Responsabilità medica e “consulenza tecnica preventiva”: un’interessante ordinanza del Tribunale di Roma

L’ordinanza che si segnala (Tribunale di Roma 26 marzo 2015) asserisce l’inidoneità della consulenza tecnica preventiva quando si tratti di accertare la responsabilità contrattuale di un medico. Essa esibisce un contenuto assai rilevante e comunque interessante anche dal punto di vista del diritto sostanziale.

Il Tribunale ritiene inammissibile il ricorso ex art. 696-bis c.p.c. perché “seppur confezionato come una consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite (…) il contenuto dell’atto altro non è che una domanda di accertamento di responsabilità contrattuale in materia medico-sanitaria”. Dunque, pur non essendo necessario, per l’ammissibilità del mezzo, la certezza e la non contestazione dell’an, di certo non può ammettersene l’utilizzo nei casi in cui sussista un radicale contrasto sull’esistenza stessa del credito, ovvero quando l’accertamento richieda non solo indagini in fatto ma anche “in diritto”, involgendo questioni la cui soluzione non è possibile demandare al consulente tecnico.

Nel caso di specie, si contestava al medico radiologo di aver prescritto una terapia (radioterapia) inadeguata, addebito respinto dal medico convenuto, che riteneva di non aver mai prescritto una radioterapia al paziente poi deceduto.