Il Codice sulla privacy vieta le telefonate a scopo commerciale senza il consenso del destinatario se il numero non è presente in un pubblico elenco e la telefonata non è effettuata da un operatore

Cass. 4 febbraio 2016 n. 2196 ritiene illegittimo il sistema adottato da molte società e che provoca le c.d. “telefonate mute”. Viene affermato che il Codice sulla privacy vieta le telefonate a scopo commerciale a meno che non sussistano tre condizioni cumulative: 1) il numero sia presente in un pubblico elenco; 2) la telefonata avvenga attraverso un operatore; 3) non sia stato esercitato il diritto di opposizione.

Nell’ottica di una massimizzazione del telemarketing le telefonate vengono sovente effettuate non da un operatore, ma da un sistema automatico programmato per un numero di chiamate in eccesso rispetto a quello gestibile dagli operatori, sul presupposto che alcune delle chiamate non otterranno risposta. Quando però le risposte dei destinatari sono superiori a quelle previste, alcuni degli utenti chiamati ricevono una chiamata “muta”, poiché gli operatori sono tutti impegnati.

Questo trattamento viene ora ritenuto dalla Cassazione contrario al canone della correttezza. Il Codice della privacy (artt. 129 e 130) consente infatti il trattamento dei dati personali (nominativi e numero utenze) con sistema automatico soltanto con il consenso dell’interessato. E’ dunque infondato il rilievo del ricorrente in base al quale il consenso non è richiesto per chi sia abbonato ai servizi di telefonia e non abbia esercitato il diritto di opposizione (c.d. opt out): tale opzione è stata infatti ipotizzata solo con riferimento alle chiamate con operatore.

In sostanza, la disciplina interna (art. 130 co. 3-bis Codice privacy), letta alla luce della normativa comunitaria, consente di ritenere che la norma che sancisce la legittimità del trattamento quando non sia stato esercitato il diritto di opposizione non trova applicazione: 1) nel caso in cui l’autore del trattamento abbia inviato telefonate senza operatore (come nel caso delle telefonate “mute”); 2) nell’ipotesi in cui l’utenza chiamata non risulti inserita in uno degli elenchi cartacei o elettronici a disposizione del pubblico di cui all’art. 129 co. 1 del Codice sulla privacy (come nel caso della telefonia mobile).