Clausole abusive: un procedimento di ingiunzione che non preveda un sindacato del giudice sull’abusività di una clausola, anche se ha efficacia di cosa giudicata, si pone in contrasto con il principio di effettività

La Corte di Giustizia UE, Prima Sezione, sentenza 18 febbraio, causa C-49/14  Finanmadrid si è pronunciata in merito alla domanda di rinvio pregiudiziale proposta dal Tribunale di primo grado di Cartagena, Spagna, stabilendo che:

la direttiva 93/13/CEE sulle clausole abusive dev’essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella spagnola, che non consente al giudice investito dell’esecuzione di un’ingiunzione di pagamento, avente ormai efficacia di cosa giudicata, di valutare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, ove l’autorità (non giurisdizionale) investita della domanda d’ingiunzione di pagamento non abbia competenza per procedere a una simile valutazione.

La questione proposta e la vicenda sottesa è assai simile a quella già decisa nella nota sentenza Banco Español de Crédito ancorchè, così come prevede la recente novella al codice di procedura civile spagnolo, ora il provvedimento venga emesso non da un giudice ma dal «Secretario judicial» (cancelliere), il quale è tenuto ad adire il giudice unicamente qualora dai documenti allegati alla domanda si evinca che l’importo richiesto non è corretto.

In Banco Español de Crédito il Tribunale di prima istanza aveva ritenuto di poter rilevare d’ufficio la nullità della clausola abusiva ancorchè non vi fosse stata opposizione e dunque non vi fosse un giudizio di cognizione. Il giudice di appello aveva rimesso in via pregiudiziale proprio tale questione alla Corte di Giustizia.

Nel nuovo procedimento d’ingiunzione di pagamento spagnolo, sotteso alla sentenza Finanmadrid, l’autorità è in sostanza il cancelliere, poichè si prevede che, salvo che non ricorrano determinate circostanze, non c’è intervento del giudice e il procedimento è chiuso senza possibilità che venga eseguito un controllo dell’esistenza di clausole abusive in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore. Sicché, il giudice interviene solo in fase di esecuzione dell’ingiunzione di pagamento, quando ormai non potrebbe più valutare d’ufficio l’esistenza di tali clausole poichè il provvedimento ha ormai efficacia di cosa giuicata: il consumatore, di fronte a un titolo esecutivo, potrebbe trovarsi nella situazione di non poter beneficiare, in nessuna fase del procedimento, della garanzia che venga compiuta la valutazione sulla sussistenza dell’abusività della clausola. Solo per completezza può ricordarsi che anche la nostra giurisprudenza di legitimità riconosce che il decreto ingiuntivo non opposto acquista autorità ed efficacia di cosa giudicata sostanziale in relazione al diritto in esso consacrato.

La vicenda sottesa alla decisione.

Nel 2006 il sig. J.V. Albán Zambrano ha stipulato un contratto di prestito per un importo di EUR 30.000 con la Finanmadrid per il finanziamento dell’acquisto di un veicolo. Di fronte al mancato pagamento delle rate da parte del sig. J.V. Albán Zambrano, la Finanmadrid ha proceduto alla risoluzione anticipata del contratto di cui al procedimento principale. La Finanmadrid ha conseguentemente chiesto al «Secretario judicial» del Tribunale di primo grado di Cartagena (Spagna) di avviare un procedimento d’ingiunzione di pagamento contro i convenuti nel procedimento principale.

Il Tribunale di primo grado di Cartagena ha dichiarato ricevibile la suddetta domanda e ha ingiunto ai convenuti nel procedimento principale di versare la somma di EUR 13 447,01, maggiorata degli interessi maturati, o di proporre opposizione all’esigibilità del debito e di comparire dinanzi al Tribunale per esporre le ragioni per le quali essi ritenevano di non essere debitori, in tutto o in parte, dell’importo richiesto. Poiché i convenuti nel procedimento principale non hanno ottemperato all’ingiunzione di pagamento né sono comparsi dinanzi al tribunale, entro il termine impartito, il «Secretario judicial» ha posto fine al procedimento d’ingiunzione di pagamento. La decisione del «Secretario judicial» costituisce un titolo procedurale esecutivo dotato dell’autorità di cosa giudicata. La Finanmadrid ha così chiesto al Tribunale di primo grado di Cartagena l’ordine di esecuzione di detta decisione.

Il giudice del rinvio rileva che il diritto processuale spagnolo prevede l’intervento del giudice nell’ambito del procedimento d’ingiunzione di pagamento solo ove dai documenti allegati alla domanda si evinca che l’importo richiesto non è corretto, nel qual caso il «Secretario judicial» deve darne comunicazione al giudice, oppure qualora il debitore proponga opposizione all’ingiunzione di pagamento. Il giudice del rinvio aggiunge che, poiché la decisione del «Secretario judicial» costituisce un titolo procedurale esecutivo dotato dell’autorità di cosa giudicata, il giudice non può esaminare d’ufficio, nell’ambito del procedimento di esecuzione, l’eventuale esistenza di clausole abusive nel contratto che ha dato luogo al procedimento d’ingiunzione di pagamento.

Sulla base di ciò, nutrendo dubbi sulla compatibilità del diritto spagnolo pertinente con il diritto dell’Unione, detto giudice ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

1) Se la direttiva 93/13/CEE debba essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, come la vigente disciplina del procedimento d’ingiunzione di pagamento spagnolo – articoli 815 e 816 della LEC –, la quale rende difficile o impedisce il controllo giurisdizionale d’ufficio dei contratti in cui possono sussistere clausole abusive, in quanto non prevede imperativamente il controllo delle clausole abusive né l’intervento di un giudice, salvo i casi in cui il «Secretario judicial» lo ritenga opportuno o i debitori propongano opposizione.

2) Se la direttiva 93/13/CEE debba essere interpretata nel senso che osta ad una normativa nazionale, come quella esistente nell’ordinamento spagnolo, la quale non consente di riesaminare d’ufficio in limine litis, nel successivo procedimento di esecuzione, il titolo esecutivo giudiziario – decreto emesso dal «Secretario judicial» che pone fine al procedimento d’ingiunzione di pagamento –, sotto il profilo dell’esistenza di clausole abusive nel contratto che costituisce il fondamento del decreto di cui si chiede l’esecuzione, in quanto il diritto nazionale considera formatasi la cosa giudicata (articoli 551 e 552 e, in combinato disposto, 816, paragrafo 2, della LEC).

3) Se la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea debba essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, come la disciplina del procedimento d’ingiunzione di pagamento e del procedimento di esecuzione di titoli giudiziari, la quale non prevede il controllo giudiziario in tutti i casi durante la fase dichiarativa, né consente nella fase dell’esecuzione che il giudice investito di quest’ultima riesamini quanto già deciso dal «Secretario judicial».

4)  Se la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea debba essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale la quale non consente di riverificare d’ufficio il rispetto del diritto al contraddittorio a motivo dell’esistenza della cosa giudicata.

Se è vero che il sistema processuale spagnolo consente al debitore, nel caso in cui quest’ultimo proponga opposizione a un procedimento d’ingiunzione di pagamento, di contestare l’eventuale carattere abusivo di una clausola del contratto in questione, questo stesso sistema esclude tuttavia la possibilità di eseguire d’ufficio un controllo di tale carattere abusivo sia nella fase del procedimento d’ingiunzione, allorché a quest’ultimo sia posta fine mediante decreto del «Secretario judicial», sia nella fase dell’esecuzione dell’ingiunzione di pagamento, allorché il giudice è investito di un’opposizione a tale esecuzione.

Il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se la direttiva 93/13 osti a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che non consente al giudice investito dell’esecuzione di un’ingiunzione di pagamento di valutare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, ove l’autorità investita della domanda d’ingiunzione di pagamento non sia competente a procedere a una simile valutazione.

La Corte si è già pronunciata, nella sentenza Banco Español de Crédito, sulla natura delle responsabilità che incombono al giudice nazionale, in forza delle disposizioni della direttiva 93/13, nell’ambito di un procedimento d’ingiunzione di pagamento, laddove il consumatore non abbia proposto opposizione contro l’ingiunzione emessa nei suoi confronti.

Nella suddetta sentenza la Corte ha statuito, in particolare, che la direttiva 93/13 dev’essere interpretata nel senso che osta ad una normativa di uno Stato membro che non consente al giudice investito di una domanda d’ingiunzione di pagamento di esaminare d’ufficio, in limine litis, né in qualsiasi altra fase del procedimento, anche qualora disponga degli elementi di diritto e di fatto necessari a tal fine, la natura abusiva di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, in assenza di opposizione proposta da quest’ultimo (Banco Español de Crédito).

Occorre rilevare che la legislazione nazionale, nella versione applicabile alla controversia nell’ambito della quale è stata presentata la domanda di pronuncia pregiudiziale che ha dato luogo alla sentenza Banco Español de Crédito, conferiva al giudice, e non al «Secretario judicial», una figura analoga al cancelliere, la competenza ad adottare una decisione d’ingiunzione di pagamento.

Orbene, a partire dalla riforma introdotta con la legge 13/2009, entrata in vigore il 4 maggio 2010, spetta ormai al «Secretario judicial», nei casi di inottemperanza all’ingiunzione di pagamento da parte del debitore o di mancata comparizione di quest’ultimo dinanzi al tribunale, emettere un decreto, dotato dell’autorità di cosa giudicata, che ponga fine al procedimento d’ingiunzione.

Si deve osservare che, in mancanza di armonizzazione dei meccanismi nazionali di esecuzione forzata, le modalità della loro attuazione rientrano nella competenza dell’ordinamento giuridico interno degli Stati membri in forza del principio di autonomia processuale di questi ultimi. Nondimeno, la Corte ha sottolineato che tali modalità devono soddisfare la doppia condizione di non essere meno favorevoli di quelle che disciplinano situazioni analoghe soggette al diritto nazionale (principio di equivalenza) e di non rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti attribuiti ai consumatori dal diritto dell’Unione (principio di effettività).

Nella fattispecie, occorre osservare che lo svolgimento e le peculiarità del procedimento d’ingiunzione di pagamento spagnolo sono tali che, in assenza di circostanze che comportino l’intervento del giudice, ricordate al punto 24 della presente sentenza, tale procedimento è chiuso senza possibilità che venga eseguito un controllo dell’esistenza di clausole abusive in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore. Se, pertanto, il giudice investito dell’esecuzione dell’ingiunzione di pagamento non è competente a valutare d’ufficio l’esistenza di tali clausole, il consumatore, di fronte a un titolo esecutivo, potrebbe trovarsi nella situazione di non poter beneficiare, in nessuna fase del procedimento, della garanzia che venga compiuta una tale valutazione.

Alla luce di quanto considerato, occorre constatare che un simile regime processuale è tale da compromettere l’effettività della tutela voluta dalla direttiva 93/13. Tale tutela effettiva dei diritti derivanti da tale direttiva, infatti, può essere garantita solo a condizione che il sistema processuale nazionale consenta, nell’ambito del procedimento d’ingiunzione di pagamento o di quello di esecuzione dell’ingiunzione di pagamento, un controllo d’ufficio della potenziale natura abusiva delle clausole inserite nel contratto di cui trattasi.

Tale considerazione non può essere messa in discussione laddove il diritto processuale nazionale, come quello di cui al procedimento principale, conferisca alla decisione adottata dal «Secretario judicial» autorità di cosa giudicata e le riconosca effetti analoghi a quelli di una decisione giurisdizionale.

Sebbene le modalità di attuazione del principio dell’autorità di cosa giudicata rientrino nella competenza dell’ordinamento giuridico interno degli Stati membri in virtù del principio dell’autonomia procedurale di questi ultimi, dette modalità devono tuttavia rispettare i principi di equivalenza e di effettività.

Il controllo da parte del «Secretario judicial» di una domanda d’ingiunzione di pagamento si limita alla verifica del rispetto delle formalità prescritte per una domanda siffatta, segnatamente dell’esattezza, alla luce dei documenti allegati a detta domanda, dell’importo del credito richiesto. Ai sensi del diritto processuale spagnolo, infatti, non rientra nella competenza del «Secretario judicial» la valutazione dell’eventuale carattere abusivo di una clausola contenuta in un contratto da cui ha origine il credito.

Peraltro, occorre ricordare che il decreto del «Secretario judicial» che pone fine al procedimento d’ingiunzione di pagamento assume autorità di cosa giudicata, il che rende impossibile il controllo delle clausole abusive nella fase dell’esecuzione di un’ingiunzione, per il solo motivo che i consumatori non hanno proposto opposizione all’ingiunzione entro il termine previsto a tal fine e per il fatto che il «Secretario judicial» non ha adito il giudice.

Come chiarito in Banco Español de Crédito sussiste un rischio non trascurabile che i consumatori interessati non propongano l’opposizione richiesta a causa del termine particolarmente breve previsto a tal fine, ovvero poiché possono essere dissuasi dal difendersi tenuto conto delle spese che un’azione giudiziaria implicherebbe rispetto all’importo del debito contestato, oppure poiché ignorano o non intendono la portata dei loro diritti, o ancora in ragione del contenuto succinto della domanda d’ingiunzione introdotta dai professionisti e, pertanto, dell’incompletezza delle informazioni delle quali dispongono.

Tra l’altro, il «Secretario judicial» è tenuto ad adire il giudice unicamente qualora dai documenti allegati alla domanda si evinca che l’importo richiesto non è corretto.

Secondo la Corte di Giustizia, la direttiva 93/13 dev’essere dunque interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che non consente al giudice investito dell’esecuzione di un’ingiunzione di pagamento di valutare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, ove l’autorità non giurisdizionale investita della domanda d’ingiunzione di pagamento non possa procedere a una simile valutazione.