Rimessa alle Sezioni Unite la questione della qualificazione del contratto di «Handling»

Con l’ordinanza n. 3361 del 22.2.2016, Rel. Rossetti, la Terza Sezione della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per un’eventuale assegnazione al Supremo Consesso con riferimento alla questione circa la possibilità di considerare l’impresa esercente il servizio di “Handling” aeroportuale come ausiliare del vettore aereo (con conseguente applicabilità alla stessa della disciplina sulla responsabilità prevista dalla Convenzione di Montreal).

I fatti.

Una società si impegna a spedire, per conto terzi, un pacco contenente preziosi tramite un vettore aereo. Quest’ultimo affida il collo ad un handler, con l’obbligo di custodirlo per una notte e riconsegnarglielo il giorno successivo al fine di spedirlo a destinazione, ove poi effettivamente giunge, con un contenuto, però, nettamente diverso da quello originale.

Lo spedizioniere, assumendo di avere risarcito il mittente e di avere ottenuto da questi la cessione dei diritti scaturiti dalla perdita della merce nei confronti del vettore, chiama in causa quest’ultimo chiedendone la condanna al ristoro del danno patito a causa della perdita dei preziosi inizialmente contenuti nel pacco inviato. Il vettore si costituisce, chiamando, a sua volta, in causa le società di handling che, una volta costituite, negano ogni tipo di responsabilità.

In primo grado il Tribunale rigetta la domanda proposta dallo spedizioniere cessionario nei confronti del vettore (posto che al momento della perdita della merce, questa non gli era stata neanche consegnata), mentre accoglie quella proposta contro l’handler, il quale deve essere considerato responsabile in quanto obbligato per contratto alla custodia e alla consegna dei gioielli preziosi (non avendo, peraltro, fornito neanche la prova liberatoria ai sensi dell’art. 1218 c.c.).

La Corte territoriale conferma quanto stabilito dal giudice di prime cure con riferimento al profilo relativo all’eventuale responsabilità del vettore aereo e osserva che il contratto di trasporto aereo di cose può dirsi iniziato solo quando l’handler consegna le merci al vettore, e che, nel caso di specie, la società di handling era da considerarsi quale depositaria dei preziosi, avendo la stessa stipulato con lo spedizioniere un contratto di deposito a favore del terzo e che, infine, questa stessa doveva ritenersi responsabile non solo perché non aveva fornito la prova liberatoria di cui all’art. 1218 c.c., ma anche perché, non potendo essere qualificata quale ausiliario del vettore aereo, non poteva beneficiare della limitazione della responsabilità ex art. 30 della Convenzione di Montreal del 28.5.1999 (ratificata e resa esecutiva con legge n. 12/2004).

La sentenza di appello viene impugnata in via principale dalla società di handling condannata dai giudici di merito che ritiene, a differenza di quanto sostenuto dal giudice di secondo grado, di dovere essere considerata quale ausiliario del vettore aereo, perché quest’ultimo per liberarsi dalla propria obbligazione verso il destinatario (art. 1693 c.c.) deve consegnare la merce al destinatario stesso, non all’handler.

Dunque l’affidamento della merce a quest’ultimo da parte del mittente equivarrebbe all’affidamento al vettore, per conto e nell’interesse del quale il primo la riceve. Di conseguenza, poi, in quanto ausiliario dovrebbe avvantaggiarsi della discipliana di cui all’art. 30 di Montreal.

Sul punto si registra un orientamento tradizionale (Cassazione n. 9357/90, n. 8531/1992, n. 9810/1997, n. 18074/2003, n. 14593/2007) secondo il quale l’handling è un contratto diverso dal trasporto, regolato dalle norme dettate per le singole operazioni di volta in volta concordate, inoltre “la fase di handling delle merci non rientra nelle operazioni di trasporto propriamente detto, e l’affidamento delle merci all’handler non equivale ad affidamento al vettore”; in ogni caso l’handler non è né può essere considerato un ausiliario di quest’ultimo, non solo perché ha un’organizzazione autonoma rispetto a questo, ma anche perché – operando in regime di monopolio – non può neanche essere liberamente scelto dal vettore. Quindi, in definitiva, l’affidamento del prodotto all’handler dà vita ad un contratto a favore del terzo, in cui promittente è l’handler stesso, stipulante è chi affida la merce (e può essere sia il mittente che il vettore) e beneficiario è il destinatario.

Da queste premesse discende che all’handler, in quanto soggetto non ausiliario del vettore, non può applicarsi la limitazione di responsabilità prevista dalla Convenzione di Montreal; che il vettore comunque non risponde della perdita della merce avvenuta mentre questa era affidata alla società di handling; e che, infine, il proprietario dei prodotti smarriti potrà agire nei confronti dell’handler.

A parere della Sezione rimettente, però, l’orientamento sopra schematizzato non può essere condiviso e ciò sotto diversi profili:

  • La ricostruzione dell’handling come contratto di deposito a favore di terzo appare “artificiosa”, in quanto, di fatto, l’handler non ha alcuno scambio col mittente, intrattenendo rapporti solo col vettore; allo stesso modo, il mittente, che intende spedire delle merci, si rivolge al vettore e non all’handler.
  • La medesima ricostruzione risulta essere altresì contraddittoria, atteso che, una volta negata la qualifica di ausiliario in capo all’handler, individua l’inizio del contratto nel momento in cui l’handler affida le merci al vettore (piuttosto che quando il mittente le consegna a quest’ultimo), e la relativa scadenza in quello in cui il vettore riconsegna i prodotti all’handler (piuttosto che quando quest’ultimo le consegna al destinatario); però, posto che per effetto del contratto di trasporto il vettore è obbligato a consegnare la cosa al destinatario, “non è sostenibile che la persona cui il vettore si affida per curare tale consegna non sia un suo ausiliario” (v. art. 1687, co. 1 c.c.).
  • Tale orientamento mostra di non essersi conformato alle modifiche normative intervenute in materia, soprattutto a seguito della Direttiva del Consiglio n. 67/1996, attuata con d.lgs. 18/1999, a seguito della quale l’handler non è più considerato monopolista, imposto al vettore aereo in ogni scalo aeroportuale, il che, di conseguenza, fa cadere uno degli argomenti principali addotti a sostegno dell’orientamento tradizionale. Ma, osserva la Corte, neanche l’altra argomentazione deve essere considerata priva di pregio, posto che il fatto di avere un’autonoma organizzazione o meno non rileva affatto ai fini dell’art. 1228 c.c., come più volte affermato dal giudice di legittimità.
  • L’orientamento de quo sarebbe peraltro insostenibile a causa delle conseguenze cui condurrebbe; prima fra tutte il fatto che, per effetto della qualificazione del rapporto tra handler, destinatario e vettore quale contratto (di deposito) a favore di terzo, il primo potrebbe opporre al secondo tutte le eccezioni fondate sul contratto stipulato con il vettore (quale, per esempio, quella relativa al mancato pagamento del corrispettivo da parte di quest’ultimo, con la conseguente rifiuto dell’handler di consegnare la merce al destinatario).
  • Infine, nell’ordinanza di rimessione si dà atto di come tale opinione sia rimasta del tutto isolata, anche a livello internazionale, il che richiede senz’altro una rimeditazione ed eventualmente un revirement