La Corte di giustizia sull’esecuzione di un contratto nullo perchè in contrasto con il divieto di aiuti di Stato e la “disapplicazione” di una sentenza passata in giudicato che conferma la validità del contratto

La Corte di Giustizia UE con sentenza 11 novembre 2015 ha ritenuto che il diritto dell’Unione osta a che l’applicazione di una norma interna volta a sancire il principio dell’autorità di cosa giudicata impedisca al giudice nazionale, il quale abbia rilevato che i contratti oggetto della controversia sottopostagli costituiscono un aiuto di Stato, di trarre tutte le conseguenze di questa violazione a causa di una sentenza definitiva, con cui, senza esaminare se tali contratti istituiscano un aiuto di Stato, è stata dichiarata la loro “validità”.

La domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la Klausner Holz Niedersachsen GmbH («Klausner Holz») e il Land Nordrhein-Westfalen (Land del Nordreno-Vestfalia), in merito alla mancata esecuzione, da parte del Land, dei contratti di fornitura di legname conclusi con la Klausner Holz.

Il 20 febbraio 2007 il gruppo Klausner, di cui fa parte la Klausner Holz, e l’amministrazione forestale del Land hanno stipulato un contratto di fornitura di legname. In virtù di detto contratto, il Land si impegnava a vendere alla Klausner Holz quantitativi fissi di legname, dal 2007 al 2014, a prezzi prestabiliti in base alla dimensione e alla qualità del legno. Il Land si impegnava, inoltre, a non effettuare ulteriori vendite a prezzi inferiori a quelli fissati nel contratto.

Negli anni 2007 e 2008 il Land ha garantito forniture di legname alla Klausner Holz, ma le previste quantità di acquisto di alberi abbattuti dalle intemperie non sono state raggiunte. Nel corso del 2008, la Klausner Holz ha incontrato difficoltà finanziarie da cui sono talvolta conseguiti ritardi nei pagamenti. Nell’agosto 2009 il Land ha risolto il «contratto quadro di vendita» che aveva integrato il contratto del 20 febbraio 2007 e, a partire dal secondo semestre dello stesso anno, ha smesso di fornire legname alla Klausner Holz alle condizioni stipulate nei contratti di cui trattasi.

Con sentenza dichiarativa del 17 febbraio 2012, il Landgericht Münster (Tribunale regionale di Münster) ha affermato che i contratti di cui trattasi rimanevano in vigore. Questa sentenza è stata confermata in sede d’appello dall’Oberlandesgericht Hamm (Tribunale regionale superiore di Hamm) con una sentenza del 3 dicembre 2012, ormai passata in giudicato.

La Klausner Holz ha quindi presentato davanti al giudice del rinvio un ricorso contro il Land, volto, in primo luogo, al risarcimento dei danni derivanti dalla mancata fornitura di legname nel corso del 2009, per un importo di circa EUR 54 milioni, in secondo luogo, alla fornitura di circa 1,5 milioni di steri di legno di abete in esecuzione dei contratti di cui trattasi per il periodo compreso tra l’anno 2010 e il mese di febbraio 2013 nonché, in terzo luogo, all’ottenimento di informazioni relative, in particolare, alle condizioni finanziarie alle quali i cinque più grossi acquirenti di legname resinoso hanno acquistato dal Land tagli di legno di abete nel periodo compreso tra il 2010 e il 2013.

Il Land, dal canto suo, sostiene davanti al giudice del rinvio – cosa che si era astenuto dal fare davanti all’Oberlandesgericht Hamm (Tribunale regionale superiore di Hamm) – che il diritto dell’Unione osta all’esecuzione dei contratti di cui trattasi, dato che questi ultimi costituiscono «aiuti di Stato», ai sensi degli artt. 107 e 108 TFUE.

Nel mese di luglio 2013, la Repubblica federale tedesca ha informato la Commissione europea dell’esistenza di un aiuto non notificato, ossia i contratti di cui trattasi. Inoltre, nel mese di ottobre 2013, la Commissione ha ricevuto denunce da parte di diversi concorrenti della Klausner Holz contenenti le stesse censure d’incompatibilità.

Secondo il giudice del rinvio, tale aiuto è stato attuato in violazione dell’articolo 108 TFUE. Secondo la giurisprudenza del Bundesgerichtshof (Corte federale di giustizia), un contratto di diritto privato che concede un aiuto di Stato in violazione dell’articolo 108 TFUE deve essere considerato nullo.

Tuttavia, il giudice del rinvio afferma di non poter trarre le conseguenze della violazione dell’articolo 108 TFUE a causa della sentenza dichiarativa dell’Oberlandesgericht Hamm (Tribunale regionale superiore di Hamm), del 3 dicembre 2012, passata in giudicato, con cui è stata dichiarata la “permanenza in vigore” dei contratti di cui trattasi.

Alla luce di queste considerazioni, il Landgericht Münster (Tribunale regionale di Münster) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:

«Se il diritto dell’Unione, in particolare gli articoli 107 TFUE e 108 TFUE nonché il principio di effettività, nell’ambito di una controversia civile vertente sull’esecuzione di un contratto di diritto civile che dispone la concessione di un aiuto di Stato, esiga la disapplicazione di una sentenza di accertamento civile passata in giudicato ed emessa nella medesima causa che conferma la permanenza in vigore del contratto di diritto civile senza procedere ad alcun esame della normativa in materia di aiuti, qualora l’esecuzione del contratto non possa essere altrimenti impedita ai sensi del diritto nazionale».

Con la sua questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se il diritto dell’Unione osti a che l’applicazione di una norma di diritto nazionale volta a sancire il principio dell’autorità di cosa giudicata impedisca al giudice nazionale, il quale abbia rilevato che i contratti oggetto della controversia sottopostagli costituiscono un aiuto di Stato, di trarre tutte le conseguenze di questa violazione a causa di una decisione giurisdizionale nazionale, divenuta definitiva, con cui, senza esaminare se tali contratti istituiscano un aiuto di Stato, è stata dichiarata la loro permanenza in vigore.

Nel caso di specie, dice la Corte di Giustizia, spetta al giudice del rinvio valutare la possibilità di disporre una misura quale la sospensione temporanea dei contratti di cui trattasi fino all’adozione della decisione della Commissione che chiude il procedimento, il che potrebbe consentire a tale giudice di rispettare i propri obblighi ai sensi dell’articolo 108 TFUE senza tuttavia pronunciarsi sulla validità dei contratti di cui trattasi.

Inoltre, continua la Corte, sebbene il giudice del rinvio abbia considerato che le eccezioni al principio dell’autorità di cosa giudicata ricavabili dal diritto processuale civile tedesco non fossero applicabili nel caso di specie, si deve rilevare che, ai sensi dell’articolo 322, paragrafo 1, della ZPO, una sentenza è rivestita dell’autorità di cosa giudicata sostanziale soltanto nel caso in cui vi sia stata una pronuncia sulla pretesa azionata nella domanda giudiziale o in una domanda riconvenzionale. Spetta quindi al giudice del rinvio verificare se un tale limite, espressamente indicato all’articolo 322 della ZPO, non lo autorizzi a interpretare questa disposizione nel senso che, laddove sia invocata una violazione dell’articolo 108 TFUE, l’autorità di giudicato si estende soltanto alle pretese giuridiche sulle quali il giudice ha statuito e non osta pertanto a una pronuncia giudiziale, nell’ambito di un’ulteriore controversia, sulle questioni di diritto su cui tale decisione definitiva non si è pronunciata.

Ad ogni modo, il diritto dell’Unione non impone sempre al giudice nazionale di disapplicare le norme processuali interne che attribuiscono autorità di cosa giudicata a una decisione, anche quando ciò permetterebbe di porre rimedio a una violazione del diritto dell’Unione da parte di tale decisione (sentenze Kapferer, C‑234/04; Fallimento Olimpiclub, C‑2/08; Commissione/Repubblica slovacca, C‑507/08; Impresa Pizzarotti, C‑213/13, e Târșia, C‑69/14). In assenza di una normativa dell’Unione in materia, le modalità di attuazione del principio dell’autorità di cosa giudicata rientrano nell’ordinamento giuridico interno degli Stati membri in virtù del principio dell’autonomia procedurale di questi ultimi. Tuttavia, esse non devono essere strutturate in modo da rendere in pratica impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico dell’Unione (principio di effettività) (v., in tal senso, sentenze Fallimento Olimpiclub, C‑2/08, nonché Impresa Pizzarotti, C‑213/13).

In merito al principio di effettività, la Corte ha già affermato che ciascun caso in cui si pone la questione se una norma processuale nazionale renda impossibile o eccessivamente difficile l’applicazione del diritto dell’Unione deve essere esaminato tenendo conto del ruolo di detta norma nell’insieme del procedimento, dello svolgimento e delle peculiarità dello stesso, dinanzi ai vari organi giurisdizionali nazionali. A tale proposito, si deve rilevare che nel nostro caso una determinata interpretazione del diritto nazionale potrebbe comportare la conseguenza di attribuire a una decisione di un giudice nazionale, nel caso di specie l’Oberlandesgericht Hamm (Tribunale regionale superiore di Hamm), effetti che osterebbero all’applicazione del diritto dell’Unione, in quanto essa renderebbe impossibile l’obbligo gravante sui giudici nazionali di garantire il rispetto dell’articolo 108 TFUE.

Infatti, ne deriverebbe che sia le autorità statali sia i beneficiari di un aiuto di Stato potrebbero aggirare il divieto di cui all’articolo 108 TFUE, ottenendo, senza invocare il diritto dell’Unione in materia di aiuti di Stato, una sentenza dichiarativa il cui effetto consentirebbe loro, in definitiva, di continuare ad attuare l’aiuto in questione per diversi anni. Così, in un caso come quello oggetto del procedimento principale, la violazione del diritto dell’Unione si riprodurrebbe a ogni nuova fornitura di legname, senza che sia possibile porvi rimedio.

Ciò considerato, si deve concludere che una norma nazionale la quale impedisca al giudice nazionale di trarre tutte le conseguenze della violazione dell’articolo 108 TFUE, a causa di una decisione giurisdizionale nazionale, passata in giudicato, emessa con riferimento a una controversia che non ha lo stesso oggetto e che non ha riguardato il carattere di aiuto di Stato dei contratti di cui trattasi, deve essere considerata incompatibile con il principio di effettività. Infatti, un ostacolo di tale portata all’applicazione effettiva del diritto dell’Unione e, in particolare, delle norme in materia di controllo degli aiuti di Stato non può essere ragionevolmente giustificato dal principio della certezza del diritto (cfr. sentenze Fallimento Olimpiclub, C‑2/08, e Ferreira da Silva e Britto, C‑160/14).