Danno non patrimoniale contrattuale: il Tribunale di Matera oltre le Sezioni Unite

Il Tribunale di Matera con sentenza 23 settembre 2015 si spinge oltre l’affermazione in obiter dictum delle Sezioni Unite 11 novembre 2008 n. 26972, Rel Preden, le quali, pur valorizzando la “causa concreta” del contratto, ammettono poi la risarcibilità del danno non patrimoniale (anche) contrattuale soltanto ove l’inadempimento determini la lesione di un diritto inviolabile della persona del creditore.

Secondo il Tribunale, che opportunamente non applica l’art. 2059 c.c. (così invece Cass. 11 maggio 2012 n. 7256, Est Carluccio), ove il contratto per la sua funzione economico individuale sia diretto a perseguire un interesse non patrimoniale di una delle parti, il pregiudizio non patrimoniale è comunque risarcibile.

In tal modo, si supera la contraddizione insita nelle argomentazioni del noto precedente delle Sezioni Unite del 2008, che occupandosi in obiter del danno contrattuale non patrimoniale, dopo aver ritenuto rilevante l’interesse concreto perseguito delle parti, e dunque la c.d. “causa concreta”, avevano poi proseguito “circoscrivendo inspiegabilmente la tutela risarcitoria ai soli interessi non patrimoniali compresi nell’area del contratto la cui lesione incida su diritti inviolabili della persona”.

Sulla questione della risarcibilità del danno contrattuale non patrimoniale, talora superata dal dato positivo (es. art. 47 Codice turismo), cfr. almeno MAZZAMUTO, Il contratto di diritto europeo, Torino, 2012, 427, e l’ampia bibliografia ivi citata, il quale, ritenendo insoddisfacente l’itinerario argomentativo delle Sezioni Unite del 2008, afferma che: “Il danno non patrimoniale prodotto dall’inadempimento è risarcibile alla stregua delle norme sulla responsabilità contrattuale ogni qualvolta gli interessi non patrimoniali assumano rilievo all’interno del piano delle obbligazioni contrattuali (…) magari ricorrendo ala presupposizione o alla causa, intesa come funzione economico individuale” (p. 441).