Le Sezioni Unite su «legittimazione ad agire» e «titolarità della posizione soggettiva»

Le Sezioni Unite con sentenza 16 febbraio 2016 n. 2951, Rel. Curzio, a soluzione del contrasto rimesso al vaglio del Primo presidente con ordinanza 13 febbraio 2015 n. 2977, in Dir. civ. cont. 25 maggio 2015, hanno affermato il principio secondo il quale la titolarità della posizione soggettiva, attiva o passiva, vantata in giudizio è un elemento costitutivo della domanda ed attiene al merito della decisione, sicché, come ritenuto sin qui dalla giurisprudenza minoritaria, la relativa allegazione e prova incombe sull’attore, salvo il riconoscimento, o lo svolgimento di difese incompatibili con la negazione, da parte del convenuto, le cui contrarie deduzioni od argomentazioni hanno natura di mere difese, proponibili in ogni fase del giudizio, senza che l’eventuale contumacia valga a rendere non contestati i fatti allegati dalla controparte o alteri la ripartizione degli oneri probatori, ferme solo, in caso di tardiva costituzione, le eventuali preclusioni maturate per l’allegazione e la prova di fatti impeditivi, modificativi od estintivi della titolarità del diritto non rilevabili dagli atti, potendo il giudice rilevare dagli atti la carenza di titolarità anche d’ufficio.

In sostanza, mentre la legittimazione ad agire attiene al diritto di azione, che spetta a chiunque faccia valere in giudizio un diritto assumendo di esserne titolare e la sua carenza può essere eccepita in ogni stato e grado del giudizio e può essere rilevata d’ufficio dal giudice, altra cosa è la titolarità della posizione soggettiva vantata in giudizio, la cui relativa questione attiene al merito della causa.

E così, mentre la titolarità della posizione soggettiva è un «fatto», elemento costitutivo del diritto fatto valere con la domanda – come l’inadempimento, il danno, il nesso di causalità – che l’attore ha l’onere di allegare e provare e può essere provata in positivo dall’attore, ma può dirsi provata anche in forza del comportamento processuale del convenuto, qualora quest’ultimo riconosca espressamente detta titolarità oppure svolga difese che siano incompatibili con la negazione della titolarità; la difesa con la quale il convenuto si limiti a dedurre, ed eventualmente argomentare (senza contrapporre e chiedere di provare fatti impeditivi, estintivi o modificativi), che l’attore non è titolare del diritto azionato, è una mera difesa, non è un’eccezione, né quindi un’eccezione in senso stretto e può essere proposta in ogni fase del giudizio; a sua volta il giudice può rilevare dagli atti la carenza di titolarità del diritto anche d’ufficio; in particolare, la contumacia del convenuto non vale a rendere non contestati i fatti allegati dall’altra parte, né altera la ripartizione degli oneri probatori e non vale in particolare ad escludere che l’attore debba fornire la prova di tutti i fatti costituitivi del diritto dedotto in giudizio. Però il convenuto, costituendosi tardivamente, accetta il giudizio nello stato in cui si trova, con le preclusioni maturate. Gli sarà preclusa la possibilità di basare la negazione della titolarità del diritto sull’allegazione e prova di fatti impeditivi, modificativi o estintivi non rilevabili dagli atti.

Nel caso di specie, il proprietario e l’usufruttuario di un fabbricato crollato a seguito dello smottamento e della frana di una collinetta agiscono contro ANAS, prospettando che lo smottamento e la frana sono dovuti a lavori di escavazione eseguiti da ANAS. In primo grado ANAS non si difende, ne viene dichiarata la contumacia e la domanda risarcitoria viene accolta. La Corte di appello di Firenze accoglie invece l’appello di ANAS, sul presupposto che gli attori, al momento del fatto dannoso, non fossero ancora titolari di un diritto reale sull’immobile crollato, diritto che avrebbero acquistato solo con atto pubblico successivo (la giurisprudenza prevalente, condivisa ora anche dalle sezioni unite, ritiene infatti che il diritto risarcitorio spetta a chi al momento del fatto è titolare del diritto leso e non all’avente causa).

Trattandosi di questione attinente non già alla legittimazione attiva degli attori, ma invece alla titolarità del rapporto (diritto reale sul bene danneggiato), l’eccezione di ANAS non viene considerata tardiva, dovendo comunque la titolarità del rapporto essere provata dall’attore in quanto elemento costitutivo della domanda. Scrivono le sezioni Unite, accogliendo così un passaggio concettuale sin qui accolto, nel contrasto rilevato dall’ordinanza di rimessione, dalla giurisprudenza minoritaria: «Il diritto reale sul bene non è il diritto oggetto della domanda e quindi della tutela giudiziaria ma è un elemento costitutivo di quel diritto» (la decisione della Corte di appello di Firenze viene comunque censurata e cassata con rinvio nel punto in cui asserisce che il diritto reale sarebbe stato acquistato dagli attori soltanto con atto pubblico successivo al crollo e non invece con la scrittura privata che reca una data anteriore al fatto dannoso).

Cfr. F. RUSSO, Il regime processuale delle eccezioni di difetto di legittimazione attiva e passiva e di difetto di titolarità del rapporto. A proposito dell’ordinanza di rimessione alle sezioni unite 13 febbraio 2015 n. 2977 in Dir. civ. cont. 25 maggio 2015