e confermata dalla Corte di appello di Bologna: il giudice territoriale aveva liquidato il danno non patrimoniale discostandosi dai parametri risarcitori indicati nelle tabelle milanesi, e ciò in ragione delle eccezionalità del caso, rappresentate, quanto al danno biologico, dalla particolare rilevanza del danno estetico; quanto al danno morale, dalla particolare sofferenza cui il danneggiato era stato costretto. La Cassazione rigetta il ricorso e, col pretesto dell’integrazione delle motivazioni a sostegno della decisione impugnata, coglie l’occasione per una rilettura dello statuto del danno non patrimoniale.

In particolare, la Cassazione chiarisce cosa debba intendersi per «natura unitaria»  e «natura omnicomprensiva» del danno non patrimoniale: non v’è infatti alcuna diversità nell’accertamento e nella liquidazione del danno causato ad un diritto costituzionalmnte garantito («natura unitaria»), e il giudice deve valutare tutte le conseguenze dannose, nessuna esclusa, evitando però duplicazioni e non oltrepassando la soglia minima di apprezzabilità onde evitare risarcimenti bagatellari  («natura omnicomprensiva»).

La Suprema Corte si sofferma, poi, sulla distinzione tra i diversi danni correlati al «dolore interiore» (danno morale) e, invece, alla «alterazione della vita quotidiana» (c.d. danno esistenziale o danno alla vita di relazione). Viene così descritta l’essenza del danno non patrimoniale, così come scolpita nelle sentenze del 2008 (Cass. sez. un. 11 novembre 2008 n. 26792, Rel. Preden), ma anche in quella della Corte costituzionale predicativa della legittimità dell’art. 139 del Codice delle assicurazioni (Corte Cost. 16 ottobre 2014 n. 235, Est. Morelli) che, per le lesioni di lieve entità, comunque consente l’incremento della liquidazione del danno biologico (c.d. personalizzazione), seppur con una limitazione ex lege del danno morale (sino ad  un quinto). A dire della Cassazione, la Corte costituzionale, pronunciandosi sulla norma sulla risarcibilità del danno biologico da micro permanente avrebbe definitivamente sconfessato «la tesi predicativa della unicità del danno biologico»: già all’interno del micro-sistema delle micro-permanenti resterebbe ferma la distinzione concettuale tra «sofferenza interiore» (danno morale) e «incidenza sugli aspetti relazionali della vita del soggetto» (danno esistenziale o alla vita di relazione, correlato e conseguente al danno biologico). Per contro, dalla lettura dell’art. 138 del Codice rimarrebbe confermata la distinzione tra danno biologico (personalizzabile sino al 30% in ragione della proiezione dinamica del danno nella vita di relazione, e cioé del danno esistenziale) e danno morale (sofferenza interna). L’importanza di tali indicazioni si deve anche alla circostanza che, come prevede la legge Balduzzi, le disposizioni in questione si applicano anche alla responsabilità medica, in luogo delle più generose tabelle milanesi, seppur controversa rimane la questione dell’applicazione retroattiva.: «Il danno biologico conseguente all’attivita’ dell’esercente della professione sanitaria e’ risarcito sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, eventualmente integrate con la procedura di cui al comma 1 del predetto articolo 138 e sulla base dei criteri di cui ai citati articoli, per tener conto delle fattispecie da esse non previste, afferenti all’attivita’ di cui al presente articolo» (art. 3 co. 3, DL 158/2012 c.d. “Balduzzi”).

In sostanza, la Cassazione, partendo dal postulato delle scienze psicologiche e psichiatriche, secondo cui ogni individuo è, al contempo, relazione con se stesso e rapporto con l’altro da sé, insiste sulla duplice dimensione della sofferenza umana, e sulla distinzione ontologica tra le conseguenze di tipo interiore (danno morale) e quelle di tipo relazionali (danno esistenziale), di cui è possibile predicare l’autonoma risarcibilità: queste ultime, altro non sarebbero che il danno alla vita di relazione, o esistenziale, (talora) conseguente al danno biologico (in tal modo si chiarisce la «sopravvivenza descrittiva» della tanto discussa categoria).

La Suprema Corte ci consegna così una lettura dello statuto del danno no patrimoniale dettato dalle sentenze del 2008 che procede senza automatismi, poiché, come scrive il Relatore, «non esiste una tabella universale della sofferenza umana».