Le Sezioni Unite sul danno da abuso di contratto di lavoro a tempo determinato da parte della pubblica amministrazione

Per Cass. sez. un. 15 marzo 2016 n. 5072, nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato, in caso di abusivo ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una P.A., il dipendente, esclusa la possibilità di conversione del rapporto, ha diritto al risarcimento del danno per l’illegittima precarizzazione nella misura e nei limiti di cui all’art. 32, comma 5, della l. n. 183 del 2010.

In sostanza, le Sezioni Unite ribadiscono che l’abuso di contratti a termine nel settore pubblico non conduce alla conversione in contratto a tempo indeterminato e ciò significa anche che il danno non consiste nella perdita del posto di lavoro, ma piuttosto nella perdita di chance lavorative alternative.

Chiarito in cosa consista il danno, le Sezioni Unite precisano che la sua quantificazione non può essere basata sulla disciplina del licenziamento illegittimo, perché lì si guarda al lavoro perso. E’ invece alla disciplina sul contratto di lavoro a termine nel settore privato che occorre far riferimento e all’indennità forfettaria contenuta tra 2,5 e 12 mensilità: indennità che nel rapporto privato ha una funzione di “contenimento”, mentre nel rapporto pubblico concede al lavoratore che ha subito l’abuso un ristoro “agevolato”, senza cioé necessità di prova alcuna. Ferma restando, aggiungono le Sezioni Unite, la possibilità per il lavoratore di provare che in ragione del ricorso abusivo a contratti a tempo determinato il danno è stato superiore.

Per un precedente di segno parzialmente contrario cfr. Cass. 30 dicembre 2014 n. 27481 Rel. Tria cui si deve l’espressione “danno comunitario”, ora ripresa e condivisa dalle Sezioni Unite quale sanzione “ex lege” e in re ipsa a carico del datore di lavoro, ma per la cui liquidazione è utilizzabile, in via tendenziale, il criterio indicato dall’art. 8 della legge n. 604 del 1966 (indennità alternativa alla conversione nel settore privato), e non il criterio ora indicato dalle Sezioni Unite del sistema indennitario onnicomprensivo previsto dall’art. 32 della legge n. 183 del 2010 (indennità aggiuntiva alla conversione del contratto a tempo determinato), né il criterio previsto dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. In dottrina, aveva indicato il criterio previsto dalla L. 604/1966 (art. 8) A. GABRIELE, in BELLAVISTA, GARILLI, MARINELLI (a cura di), Il lavoro a termine dopo la legge 6 agosto 2008 n. 133. Privato e pubblico a confronto, Torino, 2009, 152. Esclude la risarcibilità del danno in re ipsa Cass. 13 gennaio 2012 n. 392. La questione del danno in caso di conversione in rapporto di lavoro a tempo indeterminato di più contratti a termine nel settore privato è invece affrontata da Cass. 12 gennaio 2015 n. 262., in Giur. it., 2015, 802, con nota di Plaia, Ciò che danno non è. Per una ricostruzione delle diverse posizioni giurisprudenziali e dottrinali cfr.  PLAIA, L’invalidità satisfattiva dell’atto di autonomia privata e dell’atto amministrativo, in Europa dir. priv., 2013. p. 1015, spec. 1035-1041.