Il Consiglio di Stato sull’acquisizione sanante “temporanea”

Il Consiglio di stato con sentenza 21 settembre 2015 n. 4403 ritiene la permanenza del potere dell’Amministrazione – tenuta a restituire un fondo al privato, a seguito di giudicato di annullamento del provvedimento illegittimo e nomina del commissario ad acta – di disporre l’acquisizione sanante dell’area strumentale alla restituzione previa bonifica della stessa.

In effetti, ritiene il Consiglio di Stato che “la riedizione del potere amministrativo, in seguito ad un giudicato di annullamento di un provvedimento illegittimo, possa essere considerata in violazione o elusione del giudicato quando da quest’ultimo derivi un obbligo assolutamente puntuale e vincolato, così che il suo contenuto sia integralmente desumibile nei suoi tratti essenziali dalla sentenza”.

Nel caso di specie, a ben vedere, la sentenza attribuiva all’Amministrazione un margine di discrezionalità tale da consentirle di individuare le modalità di esecuzione del dictum giudiziale maggiormente idonee: queste ultime avrebbero dovuto individuarsi dopo aver effettuato un contemperamento fra gli interessi pubblici e privati coinvolti nella fattispecie. In sostanza, se, per un verso, il T.A.R. aveva imposto al Comune la restituzione, per altro verso, non aveva impedito all’Amministrazione, al fine di ottemperare al decisum, di “utilizzare strumenti idonei a far fronte alla momentanea carenza di fondi”.

Sicchè, continua il Collegio, la “temporanea carenza di fondi” necessari per la bonifica può validamente costituire un elemento motivazionale a supporto della delibera di acquisizione sanante, in quanto, diversamente, l’Amministrazione dovrebbe far ricorso ad un gravoso indebitamento, fermo restando il permanere dell’obbligo di restituzione, una volta effettuata la bonifica del fondo.